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Successione conto corrente cointestato

31 Maggio 2020
Successione conto corrente cointestato

Conto bloccato alla morte del contitolare e divisione dei soldi depositati in banca.

Come avviene la successione del conto corrente cointestato? Facciamo l’esempio più frequente: un uomo, titolare di un conto corrente cointestato con la moglie, muore e lascia eredi, oltre al coniuge, i due figli. Cosa succede in questo caso al conto corrente bancario o postale?

Innanzitutto, chiariamo che la successione del conto corrente cointestato si presenta solo tra coloro che accettano l’eredità (anche se con beneficio di inventario). L’accettazione può essere espressa o tacita: in questo secondo caso, basta un atto qualsiasi di disposizione dei beni del defunto come, ad esempio, un prelievo dal bancomat. Non ha, invece, diritto alle somme depositate sul conto chi rinuncia all’eredità. 

Non appena venuta a conoscenza del decesso del proprio cliente, la banca blocca il conto corrente di quest’ultimo in attesa che gli eredi svolgano le pratiche di successione. La legge infatti vieta, a chiunque sia debitore di una persona defunta, di effettuare pagamenti e restituzioni agli eredi prima che questi presentino la dichiarazione di successione. 

Per sapere come sbloccare i soldi in banca e provvedere alla successione del conto corrente cointestato non resta che leggere i seguenti chiarimenti.  

Le pratiche di successione

Quando si parla di «pratiche di successione» ci si riferisce essenzialmente a due momenti: la dichiarazione di successione e l’accettazione dell’eredità. 

La dichiarazione di successione viene fatta direttamente dagli eredi, o da un tecnico da questi delegato, presso l’Agenzia delle Entrate. Va compiuta entro 1 anno dal decesso a pena di sanzioni. 

La pratica può essere svolta anche da un solo erede, avendo così effetto anche per tutti gli altri.

La dichiarazione di successione è un mero adempimento fiscale che non implica accettazione dell’eredità. Non è necessaria quando: 

  • gli unici eredi sono il coniuge (marito o moglie), i parenti in linea retta del defunto (genitori e nonni, figli e nipoti);
  • e purché l’attivo ereditario (ossia il valore lordo dei beni) non sia superiore a 100.000 euro e comunque sempre a condizione che nell’eredità non siano presenti immobili (case, appartamenti, terreni, ecc.) o diritti reali immobiliari (usufrutto, servitù, diritto di superficie, enfiteusi).

L’accettazione dell’eredità invece deve essere fatta dinanzi al notaio (cui si ricorre quando c’è un testamento) o dinanzi al cancelliere del tribunale. L’accettazione però non è necessariamente un atto formale, potendo anche essere desunta da un comportamento tacito incompatibile con la volontà di rinunciare all’eredità (si pensi a chi utilizzi i beni del defunto, li venda, li dia in affitto, ecc.).

Come sbloccare il conto corrente del defunto

Gli eredi devono subito informare la banca del decesso del correntista. In questo modo, la filiale blocca il conto consentendo solo un piccolo prelievo per le spese funerarie su richiesta di tutti gli eredi.

Per sbloccare il conto del defunto è necessario che un erede presenti la dichiarazione di successione presso lo sportello della banca medesima. 

Da questo momento in poi, la filiale consentirà a ciascun erede di prelevare la propria parte del conto in base alla quota di eredità a questi spettante. Il ritiro del denaro vale come accettazione tacita dell’eredità, sicché in tal caso non sarà più possibile rinunciarvi; con la conseguenza che si risponderà di tutti i debiti del defunto.

Attenzione però: il blocco del conto corrente vale solo per la parte dello stesso caduta in successione, ossia quella di proprietà del cointestatario defunto. Invece, la residua parte, quella cioè del cointestatario superstite resta disponibile al prelievo proprio perché di pertinenza di quest’ultimo. 

In presenza di un conto corrente cointestato a due fratelli in misura del 50% ciascuno, uno dei due decede. La banca blocca solo la metà del conto fino a quando non viene presentata la dichiarazione di successione, mentre il fratello superstite resta comunque libero di prelevare la propria metà. 

In assenza di patto contrario, le percentuali di cointestazione del conto corrente si presumono paritarie, ossia uguali. Quindi, in un conto con due cointestatari entrambi hanno diritto al 50% ciascuno; se i cointestatari sono tre, ciascuno vanta il 33,3%, e così via.

Leggi Conto corrente cointestato: che succede in caso di morte di un intestatario?

Come avviene la successione del conto corrente cointestato

Come anticipato, nel caso di conto corrente cointestato va in successione solo la parte di proprietà del defunto. L’altra, invece, viene interamente assegnata al cointestatario superstite che la può prelevare immediatamente. Se poi quest’ultimo è anche erede del defunto, avrà diritto a una quota della parte del conto caduta in successione.

Una donna è erede del marito insieme ai due figli. Il conto corrente cointestato ai due coniugi, con 5.000 euro depositati, va in successione solo per il 50%. Quindi, la moglie ha diritto a trattenere, solo per sé, 2.500 euro, ossia la metà del conto di sua proprietà. L’altra metà, ossia i 2.500 residui, vanno divisi tra gli eredi, tra cui la moglie, secondo le disposizioni del codice civile. Quindi, un terzo di 2.500 euro va al coniuge mentre i residui due terzi di 2.500 vanno divisi, in parti uguali, tra i figli.

È tuttavia possibile dimostrare, dinanzi a un giudice, che la cointestazione del conto corrente era solo una simulazione e che, in realtà, non vi era alcuna intenzione, da parte dell’effettivo titolare del conto, di eseguire una donazione nei confronti dell’altro. Ciò avviene, di solito, quando il conto è alimentato solo con i redditi di uno dei due cointestatari mentre l’altro esegue materialmente le operazioni.

Un’anziana signora, non più capace di muoversi da sola, decide di cointestare il proprio conto corrente alla nipote affinché paghi le bollette, faccia i prelievi di contanti, vi depositi la pensione e comunque provveda a tutte le esigenze dell’effettiva titolare del conto. Alla morte della donna, la nipote pretende la metà del conto, in quanto cointestataria. Gli altri eredi, invece, si oppongono poiché rilevano la strumentalità della cointestazione solo per fini logistici. Dinanzi al giudice, quindi, gli eredi possono vincere la causa dimostrando che il denaro depositato sul conto proveniva solo dai redditi della defunta signora, come ad esempio la pensione.

In questi casi, quindi, alla morte dell’effettivo titolare del conto, il “finto” cointestatario non può accampare pretese neanche sulla metà della giacenza; sicché tutto il denaro ancora depositato in banca finisce in successione: ossia deve essere diviso tra tutti gli eredi secondo le note regole del codice civile.


note

Autore immagine: it.depositphotos.com


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