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La firma deve essere leggibile?

31 Maggio 2020
La firma deve essere leggibile?

Come si firma un contratto, un atto notarile o un’istanza alla pubblica amministrazione? È possibile firmare con una sigla o uno scarabocchio incomprensibile?

Nessuna legge dice come debba essere una firma: non ci sono disposizioni che impongano di firmare per esteso o che consentano di apporre una semplice sigla. Da nessuna parte poi è specificato se sia necessario indicare prima il nome e poi il cognome (o viceversa) o se sia sufficiente anche uno scarabocchio. 

Quando si deve firmare un atto notarile viene chiesta una “firma leggibile”, ma quando si deve sottoscrivere un contratto è spesso usanza fare un segno grafico, un geroglifico che tuttavia caratterizza indistintamente il suo autore. 

Dietro la sigla c’è insomma un enorme mistero, anche perché, secondo numerosi grafologi e psicologi, l’uso della penna rivelerebbe il carattere di una persona: sarebbe cioè una porta aperta sulla sua personalità e – di conseguenza – anche sull’affidabilità di un partner commerciale, di un dipendente, del richiedente un prestito in banca e così via. 

Da un punto di vista legale, però, l’analisi si limita a un solo quesito: la firma deve essere leggibile? È quanto cercheremo di comprendere qui di seguito.

A che serve la firma?

Per comprendere se la firma deve essere leggibile o meno dobbiamo prima interrogarci sulla sua funzione. 

La firma serve a ricondurre una dichiarazione di volontà a un determinato soggetto. Essa quindi è un’impronta, un elemento di riconoscimento dell’autore di un documento scritto. 

La validità e la natura della firma dipendono quindi dal tipo di documento firmato. In tal senso, possiamo distinguere tra tre diversi tipi di atti:

  • i documenti privati, ossia i contratti, le note d’ordine, le lettere, le dichiarazioni scritte lasciate a un altro privato, ecc.;
  • gli atti pubblici, ossia i documenti firmati dinanzi a un notaio o ad altro pubblico ufficiale come, ad esempio, un contratto di compravendita, una sanzione amministrativa contestata dal verbalizzante e poi sottoscritta dal trasgressore, ecc.;
  • gli atti firmati e consegnati alla pubblica amministrazione: si pensi alla dichiarazione rilasciata all’ufficio anagrafe, a una certificazione rilasciata al Comune con l’istanza per ottenere un sussidio, a una richiesta di sgravi fiscali all’Agenzia delle Entrate, ecc.

Se anche è buona abitudine redigere una firma ben leggibile (anche perché, nel tempo, la grafia di una persona può cambiare e anche le sigle non sono sempre uguali a loro stesse), nessuna norma giuridica afferma la nullità di un atto solo perché la firma è incomprensibile. Di certo, sono vietati segni grafici come X (salvo per gli analfabeti), figure geometriche (come cerchi, quadrati) e disegni (si pensi all’immagine di un omino stilizzato per indicare l’autore dell’atto).

A seconda del tipo di atto firmato, però, è necessario operare alcune importanti precisazioni che possono essere d’ausilio per comprendere se la firma deve essere leggibile.

Atti notarili e atti pubblici

Gli atti pubblici sono quelli redatti da un pubblico ufficiale dinanzi al quale il privato si reca. Ad esempio, è un atto pubblico l’atto notarile, quello cioè stilato dal notaio in presenza del/i cliente/i; si pensi a un contratto di compravendita.

Laddove c’è la presenza di un pubblico ufficiale che certifica l’identità del soggetto che firma (atti pubblici), la funzione di riconoscimento svolta dalla sottoscrizione non è così essenziale: è infatti lo stesso pubblico ufficiale ad attestare la sua riconducibilità alla persona che l’ha apposta. Quindi, in teoria, anche se un notaio chiede sempre una firma leggibile, questi potrebbe anche certificare che uno scarabocchio è autentico ossia proveniente dal soggetto le cui generalità sono riportate sull’atto stesso.

Spetta a chi contesta la firma dare la prova di ciò (ossia del fatto che non si tratta della propria sottoscrizione). A tal fine, deve avviare un procedimento civile detto “querela di falso”.

La Cassazione ha detto che l’illeggibilità della firma non comporta l’invalidità del contratto anche quando è la stessa legge a imporre la forma scritta. Tutt’al più, potranno essere disposte delle sanzioni disciplinari nei confronti del notaio che ha fatto sottoscrivere un atto con una sigla illeggibile. 

Scritture private

Invece, nel caso di atto privato, la firma può sempre essere contestata dal suo presunto autore. Un eventuale disconoscimento da parte di quest’ultimo renderebbe privo di valore il documento, a meno che la controparte interessata a far valere l’atto dimostri che la sottoscrizione è autentica. La prova viene fornita nel corso di un procedimento civile detto “verificazione della scrittura privata”.

Si verifica, dunque, l’esatto contrario di quanto avviene con l’atto pubblico. Difatti:

  • nell’atto pubblico, la firma deve essere contestata dal suo autore con la querela di falso;
  • nella scrittura privata, la firma deve essere contestata dall’altra parte con l’istanza di verificazione.

Se dunque è vero che solo l’autore della firma può contestarne la non autenticità, quest’ultimo può firmare come vuole, anche con una sigla, se costituisce il segno grafico con cui questi suole sottoscrivere gli atti.

Del resto, anche per un grafologo basta una sigla caratteristica ed identificabile per poter risalire all’identità del sottoscrittore. La stessa grafia non è altro che un insieme di segni grafici che, per convenzione, si ritengono appartenere a un popolo e che servono come mezzo di comunicazione secondo l’evoluzione dei millenni. Ecco perché alla fine, ciò che conta non sono tanto il nome e il cognome riportati sul documento quanto l’espressione grafica della paternità e l’impegno nella dichiarazione che la precede. Dunque, il contratto è ben valido se, al posto della firma con nome e cognome per esteso, vi è una semplice sigla o uno scarabocchio: essa possiede una precisa individualità grafica, sì da potersi attribuire alla persona indicata nell’atto come sottoscrittore.

Atti dinanzi alla pubblica amministrazione

Nei documenti sottoscritti dinanzi alla pubblica amministrazione è necessario che la firma sia leggibile proprio per consentire all’ufficio di ricondurre la stessa al suo autore. Anche qui, però, non c’è alcuna legge che lo prescrive. Tuttavia, il dipendente del Comune, il funzionario del fisco o di qualsiasi altro sportello potrà richiedere che dalla firma si possano comprendere il nome e il cognome di chi l’ha apposta.

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