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Possibilità di vincere in Cassazione

31 Maggio 2020 | Autore:
Possibilità di vincere in Cassazione

Ricorso alla Suprema Corte: cos’è, come funziona, quanto costa, chi è legittimato a proporlo? Quante sono le probabilità di vincere in Cassazione?

Quanto dura un processo in Italia? Prima di giungere a una sentenza definitiva trascorrono tanti, troppi anni. Ciò è dovuto in parte alla lentezza dei procedimenti, in parte al fatto che, se il soccombente decide di proporre impugnazione, oltre al primo grado di giudizio ne esistono altri due: l’appello e la Cassazione. Dunque, se sei in causa con qualcuno e hai perso sia in primo che in secondo grado, potresti ancora proporre ricorso per Cassazione. Ma quante sono le possibilità di vincere in Cassazione?

In ambito giuridico non bisognerebbe mai cedere alla tentazione di fare pronostici: il diritto non è una scienza e, pertanto, è soggetta alle “oscillazioni” tipiche di tutte le cose umane. Tuttavia, in base all’esperienza, alle norme di legge e ai casi giurisprudenziali, si possono fornire dei validi indizi da tener presente quando, dopo la sentenza d’appello, si valuta se fare ricorso in Cassazione o meno. Se l’argomento ti interessa, prosegui pure nella lettura: vedremo insieme quali sono le possibilità di vincere una causa in Cassazione.

Cos’è la Corte di Cassazione?

Prima di vedere quante sono le probabilità di poter vincere in Cassazione occorre necessariamente spiegare, almeno per sommi capi, cos’è la Corte di Cassazione e come funziona il giudizio innanzi ad essa.

La Corte di Cassazione è un giudice molto particolare, per diverse ragioni: innanzitutto, dal punto di vista territoriale, la sua competenza è estesa a tutta l’Italia, ma la sua sede è unica e si trova a Roma; in secondo luogo, la Cassazione può pronunciarsi soltanto sulla legittimità di una sentenza, non anche sul merito; infine, il ricorso per Cassazione è a critica vincolata, nel senso che non si può impugnare la sentenza sfavorevole per tutte le ragioni che si vuole, ma solo per quelle stabilite dalla legge.

Perché la Cassazione è giudice di ultimo grado?

Sicuramente saprai che spesso ci si rivolge alla Corte di Cassazione con il nome di Suprema Corte. Perché? Te lo spiego subito.

Devi sapere che la Corte di Cassazione è giudice di ultimo grado, nel senso che contro una sua decisione non è possibile proporre ulteriore impugnazione. Per meglio farti comprendere il concetto, puoi immaginare che la giustizia italiana sia come una piramide al cui vertice si trova, per l’appunto, la Suprema Corte.

Di solito, la Cassazione è giudice di terzo grado, nel senso che si perviene ad essa dopo un primo e un secondo grado di giudizio, rispettivamente tenutisi innanzi al tribunale (o al giudice di pace) e alla corte di appello (o al tribunale, se in primo grado la competenza era del giudice di pace).

Se è vero che la Corte di Cassazione è giudice di ultimo grado, non è vero che sia sempre di terzo grado: la legge consente alle parti, qualora esse siano d’accordo, di “saltare” il secondo grado di giudizio e di andare direttamente in Cassazione; si parla, a tal proposito, di ricorso per saltum.

In alcuni casi previsti dalla legge, poi, la Cassazione è giudice di secondo e ultimo grado poiché non è possibile impugnare altrimenti il provvedimento: è il caso, ad esempio, delle decisioni che sono di competenza esclusiva diretta della corte d’appello, oppure delle sentenze del tribunale pronunciate secondo equità su richiesta concorde delle parti.

Cosa significa che la Cassazione è giudice di legittimità?

Abbiamo detto in precedenza che la Corte di Cassazione giudica sulla legittimità di un provvedimento. Cosa significa? Che vuol dire che la Corte di Cassazione è giudice di legittimità e non di merito? È presto detto.

La legge vieta alla Suprema Corte di entrare nel merito della vicenda sottoposta alla sua attenzione; ciò significa che la Cassazione, nel momento in cui verifica la regolarità della sentenza impugnata, non può mettere in discussione la ricostruzione storica dei fatti così come compiuta dal giudice precedente. L’unica cosa che può fare la Suprema Corte è verificare la conformità a legge della decisione contestata.

Mettiamo il caso che tu venga condannato, sia in primo che in secondo grado, a pagare il risarcimento dei danni a favore della controparte sulla scorta delle dichiarazioni rese da un testimone che ti avrebbe visto urtare il veicolo del danneggiato mentre eri alla guida della tua auto. Ti difendi asserendo di non aver commesso alcun sinistro: la prova testimoniale, però, ti incastra. In un’ipotesi come questa, il ricorso in Cassazione giustificato dall’inattendibilità del testimone sarebbe inammissibile, in quanto la valutazione circa la credibilità dei fatti narrati dal teste è di merito, non di legittimità.

Quando fare ricorso in Cassazione?

Tra un attimo vedremo quali sono le possibilità di vincere in Cassazione. Prima però bisogna spiegare quando fare ricorso alla Suprema Corte, cioè quando la legge consente di andare davanti al giudice di ultimo grado.

Il ricorso in Corte di Cassazione, essendo un mezzo di impugnazione, è consentito solamente a quella parte processuale che vi abbia interesse: ciò significa che colui che si ritiene soddisfatto dalla sentenza del giudice non ha motivo di impugnare la pronuncia e fare ricorso in Cassazione.

Se fai causa ad una persona per ottenere il risarcimento dei danni e il giudice ti dà torto, allora avrai pieno interesse a fare ricorso in Cassazione. Ugualmente nel caso in cui il giudice ti abbia dato solo parzialmente ragione, riconoscendoti una somma minore rispetto a quella che avevi chiesto: in questa circostanza, infatti, si tratta di una soccombenza parziale.

Nel processo penale, l’imputato condannato dal giudice ha senz’altro il diritto di impugnare la sentenza e di ricorrere in Cassazione.

Motivi del ricorso in Cassazione

Si può proporre ricorso in Cassazione solamente per le seguenti motivazioni:

  • per motivi attinenti alla giurisdizione;
  • per violazione delle norme sulla competenza;
  • per violazione o falsa applicazione di norme di legge e dei contratti e accordi collettivi nazionali di lavoro;
  • per nullità della sentenza o del procedimento;
  • per omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti [1].

I motivi che legittimano il ricorso in Cassazione quando ad essere impugnata è una sentenza penale sono sostanzialmente analoghi: anch’essi i motivi di giurisdizione (cioè, i casi in cui il giudice non aveva il potere di decidere, in quanto la controversia spettava a un giudice di altra giurisdizione o, addirittura, a potere diverso da quello giurisdizionale); l’inosservanza o l’erronea applicazione della legge, ivi comprese le norme processuali stabilite a pena di nullità, di inutilizzabilità, di inammissibilità o di decadenza; la mancata assunzione di una prova decisiva di cui era stata fatta richiesta; la mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione [2].

Cassazione: quanto costa il ricorso?

Quali sono le reali possibilità di vincere in Cassazione? Vale la pena proporre impugnazione per cercare di sovvertire il risultato del secondo grado di giudizio, sapendo di dover pagare nuovamente l’avvocato e dover sopportare i costi della giustizia?

Devi sempre tenere a mente, infatti, che l’onorario di un avvocato si riferisce ad un solo grado di giudizio: se proponi appello, dovrai pagare una nuova parcella; se fai ricorso per Cassazione, ne dovrai pagare ancora un’altra, in genere molto più salata delle precedenti.

Inoltre, dovrai nuovamente pagare contributo unificato e marca da bollo per le spese di giustizia. Inutile dirti che il contributo unificato sarà di importo superiore rispetto a quello che hai pagato per il primo grado e il secondo grado.

Tutto ciò, a voler tacere del fatto che, se la Cassazione respinge il ricorso perché infondato o inammissibile, potresti essere condannato non solo alle ulteriori spese di giudizio, ma anche a pagare una somma da versare direttamente allo Stato.

Ad esempio, in ambito penale, la legge dice che con il provvedimento che dichiara inammissibile o rigetta il ricorso la parte privata che lo ha proposto è condannata al pagamento delle spese del procedimento. Se il ricorso è dichiarato inammissibile, la parte privata è inoltre condannata con lo stesso provvedimento al pagamento a favore della cassa delle ammende di una somma da 258 a 2.065 euro, che può essere aumentata fino al triplo, tenuto conto della causa di inammissibilità del ricorso. Nello stesso modo si può provvedere quando il ricorso è rigettato [3].

In ambito civilistico, se il ricorso in Cassazione va male, si può andare incontro alle seguenti sanzioni:

  • la declaratoria di inammissibilità, al pari del rigetto, comporta il raddoppio del contributo unificato;
  • il ricorso dichiarato inammissibile espone il ricorrente al rischio di venir condannato per la temerarietà della lite;
  • perfino il difensore, in caso di ricorso inammissibile, potrà essere ritenuto responsabile, con conseguenze risarcitorie e finanche disciplinari.

Cassazione: quali sono le possibilità di vincere?

Ebbene, non è possibile fare pronostici che possano essere certi, in quanto le possibilità di vincere in Cassazione mutano da caso a caso, in base alle circostanze concrete. Per valutare in maniera seria quante siano le possibilità di rovesciare la sentenza di secondo grado che ti vede soccombente (o condannato, nel caso di giudizio penale) occorrerebbe studiare l’intero fascicolo processuale.

Al di là di questi discorsi (che possono sembrare solo una scusa per aggirare il problema di quante siano le probabilità di riuscire davanti alla Suprema Corte), le possibilità di vincere in Cassazione non sono tantissime per via del modo in cui il giudizio è stato strutturato: il giudizio davanti alla Suprema Corte, infatti, estende il suo raggio d’azione solamente agli aspetti di legittimità affrontati nella sentenza impugnata.

A differenza del giudizio d’appello che devolve al giudice di secondo grado l’intera cognizione della vicenda sottoposta al giudice precedente, la Corte di Cassazione può limitare la propria analisi solamente alle motivazioni che abbiano indicato qualche paragrafo più sopra.

Peraltro, vale in Cassazione quanto previsto anche per l’appello: non possono proporsi domande nuove e, se proposte, debbono essere dichiarate inammissibili dal giudice. Allo stesso modo, non possono proporsi nuove eccezioni, a meno che non siano rilevabili anche d’ufficio. Non sono altresì ammessi nuovi mezzi di prova e non possono essere prodotti nuovi documenti.

Cosa significa tutto ciò? Vuol dire che in Cassazione non si procederà a raccogliere nuovi elementi di prova, oppure a sentire nuovamente i testimoni già interrogati ed escussi in primo grado, né a produrre nuova documentazione.

Cassazione civile: l’udienza filtro

Avrai già intuito che le possibilità di vincere in Cassazione sono consistenti solamente se hai ragione da vendere e il giudice che ha emesso la sentenza che intendi impugnare ha torto marcio perché ha commesso un gravissimo errore.

A rafforzare tale convincimento v’è il modo stesso in cui è strutturato il giudizio in Cassazione: non solo il procedimento si presenta come un percorso ad ostacoli pieno di trappole e tagliole, ma la legge ha pensato anche di introdurre, relativamente al giudizio civile, una vera e propria udienza filtro che serve a scremare i ricorsi palesemente inammissibili, al fine di non sottoporli nemmeno al giudizio della Suprema Corte.

Secondo la legge [4], il primo presidente della Cassazione, ricevuti i ricorsi, li assegna ad apposita sezione (per la precisione, la sesta) affinché esamini l’ammissibilità e/o fondatezza dell’impugnazione.

La scure dell’udienza filtro cala innanzitutto nell’ipotesi in cui il provvedimento impugnato abbia deciso questioni di diritto in modo conforme alla giurisprudenza della Corte e l’esame dei motivi non offra elementi per confermare o mutare l’orientamento della stessa.

Si tratta, poi, dell’ipotesi in cui la censura relativa alla violazione dei principi del giusto processo risulti manifestamente infondata.

L’inammissibilità, infine, viene senz’altro immediatamente dichiarata tutte le volte in cui il ricorso presenti evidenti vizi formali: ad esempio, è stato proposta impugnazione troppo tardi (mancato rispetto dei termini), oppure è stata fatta impugnazione da persona non legittimata, ecc.

Cassazione: quando si può vincere?

Alla luce di quanto detto sinora, possiamo dire che ci sono concrete possibilità di vincere in Cassazione quando:

  • la sentenza impugnata sia assolutamente ed evidentemente sbagliata, perché illogica o assurda nelle conclusioni;
  • la sentenza impugnata abbia commesso una grave violazione di legge, nel senso che ha applicato male una norma vigente all’interno del nostro ordinamento;
  • il giudice abbia completamente omesso di valutare una prova (magari documentale) durante il precedente grado di giudizio.

In tutti gli altri casi, le possibilità di vincere in appello sono piuttosto ridotte, fermo restando sempre che ogni caso è diverso dall’altro e merita un’attenta valutazione da parte del legale di fiducia.


note

[1] Art. 360 cod. proc. civ.

[2] Art. 606 cod. proc. pen.

[3] Art. 616 cod. proc. pen.

[4] Art. 376 cod. proc. civ.

Autore immagine: Canva.com


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