Diritto e Fisco | Articoli

Resistenza a pubblico ufficiale: fuga

1 Giugno 2020
Resistenza a pubblico ufficiale: fuga

Resistenza a pubblico ufficiale: è “violenza” la fuga in auto con guida pericolosa.

Pur non essendo stato depenalizzato, il reato di resistenza a pubblico ufficiale presuppone una serie di condizioni ed elementi che ne rendono non facilmente configurabile l’incriminazione. In buona sostanza, non è così facile essere condannati per questo reato. 

Se in astratto la condotta punibile è quella di chi usa violenza o minaccia per opporsi a un pubblico ufficiale o a un incaricato di un pubblico servizio mentre compie un atto d’ufficio o di servizio, dal punto di vista pratico, tale condotta deve consistere in un comportamento attivo particolarmente pericoloso. Non esiste la resistenza passiva a pubblico ufficiale. 

Ad esempio, chi non si ferma all’alt della polizia non commette resistenza a pubblico ufficiale; chi si rifiuta di soffiare nel palloncino per il test dell’alcol non commette resistenza a pubblico ufficiale; chi si siede a terra in segno di protesta pacifica, si sdraia vicino alle ruote della volante o si limita a negare l’esibizione dei documenti d’identità non commette resistenza a pubblico ufficiale. Insomma, il semplice fatto di non fare ciò che chiede la polizia e non collaborare con gli agenti non implica un’automatica incriminazione. 

Una recente sentenza della Cassazione [1] si occupa proprio del concetto di fuga in caso di resistenza a pubblico ufficiale. È la scusa per tornare sull’argomento e analizzare, ancora una volta, quando scatta il reato e quando invece si può farla franca. Ma procediamo con ordine.

Quando c’è resistenza a pubblico ufficiale?

Analizziamo innanzitutto i presupposti del reato di resistenza a pubblico ufficiale, presupposti senza i quali non ci può neanche essere condanna penale. 

L’articolo 337 del codice penale punisce chiunque usi violenza o minaccia per opporsi a un pubblico ufficiale o a un incaricato di un pubblico servizio o a coloro che gli prestano assistenza. 

Residenza a pubblico ufficiale attiva

La condotta deve essere realizzata mentre il funzionario compie l’atto d’ufficio, deve cioè essere contestuale. 

L’azione condotta da privato deve avere una natura violenta, fisica o verbale che sia. Nel primo caso, si sostanzia in un atto che può porre in pericolo gli agenti o la gente circostante (si pensi alla fuga con un’auto ad alta velocità); nel secondo caso, si deve concretizzare in una minaccia credibile. Attenzione: si deve trattare di “minacce” e non di “insulti” poiché, altrimenti, scatterebbe il diverso reato di oltraggio a pubblico ufficiale.

Insomma, il comportamento deve essere attivo e deve tendere a impedire al pubblico ufficiale il compimento di un atto del proprio ufficio.

Non è punibile chi commette il fatto quando lo stesso è stato determinato dal pubblico ufficiale o dall’incaricato di un pubblico servizio o dal pubblico impiegato che con atti arbitrari ha ecceduto i limiti dei suoi poteri.

Residenza a pubblico ufficiale passiva

Invece, fare resistenza con un semplice comportamento passivo di non collaborazione non integra, invece, né la violenza né la minaccia necessari per far scattare il reato.

Si pensi a chi, accorgendosi dell’arrivo della polizia per un controllo, scappi da un’altra parte (ad esempio, l’ambulante che, alla vista degli agenti, raccolga la sua roba da terra e vada via a gambe levate); o a chi, percorrendo una strada in auto e intravedendo da lontano una pattuglia della polizia intenta a fare i controlli, faccia inversione di marcia. 

Non commette reato – perché anche in questo caso si tratta di una semplice resistenza passiva – chi non collabora con la polizia nel corso delle operazioni di controllo e non obbedisce ai comandi dell’agente. Si pensi a un ragazzo che, fermato alla guida di un’auto, si rifiuti di aprire il portabagagli o le valigie per un controllo o di togliersi gli indumenti per una perquisizione.  

Al contrario, incorre nel reato di resistenza a pubblico ufficiale l’automobilista che, colto alla guida in stato di ebbrezza, per sfuggire all’arresto dà calci e spintoni alle forze dell’ordine. 

Resistenza a pubblico ufficiale e fuga

Secondo la Cassazione, per far scattare il reato di resistenza a pubblico ufficiale non è sufficiente una semplice fuga dalla polizia, ma è necessario che tale condotta possa mettere in pericolo gli agenti o le altre persone. Si pensi a chi, non appena si accorge di essere seguito da un’auto della polizia, anziché fermarsi, si dia alla fuga ad altissima velocità compiendo manovre di guida azzardate tali da creare una situazione di generale pericolo (ad esempio, eccesso di velocità, guida contromano, passaggio col rosso al semaforo, guida a zig-zag).

Insomma, ci deve essere una situazione di pericolo per la pubblica incolumità. Quindi, non commette reato chi si limita a fuggire a piedi. Non commette neanche reato chi si limita a divincolarsi come una reazione spontanea e istintiva al compimento dell’atto del pubblico ufficiale. 

Con il recente intervento, la Cassazione ha ricordato che, in tema di resistenza a pubblico ufficiale, integra l’elemento materiale della violenza la condotta del soggetto che, per sfuggire all’intervento delle forze dell’ordine, si dia alla fuga, alla guida di un’autovettura, ponendo deliberatamente in pericolo, con una condotta di guida pericolosa, l’incolumità personale degli altri utenti della strada. 

È principio pacifico quello secondo cui, in tema di resistenza a pubblico ufficiale, integra l’elemento materiale della violenza la condotta del soggetto che si dia alla fuga, alla guida di una autovettura, non limitandosi a cercare di sottrarsi all’inseguimento, ma ponendo deliberatamente in pericolo, con una condotta di guida obiettivamente pericolosa, l’incolumità personale degli agenti inseguitori o degli altri utenti della strada.


note

[1] Cass. sent. n. 5926/20 del 14.02.2020.

Autore immagine: it.depositphotos.com


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube