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Separazione per tradimento: prove

1 Giugno 2020
Separazione per tradimento: prove

Come dimostrare una infedeltà coniugale: chat, foto, filmati, sms, testimonianze e confessioni.

Come dimostrare al giudice un’infedeltà coniugale? Nella causa contro l’ex coniuge, con quali prove si può ottenere la separazione per tradimento? 

La legge elenca le prove tipiche del processo civile: le testimonianze, i documenti e la confessione. Ma se ci dovessimo limitare a tale elenco, sarebbe difficile dimostrare l’adulterio. Si tratta infatti di un comportamento compiuto in segreto, al riparo da occhi indiscreti, del quale non viene lasciato nulla di scritto e che quasi mai viene confessato. 

C’è però una zona grigia nella quale si inseriscono una serie di elementi: gli indizi (un colletto di camicia sporco di rossetto, la prenotazione di una stanza d’hotel), le chat e gli sms, le email, le fotografie di un detective privato. 

Tutti questi tasselli possono comportare una prova schiacciante. Ma quando e come? Ci occuperemo di ciò nel seguente articolo in cui tratteremo appunto le prove necessarie alla separazione per tradimento. Ma procediamo con ordine.

Cosa comporta un tradimento?

Il tradimento non dà diritto al risarcimento del danno, né al mantenimento. Il nostro ordinamento, infatti, non collega delle generali sanzioni al tradimento. Dall’infedeltà scaturiscono solo due conseguenze nell’ambito dell’eventuale causa tra coniugi:

  • la perdita del diritto all’assegno di mantenimento;
  • la perdita del diritto all’eredità del coniuge. 

Così, un coniuge che non vuole versare gli alimenti all’altro o non vuole lasciargli in eredità il proprio patrimonio, può scampare a entrambe le conseguenze dimostrandone l’adulterio.

Attenzione però: la perdita del diritto all’eredità del coniuge scatta comunque – e a prescindere dall’adulterio – con il divorzio. La possibilità quindi che l’ex coniuge succeda all’altro è limitata solo nell’ambito del periodo di separazione e sempre che, appunto, non vi sia stato un tradimento. 

Quando il giudice accerta che il matrimonio è finito a causa di un tradimento, dichiara il cosiddetto addebito, ossia addossa la responsabilità per la fine dell’unione in capo al coniuge fedifrago. Dall’addebito derivano appunto la perdita del diritto al mantenimento e alla successione ereditaria.

Ma se il coniuge tradito non ha diritto al mantenimento perché titolare di un reddito pari o superiore a quello dell’ex, la battaglia sull’addebito è del tutto inutile. Cerchiamo di spiegarci meglio. 

Perché dimostrare un tradimento?

Prima di parlare delle prove da portare al giudice in caso di separazione per tradimento è bene domandarsi se valga davvero la pena intentare un giudizio di questo tipo. L’infedeltà brucia, l’orgoglio è leso, ma non sempre il gioco vale la candela: perdere tanti anni in una causa rivolta ad accertare l’adulterio potrebbe avere un’utilità assai ridotta.

A tal fine, è bene ricordare che l’assegno di mantenimento spetta a chiunque abbia un reddito inferiore a quello del coniuge e sia in condizione – non dipendente dalla propria volontà – di non potersi mantenere da sé.

Facciamo alcuni esempi.

Silvio e Carla si separano perché Carla scopre il marito con l’amante. Nella causa di separazione, Carla chiede un assegno di mantenimento per sé in quanto disoccupata e uno per i figli. Silvio, invece, ha un reddito fisso. Nello stesso tempo, Carla chiede l’addebito a carico del marito per via del tradimento. Quale utilità ha, in questo caso, dimostrare l’infedeltà? Nessuna. Difatti, con o senza tali prove, Carla avrà comunque diritto a ricevere l’assegno mensile in quanto non autosufficiente dal punto di vista economico.

Se, nell’esempio di prima, Carla avesse avuto un reddito superiore a quello del marito, invece, la battaglia sull’addebito avrebbe avuto senso: difatti, dimostrando il tradimento, la moglie eviterà di pagare l’assegno.

Marco e Giovanna si separano. Marco infatti ha trovato una chat segrete tra la moglie e l’amante. Marco fa di tutto per dimostrare il tradimento. Difatti, se riuscirà a fornire le prove, potrà evitare di pagare gli alimenti all’ex moglie, benché titolare di un reddito esiguo.

Luca e Sabrina si separano perché la moglie ha scoperto che il marito la tradisce. Senonché, Sabrina ha uno stipendio pari a quello del marito. Dunque, la battaglia dell’addebito è assolutamente inutile visto che, con o senza tale dichiarazione di responsabilità, Sabrina non potrà mai ottenere il mantenimento né il risarcimento del danno.

Eccezionalmente, la giurisprudenza ha riconosciuto la possibilità di ottenere il risarcimento del danno se il tradimento si manifesta in modalità plateale e pubblica, tanto da ledere l’onore e la reputazione del coniuge tradito.

Prove del tradimento 

Quali sono le prove da portare al giudice nella causa di separazione per tradimento?

Ci sono innanzitutto i documenti scritti e firmati dal coniuge fedifrago: una lettera d’amore all’amante o un’ammissione di tradimento firmata e lasciata al coniuge sulla scrivania, ecc.

Si tratta di ipotesi piuttosto infrequenti.

Ci sono poi le testimonianze di terzi oculari che abbiano visto un atto di tradimento. Non basta il semplice appuntamento o un bacio sulla guancia. Anche in questo caso, quindi, la possibilità che un estraneo possa assistere direttamente a un’infedeltà è piuttosto remota. Il testimone, infatti, deve essere sempre “oculare” e non raccontare ciò che ha saputo da terzi o perché gli è stato raccontato dallo stesso responsabile.

Quanto invece a chat, sms, email e messaggi WhatsApp, per quanto la legge non elenchi tali file come prove, la giurisprudenza ha ormai sdoganato il loro ingresso anche nel processo civile. Per acquisire valenza di prova non devono essere “contestati” dalla controparte, ossia quest’ultima non deve insinuare nel giudice il dubbio che tali scritti siano manipolati o non conformi al reale. Si pensi a un messaggio di cui non c’è prova circa la data di spedizione. Proprio a tal fine, il giudice è solito nominare un tecnico informatico che valuti l’attendibilità di tali elementi. 

Così, il coniuge tradito fa degli screenshot alle chat ed sms per poi farne attestare l’autenticità a un perito di parte. 

Il problema, anche in questo caso, è che l’acquisizione di prove ottenute violando le norme sulla privacy è illegittima. Così non è possibile far entrare nel processo il cellulare del coniuge sottrattogli con la violenza o l’inganno o le fotografie delle schermate su di esso trovate.

Alcune sentenze hanno ritenuto che il cellulare lasciato in casa, privo di protezioni e su luoghi comuni, non è soggetto alle norme sulla privacy come invece potrebbe essere se il dispositivo venisse custodito in un cassetto. Il che significa che si può aprire lo smartphone del coniuge che questi ha dimenticato sul divano o sul tavolo.

Foto e filmati possono documentare il tradimento a patto, anche qui, che non siano contestati. Quindi, lo scatto di un appuntamento segreto deve rendere riconoscibili i volti e da esso si deve poter risalire all’epoca in cui lo stesso è stato effettuato.

A questo riguardo, ci sono agenzie investigative esperte in tali forme di indagini. 

I report dei detective invece non hanno alcun valore di prova documentale. Tuttavia, si può chiamare a testimoniare l’investigatore privato affinché dichiari al giudice ciò che ha visto con i propri occhi.

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note

Autore immagine: it.depositphotos.com


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