Il Coronavirus sta scomparendo?

1 Giugno 2020
Il Coronavirus sta scomparendo?

Per il primario del San Raffaele «clinicamente non esiste più». Su queste affermazioni scoppia la polemica e gli scienziati si dividono. Qual è l’analisi dei dati?

Il Coronavirus sta scomparendo? Fa discutere in queste ore la “bomba” lanciata dal direttore della terapia intensiva dell’ospedale San Raffaele di Milano, secondo cui il Covid-19 «dal punto di vista clinico non esiste più. Abbiamo una infezione molto diversa a quella di febbraio-marzo. La presentazione della malattia è diversa, i malati che arrivano al pronto soccorso oggi sono meno gravi».

Lo ha affermato in termini netti alla trasmissione televisiva ‘Mezz’ora in più’ su Rai 3, sottolineando che su questa frase «Ci metto la firma». Per documentare il suo assunto, ha aggiunto che «i tamponi eseguiti attualmente negli ultimi 10 giorni hanno una carica virale, dal punto di vista quantitativo, assolutamente infinitesimale rispetto a quelli eseguiti uno o due mesi fa».

Poi ha detto: «Sono tre mesi che tutti ci sciorinano una serie di numeri che hanno evidenza zero. Siamo passati da Borrelli a Brusaferro e tutti questi cos’è che hanno portato? A bloccare l’Italia, mentre noi lavoravamo. Adesso noi che abbiamo visto il dramma chiediamo di poter ripartire velocemente, perché vogliamo curare le persone che altrimenti non riusciamo a curare. Non ce ne frega del campionato o delle vacanze ma dobbiamo tornare a un Paese normale. Ci sono tutte le evidenze affinché, da oggi, questo Pese possa tornare ad avere una vita normale».

Da quel momento, si è scatenata una tempesta di reazioni, la maggior parte delle quali molto critiche e provenienti da altri esponenti della comunità scientifica.

Il presidente del Consiglio superiore di sanità, Franco Locatelli, esprime «sorpresa e sconcerto» per le dichiarazioni di Zangrillo con frasi quali il ‘virus clinicamente non esiste più’ e che «terrorizzare il Paese è qualcosa di cui qualcuno si deve prendere la responsabilità».

Locatelli chiama a sostegno i dati e dice: «Basta semplicemente guardare al numero di nuovi casi di positività a SARS-CoV-2 che vengono confermati ogni giorno per avere dimostrazione della persistente circolazione in Italia del nuovo Coronavirus».

Ma Zangrillo gli risponde a caldo e, in un’intervista all’Adnkronos, ribadisce: «Sono molto dispiaciuto che Locatelli sia sconcertato. In medicina non esistono punti di vista e chi dice che il mio è un punto di vista, sbaglia prospettiva. Io riporto la realtà dei fatti».

Poi, rispondendo alle preoccupazioni espresse dalla sottosegretaria alla Salute, Sandra Zampa, che aveva paventato che gli italiani venissero fuorviati da queste affermazioni, rassicura: «non ho detto che da domani ci possono essere gli assembramenti. Ho detto che sarà opportuno essere cauti per un certo periodo».

Il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri, ospite a Non è ‘Arena su La7 afferma: «Il professor Zangrillo ha riportato l’esperienza di un clinico che ha detto ‘in terapia intensiva non vengono più malati gravi’. Se sento Bassetti e altri colleghi dicono la stessa cosa, quindi qualcosa è accaduto. Zangrillo ha detto che chi è sul campo non vede più malati gravi in terapia intensiva».

L’infettivologo Matteo Bassetti, citato dal ministro, è direttore della clinica di Malattie infettive del Policlinico di Genova e commenta così la vicenda all’Adnkronos Salute: «Il Coronavirus a marzo era una tigre feroce, ora è un gatto selvatico, addomesticabile. Il virus è meno virulento, c’è meno carica virale e questo è stato dimostrato dal laboratorio del San Raffaele. Fondamentalmente Zangrillo dice che la malattia che oggi noi vediamo è molto diversa da quella che vedevamo due mesi fa. E questa non è la sensazione che ha solo Zangrillo ma che abbiamo tutti noi che siamo sul campo».

Oggi, la polemica non è ancora sopita e intervengono altri esperti. Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell’Istituto malattie infettive Spallanzani di Roma, si mantiene prudente davanti alle affermazioni di Alberto Zangrillo e sostiene che «questo virus va studiato giorno per giorno, senza pregiudizi. E ad oggi non vi sono evidenze scientifiche che sia mutato e che sia più debole, per ora non abbiamo prove, quando avremo le informazioni che il virus è sparito, che è diventato buono, lo leggeremo sui giornali scientifici», dichiara in un’intervista a ‘il Messaggero’.

Per ippolito, «il fatto che ci siano meno casi gravi è una cosa differente: semplicemente il virus circola di meno, ci sono meno persone che se lo prendono e così ci sono meno casi gravi. Attualmente non c’è nulla che faccia pensare che il virus sia cambiato».

Dall’America, invece, arriva la voce del virologo Guido Silvestri, che assume una posizione cauta: «Si può discutere. Sull’aspetto specifico per cui Zangrillo mi chiama in causa, cioè l’osservazione che la carica virale nei tamponi naso-faringei positivi per Sars-CoV-2 è più bassa adesso che a inizio epidemia, si tratta di dati di laboratorio molto solidi e in corso di pubblicazione», assicura lo scienziato italiano docente negli Usa alla Emory University di Atlanta.

Su queste divergenze di opinioni tenta una sintesi l’epidemiologo Pier Luigi Lopalco, docente di Igiene all’università di Pisa e dirigente coordinatore per le emergenze epidemiologiche della Regione Puglia, che usa una metafora per invitare a mantenere la cautela: «bisogna sempre guardare a destra e a sinistra prima di attraversare la strada, avere prudenza perché il traffico esiste e il pericolo può arrivare anche dall’inatteso, perché qualcuno che guida contromano ci può sempre essere».

Fuor di metafora, in questi giorni – fa il punto l’esperto con l’Adnkronos – «abbiamo poche certezze: i reparti ospedalieri si stanno via via svuotando dei malati di Covid-19; i nuovi casi positivi si riferiscono per lo più a portatori asintomatici o paucisintomatici, che quindi esprimono basse cariche virali; il numero di portatori è comunque alto, considerando che la maggior parte non viene rilevata e che il virus si mantiene alla stato di portatore per molto tempo».

«In parole povere – spiega l’epidemiologo – siamo passati da una fase di circolazione epidemica a una circolazione endemica. Possiamo attraversare la strada? Si, certamente. Dobbiamo avere paura ad attraversarla? No, basta fare attenzione. Questo però – precisa – non vuol dire che possiamo attraversarla bendati».



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