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Posso cambiare cognome a mio figlio?

3 Giugno 2020
Posso cambiare cognome a mio figlio?

La procedura da seguire per modificare il cognome al proprio bambino.

Ti sei separata da tuo marito. I rapporti tra voi non sono buoni al punto che ogni piccola cosa è oggetto di una discussione interminabile. Inoltre, tuo marito non vuole fare il padre, nonostante il giudice abbia disposto l’affidamento congiunto. Per questa ragione, ti chiedi se è possibile cambiare cognome a tuo figlio. Devi sapere che il nostro ordinamento consente di modificare il cognome del minore presentando un’istanza al prefetto del luogo di residenza. Ma è necessario il consenso di entrambi i genitori? Cosa succede se uno dei due è in disaccordo? Te lo spiego, con poche e semplici battute, in questo articolo. 

Il diritto al nome 

Sia il Codice civile [1] che la Costituzione [2] riconoscono il diritto al nome (comprensivo di prenome e cognome) quale segno distintivo di ogni persona. Si tratta, quindi, di un elemento che si acquista al momento della nascita e che tutela l’identità personale di ognuno.

Generalmente, il figlio prende il cognome del padre o del genitore che lo ha riconosciuto per primo. 

Quando è possibile cambiare il cognome?

Il nostro Codice civile consente cambiamenti, aggiunte o rettifiche al nome, nei soli casi e con le formalità previste dalla legge. Ad esempio, è possibile cambiare il proprio cognome quando questo è ridicolo o vergognoso (pensa al cognome “Scopo” riferito ad una donna) oppure se rivela l’origine naturale del soggetto (pensa al cognome “Trovato” per una persona con genitori ignoti).

Inoltre, la legge consente di:

  • aggiungere il cognome materno a quello paterno, ad esempio per particolari motivi educativi o familiari;
  • sostituire il cognome paterno con quello materno o di altri soggetti (pensa, ad esempio, al nuovo coniuge o al compagno della madre).

Infine, l’ipotesi della rettifica del cognome è ammessa per eliminare eventuali difformità tra la realtà effettiva e ciò che, invece, risulta dal registro di Stato civile (ad esempio, il cognome Borelli che, per errore, viene registrato come Boretti).

Posso cambiare cognome a mio figlio?

Come puoi notare, dunque, le ragioni che possono indurre un genitore a chiedere la modifica del cognome del proprio figlio minore possono essere varie, purché siano sempre valide, motivate e che non siano in contrasto con l’interesse del minore o contrarie all’interesse pubblico.

Come fare, quindi, per cambiare cognome al figlio? Prima di tutto occorre presentare una domanda al prefetto della provincia del luogo di residenza o di quello nella cui circoscrizione è situato l’ufficio dello Stato civile dove si trova l’atto di nascita. 

Nella domanda è indispensabile dichiarare:

  • le generalità del figlio;
  • il possesso della cittadinanza italiana;
  • la modifica che si vuole apportare al cognome;
  • i motivi che giustificano la richiesta.

Quando il figlio è minore, quindi non ha ancora compiuto diciotto anni, la domanda deve essere sottoscritta da entrambi i genitori oppure da chi ne esercita la responsabilità genitoriale. Va precisato che qualora la domanda sia sottoscritta da un solo genitore è necessario sempre l’assenso dell’altro. Se un genitore è stato dichiarato decaduto dalla responsabilità genitoriale con provvedimento del giudice, l’altro potrà agire senza che sia necessario il suo consenso.

Se la domanda è meritevole di accoglimento, il richiedente viene autorizzato, con decreto del prefetto, a far affiggere per trenta giorni consecutivi, all’albo pretorio del Comune di nascita e di quello della residenza attuale, un avviso contenente il sunto della domanda.

Gli interessati hanno trenta giorni di tempo (dalla data dell’affissione) per presentare opposizione. Trascorso inutilmente il termine, viene autorizzato, con decreto, il cambio del cognome del figlio da trascrivere e annotare presso gli uffici di Stato civile del Comune di residenza. 

Se, invece, il prefetto rigetta la richiesta si può presentare ricorso al TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) entro sessanta giorni dalla notifica del provvedimento.

Cambiare cognome a mio figlio: la documentazione

I documenti da allegare alla domanda per il cambiamento del cognome del minore sono:

  • una dichiarazione sostitutiva di certificazione per ciascun genitore attestante il luogo e la data di nascita, la residenza, lo stato di famiglia e la cittadinanza;
  • la copia di un documento di identità di entrambi i genitori in corso di validità;
  • ogni documentazione utile per giustificare il cambiamento del cognome. Se il minore è stato adottato è necessario allegare la sentenza di adozione;
  • copia dell’atto di nascita del bambino;
  • dichiarazione di assenso del genitore (e copia del documento di identità) se la domanda viene presentata da uno solo;
  • marca da bollo da 16 euro.

Se il cambio del cognome viene autorizzato è necessario produrre una ulteriore marca da bollo da 16 euro da apporre sul decreto.

Posso dare a mio il figlio il doppio cognome?

Una sentenza della Corte Costituzionale [3] consente oggi di dare al proprio figlio il doppio cognome. In pratica, si tratta di aggiungere, al momento della nascita del bambino, il cognome della madre a quello del padre. L’unico requisito è che entrambi i genitori siano d’accordo. Attenzione però: si tratta di un’aggiunta e non di una sostituzione, quindi il cognome della madre segue quello del padre.

In caso contrario, cioè in assenza di accordo, si attribuisce al figlio il cognome del padre o del genitore naturale che lo riconosce, se la coppia non è sposata.

La volontà di attribuire il doppio cognome deve essere dichiarata verbalmente all’ufficiale di Stato civile del Comune di residenza. Non occorre produrre alcuna documentazione particolare, né redigere l’accordo per iscritto. È sufficiente, infatti, la manifestazione di volontà della coppia espressa oralmente. Tutto qui.

Una volta registrata la nascita, il figlio dovrà poi firmare riportando sia il cognome del padre che quello della madre.


note

[1] Art. 6 cod. civ.

[2] Art. 22 Cost.

[3] C. Cost. sent. n. 286/2016 del 08.11.2016.


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