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Fase 2: molti esercizi commerciali chiuderanno

1 Giugno 2020
Fase 2: molti esercizi commerciali chiuderanno

Un negozio su 4 non ha riaperto e non riaprirà; la percentuale più alta è tra bar e ristoranti. Ma ora il 30% delle imprese rischia di chiudere definitivamente.

Nella Fase 2, al termine del lockdown hanno riaperto le saracinesche solo poco più di quattro esercizi commerciali su cinque: precisamente l’82% delle imprese che operano nel commercio e nei servizi di mercato.

Sono i risultati di un’indagine di Confcommercio, in collaborazione con Swg, che ha analizzato quasi 800mila attività, in un universo composto prevalentemente da micro-imprese che impiegano fino a 9 addetti.

Alcuni settori di attività hanno ripreso di più rispetto agli altri: il 94% delle riaperture sono nell’abbigliamento e calzature, mentre la percentuale scende per altre attività del commercio e dei servizi. Ma meno di tre bar e ristoranti su quattro, il 73%, hanno sinora ripreso l’attività, dopo più di due settimane dal via libera alle riaperture.

Inoltre, per quasi il 30% delle imprese che hanno riaperto «rimane elevato il rischio di chiudere definitivamente a causa delle difficili condizioni di mercato, dell’eccesso di tasse e burocrazia, della carenza di liquidità», segnala la Confcommercio in un comunicato riportato dall’agenzia stampa Adnkronos.

Il periodo è difficile e gli affari non vanno bene: «oltre la metà delle imprese che hanno riaperto stima una perdita di ricavi che va dal 50 fino ad oltre il 70%», rivela l’indagine. In particolare, «il 68% degli imprenditori dichiara che i ricavi delle prime due settimane sono inferiori alle aspettative, quando già le aspettative stesse erano piuttosto basse. La stima delle perdite di ricavo rispetto ai periodi ”normali” per oltre il 60% del campione è superiore al 50%, con un’accentuazione dei giudizi negativi nell’area dei bar e della ristorazione, segmento dove si concentrano maggiormente perdite anche fino al 70%».

Ora, mentre è favorevole la circostanza che le aperture crescano dalla prima alla seconda settimana dopo la fine del lockdown, «costituisce un segnale negativo, invece, che il 18% delle imprese che potevano riaprire non l’abbia ancora fatto; questa percentuale sale al 27% nell’area bar e ristoranti», osserva la Confcommercio. I motivi della mancata riapertura, secondo l’indagine svolta, «riguardano soprattutto l’adeguamento dei locali ai protocolli di sicurezza sanitaria».

Anche la Fiepet, l’associazione di categoria che riunisce ristoranti, bar e altre imprese della somministrazione Confesercenti, lancia l’allarme e dice: «La continuità economica delle aziende della somministrazione è a rischio, ci sono quasi 100mila imprese che rischiano la chiusura definitiva. Quasi l’80% dei bar e ristoranti che hanno riaperto vede il fatturato più che dimezzato. E oltre un imprenditore su tre teme di non farcela e non esclude la possibilità di cessare l’attività nel prossimo futuro».

Infine, alcune delle misure di sostegno offerte dal Governo non sembrano aver funzionato a dovere: secondo l’analisi di Confcommercio, meno della metà delle imprese (il 44%) ha beneficiato di indennizzi, come il bonus di 600 euro, ed è ancora estremamente bassa la quota di chi ha ottenuto prestiti garantiti o fruito della cassa integrazione.

«Le imprese di minori dimensioni, avendo perso per oltre 2 mesi quasi il 100% del fatturato non hanno convenienza a contrarre ulteriori prestiti i quali andrebbero ripagati con un reddito futuro la cui formazione appare oggi molto incerta», spiega lo studio.

Così «le valutazioni conclusive sono fortemente negative. Emerge una significativa oscillazione dei giudizi tra la voglia di tornare a fare business e percezioni piuttosto cupe sull’andamento dei ricavi, il tutto condito da un esplicito orientamento delle imprese volto a smussare l’impatto delle difficoltà e dei problemi», rileva la Confcommercio.

«Gli imprenditori hanno volontà di riaprire nonostante le difficoltà, ma c’è il rischio di una tempesta perfetta», afferma il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, commentando questa ricerca diffusa a due settimane dal riavvio del 18 maggio. «Da una parte i pesanti costi della Fase 2 e le poche entrate – spiega Sangalli – dall’altra una crisi di liquidità che persiste e si aggrava».



1 Commento

  1. riaperto dal 14 aprile, sono al 20% di presenze rispetto anno scorso. Semplicemente i clienti o non si fidano o non vogliono spendere.

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