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Lo sai che? Insulti alla guida: mandare a quel paese è reato ma c’è l’attenuante

Lo sai che? Pubblicato il 28 ottobre 2013

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> Lo sai che? Pubblicato il 28 ottobre 2013

Si possono chiedere le attenuanti solo se l’automobilista offeso ha commesso un fatto ingiusto, che certo non è una semplice violazione del codice della strada; l’ingiuria comunque rimane.

Una pessima guida non è una scriminante: dare del “cafone” o fare un gestaccio a chi non va d’accordo con lo sterzo costituisce sempre un reato. L’ingiuria è dietro l’angolo anche quando si è alla guida. Neanche si può invocare, a propria discolpa, la fretta, lo stato di stress o la collera per il traffico. Si è comunque responsabili. Ma…

Ci sono le attenuanti. Che ovviamente vanno provate. C’è, insomma, la possibilità, in determinati casi, pur rimanendo colpevoli, di avere uno sconto sulla pena. E ciò succede quando chi ha ricevuto l’insulto era a sua volta colpevole di aver commesso un “fatto ingiusto”.

È questo quello che insegna la Cassazione in una sentenza di qualche anno fa [1], ma pur sempre valida a ricordare agli automobilisti che si deve rispettare non solo il codice della strada, ma anche quello penale.

Non resta, a questo punto, che definire cosa possa essere quel “fatto ingiusto” che giustifica, o meglio, attenua la gravità dell’insulto.

Certo, non è “ingiusto” l’aver dimenticato di azionare le frecce, o l’incedere con lentezza estenuante o, peggio, l’essere indecisi all’incrocio e far scattare di nuovo il rosso. Questi sono tutti comportamenti che denotano poca pratica alla guida, ma che non violano neanche il codice della strada.

In una scala di gravità, non potrebbe considerarsi “fatto ingiusto” neppure una semplice distrazione alla guida idonea a provocare un tamponamento. Interpretando il pensiero della Suprema Corte, infatti, neanche in questi casi è consentito “mandare a quel paese” una persona.

Per “fatto ingiusto” deve allora ritenersi un fatto di una certa rilevanza penale. Insomma: un crimine. Ovviamente non c’è bisogno di prendere una pistola e tentare di sparare alle gomme altrui per prendersi un bel “vaffa”. Basta anche l’aver bloccato la strada, abbandonando l’auto in modo (ci si consenta il termine) “delinquenziale”. In questi casi, infatti, oltre a subìre una multa, si può incorrere in violazioni delle norme penali.

 

Per esempio, la Cassazione in passato [2] ha detto che bloccare l’auto all’ingresso di un garage privato è reato di violenza privata. In questo caso, ben può parlarsi di “fatto ingiusto”.

In un altro caso, la Corte ha assolto dal reato d’ingiuria un trentenne che aveva dato del cafone a un automobilista il quale, a sua volta, aveva parcheggiato male la macchina, bloccando la strada [1].

Insomma, come dire che commettere un reato può giustificare una reazione di pari gravità penale. In tali ipotesi, chi ha proferito l’ingiuria resta comunque colpevole, ma quanto meno vedrà riconoscersi le attenuanti dal giudice.

Fuori da questi contesti, invece, è sempre bene ricordare che non vi può essere alcuna tolleranza e offendere le persone – sia pure spinti da motivi personali, da stress o dalla congestione di un ingorgo – non lascerà spazio a sconti sulla pena.

note

[1] Cass. sent. n. 3688/2011.

[2] Cass. sent. n. 28487/13.


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