Coronavirus e cervello, come danneggia l’olfatto

1 Giugno 2020
Coronavirus e cervello, come danneggia l’olfatto

Il Covid-19 colpisce anche altri organi, oltre ai polmoni. Vediamo con quali conseguenze.

Vi avevamo già parlato di come il Coronavirus non si limita a configurarsi come infezione polmonare: molti altri organi possono essere interessati dal Covid (leggi l’articolo: Coronavirus, tutti gli organi che può colpire); tra questi, il cervello. È infatti questo il motivo di una certa sintomatologia, ad esempio la perdita del gusto e dell’olfatto. Uno studio conferma quelle che, finora, erano state solo osservazioni in alcuni casi isolati e ci dice come si presentano questi disturbi. Ci spiega, cioè, che è vero che il virus può colpire anche il sistema nervoso. Come? Ce lo rivela una nota dell’agenzia di stampa Adnkronos, che ci informa di questo articolo, uscito su Jama Neurology e scritto dai neuroradiologi italiani dell’Irccs Humanitas di Rozzano (Milano), che espone le conclusioni della ricerca.

Come agisce sul cervello 

Secondo questo studio, il virus può arrivare fino al cervello e alterare una regione cerebrale coinvolta nell’olfatto. E lo fa attraverso un esempio concreto, quello di una collega dei ricercatori che si è ammalata di Covid e che aveva, fra i sintomi, la perdita dell’olfatto (anosmia): il suo cervello, alla risonanza magnetica, mostrava delle alterazioni.

Gli odori vengono catturati dalle cellule olfattive (epitelio olfattivo) situate nelle cavità nasali, e il segnale chimico veicolato dalla molecola odorosa viene trasformato in impulsi nervosi. I neuroni dell’epitelio olfattivo inviano i loro assoni (conduttori di impulsi) nei due bulbi olfattivi. Le fibre nervose di queste strutture nervose trasmettono quindi informazioni al cervello, specialmente nella corteccia prefrontale. Questo spiega perché qualsiasi danno al bulbo olfattivo può portare alla perdita dell’odorato.

La giovane dottoressa che si è ammalata

La dottoressa, una neuroradiologa di 25 anni che lavorava in un’unità Covid dell’Humanitas, un giorno ha iniziato ad avere una tosse moderata, con anosmia e perdita parziale di gusto (ageusia). Non aveva febbre né crisi epilettiche e le lastre al torace non mostravano segni di polmonite. La risonanza magnetica cerebrale, però, evidenziava un’immagine anomala di una regione superficiale del cervello, il gyrus rectus destro.

Questa regione della corteccia prefrontale, situata nella parte inferiore degli emisferi cerebrali, è coinvolta nell’olfatto. E i neuroradiologi hanno notato anche la presenza di un ipersegnale nei bulbi olfattivi. È stato, quindi, eseguito il tampone naso-faringeo che è risultato positivo al Coronavirus.

Dal naso al cervello, con conseguenze sull’olfatto

“In base ai risultati della risonanza magnetica, tra cui lievi anomalie nel bulbo olfattivo, si può pensare che Sars-CoV-2 possa arrivare al cervello attraverso il percorso olfattivo e causare così disfunzioni olfattive sensoriali”, commenta Letterio Salvatore Politi, responsabile dell’unità operativa di Radiologia diagnostica di Humanitas, autore dello studio. “Sembra quindi che il virus abbia un neurotropismo, in altre parole la capacità di penetrare, attraverso il bulbo olfattivo, nel sistema nervoso centrale e causare una compromissione diretta”.

La conferma definitiva di questa azione diretta del Coronavirus a livello cerebrale richiederebbe i risultati dell’analisi del liquido cerebrospinale (che occupa le cavità del cervello), che non era il caso di eseguire in questa paziente che aveva sviluppato una forma lieve della malattia. D’altra parte – conclude lo studio – l’esame del cervello dei pazienti affetti da Covid-19 deceduti documenterebbe questa compromissione, mostrando la presenza nella microscopia elettronica delle particelle virali nel tessuto cerebrale.



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