Coronavirus, l’antitumorale che potrebbe funzionare

1 Giugno 2020
Coronavirus, l’antitumorale che potrebbe funzionare

Un nuovo farmaco sotto i riflettori: si chiama Everolimus e viene usato come antirigetto dopo i trapianti e per curare alcuni tumori, tra cui quello che colpisce le cellule renali.

Avvertenza doverosa, quando pubblichiamo questo genere di articoli: dovete sapere – ma siamo certi che lo sapete già – che non esistono, ora come ora, farmaci dall’efficacia scientificamente dimostrata contro il Coronavirus. Esistono tentativi che si stanno facendo, in ambito sperimentale, per testare medicinali usati per la cura di altre malattie, dall’artrite alla gotta ai tumori, che, in alcuni casi isolati, hanno dimostrato di funzionare, nel senso che riescono a scatenare una risposta all’infezione.

Gli studi, tutti in corso, hanno lo scopo di capire se questi buoni risultati che si osservano in alcuni pazienti possano essere sistematici – e quindi valere per tutti i malati di Covid – oppure no. Al momento, non essendo conclusi, non abbiamo ancora una risposta certa. Sul sito dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) sono riepilogati tutti gli studi che si stanno portando avanti. Sperimentazioni, chieste e autorizzate dall’Aifa, che ospedali italiani stanno conducendo con alcuni farmaci o medicinali combinati (per saperne di più vi rimandiamo al sito dell’Aifa o a questo articolo che sintetizza le sperimentazioni in corso: Coronavirus, due nuovi studi sui farmaci).

La proposta di un gruppo di ricercatori

Oggi, l’Università degli Studi della Basilicata, in collaborazione con l’Università Federico II di Napoli, ha pubblicato un articolo su una rivista scientifica internazionale, Frontieres in Pharmacology, che propone di valutare un ulteriore farmaco, oltre a quelli già in corso di test: l’Everolimus. Si tratta di un medicinale usato come immunosoppressore per prevenire il rigetto, dopo i trapianti di organi o per curare alcuni tipi di cancro, come ad esempio il carcinoma delle cellule renali, o tumori al pancreas e al seno.

Secondo l’università della Basilicata potrebbe essere testato come terapia antiCovid. “Il lavoro – si legge su una nota dell’ateneo – sviluppa l’ipotesi di una terapia per contrastare l’infezione da Coronavirus, nata dalla collaborazione tra il gruppo di ricerca del professor Giuseppe Terrazzano, del dipartimento di Scienze dell’università della Basilicata, e il team della professoressa Giuseppina Ruggiero, del dipartimento di Scienze mediche traslazionali dell’ateneo di Napoli Federico II (coadiuvati dai dottori Valentina Rubino, Anna Palatucci, Angela Giovazzino e Flavia Carriero).

Nell’articolo, dal titolo ‘An open question: is it rational to inhibit the mTor-dependent pathway as Covid-19 therapy?‘ (Una quesitone aperta: è razionale inibire il meccanismo di mTor come terapia per la Covid-19?), si studia, e quindi si condivide con la comunità scientifica internazionale, l’ipotesi di impiego di un farmaco immuno-modulante, l’Everolimus, come terapia per il Covid-19“.

Perché l’Everolimus potrebbe dare risultati

È stata la stessa rivista a chiedere contributi alla comunità scientifica mondiale. Finora, Frontiers in Pharmacology ne ha pubblicati una decina, tra cui l’articolo dell’università della Basilicata sull’Everolimus. I ricercatori, nella loro nota, spiegano che, essendo l’Everolimus un farmaco immune-modulante, si può pensare di testarlo contro il Covid-19.

“I pazienti con sintomatologia molto grave – afferma l’équipe di studiosi – mostrano un’iperattivazione della risposta infiammatoria del sistema immunitario, mediata dall’iper-produzione di molecole infiammatorie che scatenano la cosiddetta ‘tempesta citochinica‘. Questa sembra essere la principale causa dell’esacerbazione del Covid-19, e dell’esito infausto dell’infezione. Pertanto, nel mondo sono in corso di sperimentazione alcune terapie basate sull’inibizione della risposta immunitaria, per ridurre l’infiammazione polmonare e le altre gravissime complicazioni del Covid”.

Secondo il professor Terrazzano, l’Everolimus, noto per essere in grado di modulare la risposta immunitaria, potrebbe proprio per questo alleggerire la tempesta citochinica nel Covid, “contribuendo a riportare alla normalità l’attivazione del sistema immunitario con meccanismi complessi. L’Everolimus, inoltre, in passato è stato descritto per avere anche un effetto antivirale che, potenzialmente, potrebbe dimostrarsi utile anche nel corso dell’infezione da Sars-CoV2″.



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