Coronavirus, come far ripartire la giustizia

1 Giugno 2020
Coronavirus, come far ripartire la giustizia

Le proposte al governo dell’Ordine degli avvocati di Milano.

L’emergenza Coronavirus ha impattato direttamente anche sulla giustizia, provocando slittamenti di udienze che aumentano l’arretrato  dei tribunali italiani. Ci vuole una risposta forte da parte della politica: ne è convinto l’Ordine degli avvocati di Milano che, con una nota diramata oggi, ha messo sul tavolo una serie di proposte all’Esecutivo per la Fase 2 dell’amministrazione giudiziaria. Le sintetizza l’agenzia di stampa Adnkronos, riportando stralci del documento degli avvocati milanesi.

La giustizia dimenticata 

“Dopo tre mesi di grande impegno e collaborazione tra Ordine e uffici giudiziari per elaborare linee guida e protocolli che potessero garantire, anche se a scartamento ridotto, una continuità del sistema giustizia milanese, è ora di ripartire in maniera decisa e forte”, scrivono gli avvocati.

Il presidente dell’Ordine meneghino Vinicio Nardo osserva, con amarezza, che la giustizia è la nostra Cenerentola: “Non sta a cuore alla politica italiana – si legge sulla nota -. Un Paese che si preoccupa di tutti i settori eludendo il comparto giustizia, sta venendo meno ai principi costituzionali di uno Stato di diritto. È vitale che la giustizia riparta, in gioco ci sono le garanzie per tutti i cittadini”.

La tempesta perfetta al tribunale di Milano

Il tribunale di Milano, essendo stata la Lombardia duramente colpita dal Coronavirus, “ha vissuto quella che molti hanno definito la tempesta perfetta – continuano gli avvocati – Covid-19, incendio e allagamento, infatti, hanno messo in ginocchio la macchina complessa della giustizia coinvolgendo, per ragioni diverse, in particolare il tribunale di sorveglianza, gli uffici del gip e gli uffici del giudice di pace. Questi sono i giorni di una ripresa disomogenea, che si traducono ancora in una sostanziale stasi lavorativa, vissuta dagli avvocati con una maggiore e diversa apprensione rispetto a ogni altro operatore di giustizia“.

Ed è il rapporto con le cancellerie che ha fatto preoccupare l’Ordine di Milano che rileva come, nonostante la ripresa del decorso dei termini dal 12 maggio scorso, rimanga limitato l’accesso agli uffici e si registrino episodi di insofferenza a qualsiasi forma di interazione fisica, determinando una situazione “ghettizzante” per gli avvocati.

Cosa chiedono gli avvocati

La proposta che parte da Milano, si legge sul documento “è di superare tutte le frizioni, di rilanciare il processo telematico in tutti i settori, superando il ritardo nella digital transformation di cui soffre l’intero sistema giustizia, ma è anche quella di agire rapidamente sui crediti arretrati. Quel che occorre è, in breve, una risposta politica concreta per una categoria ignorata dalle misure economiche poste in essere dal governo”.

Milano, denunciano, “secondo tradizione, si propone come sperimentatore tecnologico e invita il ministro della Giustizia e il governo a promuovere ed emanare norme specifiche e adeguate a garantire il funzionamento della giustizia, assicurando la riattivazione di un servizio essenziale per la vita democratica del Paese”.



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