App Immuni: ok del Garante privacy ma con prescrizioni

1 Giugno 2020
App Immuni: ok del Garante privacy ma con prescrizioni

Stabilite misure per la sicurezza dei dati personali degli utenti che la scaricheranno. Dovrà essere prevista la disattivazione temporanea del funzionamento.

Il Garante per la protezione dei dati personali ha dato il via libera all’app Immuni, che servirà per tracciare i contatti rilevando gli incontri avvenuti con persone risultate positive al Covid-19.

Sotto il profilo dell’impatto sulla privacy, il Garante ha ritenuto che il trattamento dei dati personali dei cittadini che scaricheranno l’app sui propri smartphone «può essere considerato proporzionato, essendo state previste misure volte a garantire in misura sufficiente il rispetto dei diritti e le libertà degli interessati, che attenuano i rischi che potrebbero derivare dal trattamento».

Ma il Garante privacy ha dato un ok condizionato al rispetto di alcune precauzioni e prescrizioni, che ha ritenuto necessarie per rafforzare la sicurezza dei dati personali degli utilizzatori, «tenuto conto della complessità del sistema di allerta e del numero dei soggetti potenzialmente coinvolti», spiega in un comunicato diffuso dall’agenzia stampa Adnkronos.

Il Garante vuole che tali misure vengano «adottate nell’ambito della sperimentazione del sistema, così da garantire che nella fase di attuazione ogni residua criticità sia risolta». Infatti la sperimentazione nelle Regioni pilota (Puglia, Liguria, Abruzzo e Marche) è partita proprio oggi e fra una decina di giorni, se l’esito sarà positivo, l’uso dell’applicazione verrà esteso in tutta Italia, ma sempre su base volontaria.

In particolare, l’Autorità ha chiesto che gli utenti siano informati adeguatamente in ordine al funzionamento dell’algoritmo di calcolo utilizzato per la valutazione del rischio di esposizione al contagio. E dovranno essere portati a conoscenza del fatto che il sistema potrebbe generare notifiche di esposizione «che non sempre riflettono un’effettiva condizione di rischio».

Gli utenti dovranno avere inoltre la possibilità di «disattivare temporaneamente l’app attraverso una funzione facilmente accessibile nella schermata principale». Ed ancora, il Garante prescrive che i dati raccolti «non potranno essere trattati per finalità non previste dalla norma che istituisce l’app».

Dovrà anche essere garantita «la trasparenza del trattamento a fini statistico-epidemiologici dei dati raccolti e individuate modalità adeguate a proteggerli, evitando ogni forma di riassociazione a soggetti identificabili e adottando idonee misure di sicurezza e tecniche di anonimizzazione». Insomma, l’anonimato dovrà essere effettivo e garantito al 100%. Per questo, dovranno anche «essere introdotte misure volte ad assicurare il tracciamento delle operazioni compiute dagli amministratori di sistema sui sistemi operativi, sulla rete e sulle basi dati».

Le precauzioni stabilite dal Garante entrano poi nello specifico, quando prevedono che «la conservazione degli indirizzi ip dei cellulari dovrà essere commisurata ai tempi strettamente necessari per il rilevamento di anomalie e di attacchi». Ed ancora – prosegue la lista delle indicazioni – «dovranno essere adottate misure tecniche e organizzative per mitigare i rischi derivanti da falsi positivi».

Infine «particolare attenzione dovrà essere dedicata all’informativa e al messaggio di allerta, tenendo altresì conto del fatto che è previsto l’uso del sistema anche da parte di minori ultra quattordicenni». Con l’occasione il Garante ha voluto sottolineare che «il trattamento di dati personali raccolti attraverso la app, da parte di soggetti non autorizzati, può determinare un trattamento di dati personali illecito, eventualmente anche sotto il profilo penale».

Leggi anche: App Immuni: forse fugati i dubbi sulla privacy e App Immuni e tracciamento: cosa ne pensa il Garante privacy.



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