Il Coronavirus è ancora una malattia killer

1 Giugno 2020
Il Coronavirus è ancora una malattia killer

L’Organizzazione mondiale della sanità invita a diffidare di chi ritiene già vinta la battaglia contro la pandemia.

Troppo presto per cantare vittoria contro il Coronavirus. Dopo le polemiche sulle dichiarazioni del primario dell’ospedale San Raffaele di Milano Alberto Zangrillo, direttore della terapia intensiva, per il quale “il Covid-19 dal punto di vista clinico non esiste più”, sul tema è intervenuta oggi l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms).

La paura di un messaggio negativo

Zangrillo ha detto di non voler intendere che il Coronavirus è mutato nella sua struttura, cosa della quale, in effetti, non c’è prova dal punto di vista scientifico ed è per questo che è avventuroso anche ritenere che ci sia stato un indebolimento. Resta il fatto che si è temuto che le sue parole potessero essere interpretate dalla gente come un pretesto per trascurare norme di prevenzione indispensabili: lavaggio mani e distanziamento sociale. Un messaggio negativo, insomma, che, in qualche modo, potesse invogliare ad abbassare la guardia. Tra i colleghi, ha risposto a Zangrillo la virologa Ilaria Capua, secondo la quale “non è il virus che è cambiato, ma siamo noi che abbiamo imparato a proteggerci”. Un’analisi che, in sostanza, è la stessa dell’Oms.

Il virus uccide ancora

Durante la conferenza stampa settimanale per fare il punto sull’evoluzione della pandemia, i vertici dell’Organizzazione hanno tenuto a precisare che “questo è ancora un virus killer – ha dichiarato Mike Ryan, capo del programma di emergenze sanitarie dell’Organizzazione -. Non è interesse di un virus uccidere tutti coloro che infetta, lo abbiamo visto con i bambini, ma la contagiosità e la severità non sono cambiate. Abbiamo imparato però a ridurre la trasmissione e stiamo anche studiando se l’intensità dell’esposizione al virus, come nel caso degli operatori sanitari, possa avere un ruolo nella severità della malattia”.

L’appello agli Stati Uniti

Dalla conferenza di oggi è arrivato anche un messaggio forte e chiaro agli Stati Uniti, primo finanziatore dell’Oms fino a tre giorni fa, quando il presidente Donald Trump ha confermato, dopo reiterati annunci, di voler mettere fine alla relazione degli Usa con l’Organizzazione. “È da tempo che il mondo beneficia del forte impegno collaborativo con il governo e il popolo degli Stati Uniti – ha detto il direttore generale Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus -. È desiderio dell’Oms che questa collaborazione continui. Il contributo e la generosità degli Stati Uniti nei confronti della salute globale sono stati immensi per molti decenni e hanno fatto una grande differenza nella salute pubblica in tutto il mondo”.

Il pericolo della resistenza agli antibiotici

I vertici dell’Organizzazione si sono poi soffermati su un rischio concreto che corriamo: quello della resistenza agli antibiotici, sul quale la pandemia influisce pesantemente perché molte persone che si sono ammalate di Covid in forma non grave hanno fatto un uso a volte inappropriato di questi medicinali (leggi l’articolo: Resistenza agli antibiotici, l’Oms lancia l’allarme).



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