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Mobbing colleghi

18 Agosto 2020
Mobbing colleghi

Come comportarsi se sul lavoro si è vittima di umiliazioni: dal ricorso alla denuncia.

Immagina di lavorare in un’azienda che si occupa di trasporti e spedizioni. La paga è buona, ma il clima sul lavoro è insopportabile. Fin dal primo giorno, infatti, sei stato preso di mira dagli altri dipendenti. In particolare, subisci continui dispetti, umiliazioni verbali e provocazioni. Lo scopo è quello di sminuirti agli occhi del tuo capo, il quale sembra non accorgersi di niente. Hai cercato di affrontare la questione e di parlare con gli altri dipendenti, ma non è servito a niente. Non sai che fare e, per giunta, stai iniziando a soffrire di depressione a causa delle continue angherie. Forse non sai che spesso il motivo per cui viene attuato il mobbing da parte dei colleghi è la gelosia professionale. In pratica, si cerca di ostacolare la carriera di un lavoratore molto dotato. Nell’articolo che segue vedremo insieme come comportarsi quando si è vittima di atteggiamenti vessatori in un ambiente lavorativo. 

Mobbing: cosa significa?

La parola mobbing deriva dall’inglese to mob che significa assalire, molestare, accerchiare qualcuno. In pratica, il mobbing racchiude un insieme di comportamenti persecutori e vessatori, ripetuti nel tempo, finalizzati ad emarginare il lavoratore per spingerlo alle dimissioni. Ti faccio subito un esempio.

Tizia lavora alla posta come addetta allo sportello. Le colleghe si accorgono subito della bravura di Tizia e, per evitare una sua futura promozione, le consigliano delle operazioni sbagliate e la umiliano allo scopo di indebolire le sue resistenze psicologiche e portarla poi al licenziamento. 

Mobbing: quali sono i requisiti?

Prima di accusare qualcuno di mobbing è indispensabile che ci siano i seguenti presupposti:

  • una pluralità di condotte vessatorie che si ripetono da almeno sei mesi: in buona sostanza, non deve trattarsi di episodi isolati; 
  • l’evento lesivo, ossia il danno all’integrità fisica e/o psichica del lavoratore: pensa, ad esempio, a chi comincia a soffrire di tachicardia o di depressione a causa della violenza psicologica;
  • la relazione tra le vessazioni e il danno alla salute (il cosiddetto nesso di causalità);
  • l’intenzionalità del mobber che pone in essere la condotta persecutoria nei confronti della vittima.

Mobbing colleghi

Partiamo subito con due esempi.

Tizia lavora come assistente alla poltrona presso uno studio dentistico. Le colleghe, però, cercano di sminuirla in tutti i modi e le attribuiscono errori mai commessi. A causa di tali vessazioni, Tizia non riesce più a dormire la notte, mangia poco e non vuole più andare a lavorare.

Caio è operaio in una grande fabbrica. A causa della sua bravura, viene costantemente umiliato e schernito dai suoi colleghi. Tale atteggiamento, con il tempo, provoca a Caio un forte stress che, aggiunto ai turni massacranti, gli provoca un attacco di cuore.

Riconoscere il mobbing non è facile. Spesso, infatti, il lavoratore si rende conto troppo tardi di essere vittima di questo fenomeno, noto anche come “terrorismo psicologico”.

Il mobbing da parte dei colleghi – detto anche mobbing orizzontale – inizia con l’individuazione della vittima, spesso e volentieri un lavoratore capace che ha tutte le carte in regola per fare una bella carriera. Quindi, la gelosia spinge i colleghi di pari grado ad accanirsi nei confronti della vittima con rimproveri, maltrattamenti, aggressioni verbali, provocazioni, insulti, ecc. Lo scopo è molto semplice: si cerca in tutti i modi di ostacolare l’ascesa del lavoratore particolarmente brillante per sminuirlo davanti ai superiori, isolarlo e costringerlo ad abbandonare il posto di lavoro.

È chiaro che, a lungo andare, la vittima comincia a dare i primi segni di cedimento, soprattutto quando si tratta di una persona emotiva che non reagisce alle angherie altrui. A questo punto, il lavoratore può decidere di:

  • chiedere aiuto, anche a familiari o amici;
  • rassegnarsi e sviluppare pensieri suicidi oppure omicidi;
  • dare le dimissioni e abbandonare il lavoro.

Fin qui abbiamo parlato del mobbing orizzontale, ossia le vessazioni perpetrate dai colleghi. Esiste, però, anche il mobbing verticale che viene attuato direttamente dal datore di lavoro o dal superiore gerarchico (pensa, ad esempio, al datore di lavoro che controlla ossessivamente il dipendente o gli attribuisce mansioni inferiori rispetto alle sue competenze). In entrambi i casi, lo scopo è identico: emarginare il lavoratore, mortificarlo e indurlo alle dimissioni. 

Mobbing colleghi: come tutelarsi?

I tuoi colleghi sono soliti assumere atteggiamenti vessatori nei tuoi confronti? La prevaricazione o la persecuzione sono tali che non ti permettono di lavorare serenamente? Ebbene, se tali comportamenti mobbizzanti durano da almeno sei mesi e ti hanno causato una lesione al tuo equilibro psicofisico, sappi che una via d’uscita esiste. Puoi chiedere aiuto ai centri anti-mobbing dove ci sono persone qualificate pronte ad assisterti dal punto di vista legale e psicologico. 

In ogni caso, in situazioni come queste, è sempre bene rivolgersi ad un avvocato esperto in grado di tutelarti al meglio. In pratica, qualora tu abbia subito un serio danno (ad esempio, sei caduto in depressione) puoi chiedere il risarcimento:

  • in sede civile: in tal caso, è necessario depositare un ricorso in tribunale (sezione lavoro) territorialmente competente;
  • in sede penale: se la condotta mobbizzante ha un risvolto penale, ad esempio i colleghi ti hanno minacciato o diffamato, puoi presentare una denuncia-querela alla polizia o ai carabinieri e costituirti parte civile in un eventuale processo.

Attenzione: se vuoi ottenere il risarcimento devi essere in grado di dimostrare il mobbing e il danno subito. Per questa ragione sono indispensabili i certificati medici, i testimoni, ecc. Nell’ipotesi in cui il lavoratore chieda il risarcimento del danno in conseguenza di una pluralità di comportamenti di natura persecutoria, il giudice è tenuto infatti a valutare, sulla base delle prove raccolte, il carattere vessatorio di detti comportamenti e la loro relazione con il danno sofferto dalla vittima.



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