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Si può impedire ad un figlio di frequentare gli amici?

2 Giugno 2020 | Autore:
Si può impedire ad un figlio di frequentare gli amici?

È legale proibire alla prole di uscire o di vedere gli amici? Quando l’autorità genitoriale sfocia nel reato? I genitori possono vietare la frequentazione?

Il mestiere di genitore è probabilmente il più difficile al mondo e, senza dubbio, il più ingrato: a fronte di tanti sacrifici si viene spesso corrisposti con ingratitudine e incomprensione. Soprattutto in età adolescenziale, cercare di seguire la prole e di impedirle di commettere errori a volte gravi è impresa davvero ardua, e le cose si complicano ulteriormente quando entrano in gioco gli amici. Quante volte ti sei preoccupato per la combriccola che frequenta tuo figlio? Quante nottate insonni temendo che tuo figlio si sia messo nei guai per seguire quelle teste calde dei suoi compagni? A volte, assalito dall’ansia, hai pensato anche a rimedi drastici, tipo chiudere tuo figlio nella propria camera e gettare la chiave. Altre volte, scendendo a patti con l’impeto del primo momento, hai avuto un’altra idea: quella di impedire a tuo figlio di frequentare gli amici. Ma questo si può fare oppure è illegale?

Certo: proibire a un individuo di non uscire oppure di frequentare solamente determinate persone è senza dubbio una bella intrusione nella vita altrui. Se lo si comandasse ad altri parenti o a terzi estranei, sicuramente questi potrebbero voltare le spalle al comando, ignorandolo impunemente. Tuttavia, quando si tratta dei figli (minorenni, s’intende) le cose cambiano: i genitori hanno precisi doveri nei riguardi della prole, doveri che comportano anche l’esercizio di una certa dose di autorità. Insomma: i genitori possono esercitare nei confronti dei figli dei poteri che non potrebbero permettersi con nessun altro.

Tutto ciò non significa, però, che la responsabilità genitoriale possa tramutarsi in una tirannia mascherata: non è possibile spingersi sino al punto di limitare la libertà personale della prole, né di limitarne la libertà di autodeterminarsi in relazione agli altri. Sarebbe sbagliato e illegittimo, ad esempio, impedire od ostacolare un fidanzamento. Detto ciò, vediamo se un genitore può impedire al figlio di frequentare gli amici.

Responsabilità genitoriale: cos’è?

Ricordi la vecchia potestà genitoriale? Ebbene, già da qualche anno ha preso il nome di responsabilità genitoriale. La differente denominazione, da sola, fa capire molte cose: i genitori non esercitano un “potere” sui figli, ma hanno nei loro riguardi una precisa responsabilità che avvolge differenti aspetti della vita: l’educazione, la formazione, l’istruzione,

Secondo il codice civile [1], entrambi i genitori hanno la responsabilità genitoriale che è esercitata di comune accordo tenendo conto delle capacità, delle inclinazioni naturali e delle aspirazioni del figlio. I genitori di comune accordo stabiliscono la residenza abituale del minore.

La locuzione responsabilità genitoriale privilegia l’aspetto degli obblighi dei genitori nei confronti dei figli, superando la concezione del potere, pur visto in funzione dell’adempimento dei doveri nei loro confronti.

Viene così radicalmente mutata la prospettiva, mettendo al centro della famiglia i figli: non più soggezione del figlio ad un potere/dovere dei genitori, ma assunzione di un obbligo da parte di madre e padre.

Dunque, l’autorità di cui sono rivestiti i genitori nei confronti della prole deve essere esercitata solamente nel suo esclusivo interesse, escludendo da essa ogni aspetto meramente egoistico.

Peraltro, la legge [2] specifica altresì che la responsabilità genitoriale di entrambi i genitori non cessa a seguito di separazione, scioglimento, cessazione degli effetti civili, annullamento, nullità del matrimonio, rafforzando pertanto l’assunto secondo cui i problemi che possono sussistere tra i genitori non devono incidere sul rapporto che ciascuno di essi ha nei confronti dei figli.

Genitori: possono impedire ai figli di uscire con gli amici?

Sui genitori incombe un vero e proprio dovere di educare ed istruire i figli [3]. Mentre l’istruzione si riferisce alla necessità che la prole frequenti le scuole e, quindi, abbia una buona cultura per potersi preparare al lavoro che svolgerà in futuro, l’educazione è qualcosa di molto più complesso, che trascende la sfera del sapere nozionistico e che riguarda la formazione della prole, da intendersi come apprendimento di principi intellettuali e morali, al fine di vivere bene con sé e con gli altri.

Dunque, se l’istruzione si può demandare a qualcun altro (agli insegnanti, ad esempio), l’educazione è affare proprio dei genitori, i quali giammai potrebbero sottrarsi a tale dovere.

Nel dovere di educare i figli può rientrare quello di impedire loro di frequentare gli amici, magari quelli che possono avere un cattivo ascendente? Sicuramente i genitori possono (anzi, devono) distogliere la prole dal mantenere una condotta biasimevole, sia dal punto di vista giuridico che morale.

Dunque, se i genitori ritengono diseducativo e perfino pericoloso che i figli frequentino determinate compagnie, allora possono vietare loro di uscire con soggetti poco raccomandabili.

Il problema, però, è come fare a impedire ai figli di frequentare determinati amici senza valicare il limite di ciò che è lecito: non basta molto, infatti, affinché le maniere forti utilizzate dai genitori per disciplinare i figli si tramutino in condotte penalmente rilevanti. Vediamo quali.

L’abuso di autorità dei genitori: reato

Impedire ai figli di frequentare i propri amici può rientrare nei doveri dei genitori che esercitano correttamente la responsabilità genitoriale, allorquando la compagnia possa essere pregiudizievole per l’educazione e la crescita della prole. Bisogna fare attenzione, però: i genitori che abusano della propria autorità possono commettere un reato.

Secondo il codice penale [4], chiunque abusa dei mezzi di correzione o di disciplina in danno di una persona sottoposta alla sua autorità, o a lui affidata per ragione di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, ovvero per l’esercizio di una professione o di un’arte, è punito, se dal fatto deriva il pericolo di una malattia nel corpo o nella mente, con la reclusione fino a sei mesi.

Se dall’abuso dei mezzi di correzione deriva una vera e propria lesione personale, allora si applicheranno le pene previste per questo reato, ridotte a un terzo.

Orbene, i genitori che impediscono ai figli di frequentare gli amici rischiano di incorrere in questo reato se la proibizione è realizzata mediante l’impiego di strumenti che siano in grado di ledere l’integrità fisica o psichica della prole.

Rientrano tra i mezzi di cui è possibile abusare penalmente non solo i classici strumenti utilizzati per percuotere (pensa alla vecchia “bacchettata” sui dorsi delle mani), ma anche i metodi di natura psicologica, quali le continue minacce, gli insulti, i dileggi, ecc.

Commette il reato di abuso dei mezzi di correzione il genitore che, pur di impedire al proprio figlio di uscire con gli amici, ricorre a schiaffi e percosse varie.

Commette il reato di abuso dei mezzi di correzione il genitore che, per non far uscire il figlio con gli amici, ricorre a continue vessazioni e insulti, tanto da far sentire il ragazzo in condizioni di grave disagio nei confronti della propria compagnia, giungendo così a rinunciarvi spontaneamente.

Insomma: anche la manipolazione psicologica commessa nei confronti del proprio figlio con lo scopo di impedirgli di uscire con gli amici può integrare il delitto di abuso di autorità e dei mezzi di correzione.

Attenzione: il reato in questione non è qualora il figlio sia già divenuto maggiorenne ancorché sia convivente, trattandosi di persona non più sottoposta all’autorità del genitore [5].

Maltrattamenti ai danni del figlio per impedirgli di uscire

Un altro delitto in cui possono incorrere i genitori che, pur di impedire al proprio figlio di frequentare gli amici, decidono di ricorrere alle “maniere forti”, è quello di maltrattamenti.

Secondo la legge, commette reato chiunque maltratta una persona della famiglia o comunque convivente, o una persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia.

Se dal fatto deriva una lesione personale grave, si applica la reclusione da quattro a nove anni; se ne deriva una lesione gravissima, la reclusione da sette a quindici anni; se ne deriva la morte, la reclusione da dodici a ventiquattro anni [6].

Questa fattispecie di reato è applicabile anche a chi causi un dolore psichico o una manipolazione psicologica, purché la vittima sia convivente. Secondo la giurisprudenza, infatti, nei maltrattamenti non rientrano soltanto le percosse, le lesioni, le ingiurie, le minacce, ma anche gli atti di disprezzo e di offesa alla dignità, idonei a causare sofferenze morali [7].

Maltrattamenti e abuso di disciplina: differenza

La differenza tra il reato di maltrattamenti e quello di abuso dei mezzi di correzione o di disciplina sta in ciò: mentre il primo reato può essere commesso nei confronti di qualsiasi convivente (non solo il figlio, minorenne o maggiorenne che sia, ma anche il coniuge o il partner), il secondo può essere commesso solo nei riguardi di determinato soggetto che debba sottostare all’autorità di un’altra persona (nel nostro caso, quella genitoriale).

Inoltre, mentre il reato di abuso dei mezzi di correzione presuppone l’impiego di strumenti normalmente leciti, utilizzati però in maniera esasperata e, quindi, deleteria (pensa al genitore che non si limiti a far saltare il dolce o la cena al figlio disobbediente, ma che lo privi dei pasti a lungo), il secondo si tramuta in una vessazione (fisica o psicologica) che nulla ha a che vedere con l’educazione.

Impedire alla prole di vedere amici: sequestro di persona

Il fatto di impedire ai propri figli di uscire con gli amici può sfociare in reati ancora più seri: commette il delitto di sequestro di persona [8] il genitore che, pur di impedire al figlio di frequentare i compagni, lo chiuda a chiave nella propria stanza.

Ovviamente, affinché si integri il sequestro di persona occorre che la privazione della libertà personale si sia protratta per un tempo apprezzabile: non è sufficiente rinchiudere il proprio figlio per cinque minuti nella sua camera affinché si possa incorrere in questo grave delitto.

Minacciare la prole per impedirle di frequentare gli amici

I genitori che impediscano ai figli di frequentare gli amici possono incorrere nel reato di violenza privata [9], che punisce con la reclusione fino a quattro anni chi, con violenza o minaccia, costringe altri a fare, tollerare od omettere qualche cosa.

Dunque, il genitore che impedisce al figlio di vedere gli amici dietro la minaccia di percosse o di illecite restrizioni rischia di incorrere nel delitto di violenza privata.

Tizio vieta al figlio Caio di uscire con gli amici minacciandolo di percuoterlo se lo farà.

La minaccia deve consistere nella prospettazione di un male ingiusto e notevole; pertanto, non scatterebbe il reato se la minaccia consistesse in una privazione di qualcosa che non è necessario (ad esempio, la minaccia di non andare in vacanza, di non provvedere all’acquisto di giochi, ecc.). Si deve ritenere che tale “minaccia”, infatti, rientri nel potere del genitore di scegliere come educare al meglio il proprio figlio.

Impedire ai figli di vedere gli amici: quando è legale?

Alla luce di quanto detto sinora, possiamo dire che è legale impedire ai figli di frequentare gli amici solamente se:

  • la frequentazione sia evidentemente deleteria per la prole, nel senso che la compagnia esercita su di essa un evidente ascendente negativo (ad esempio, avviamento alla commissione di reati, quali lo spaccio, ecc.);
  • la proibizione non sfoci in percosse, lesioni o, comunque, nell’uso della coercizione (fisica o morale che sia);
  • la proibizione non sia irragionevole e non dia luogo a pericolose ritorsioni del genitore nei confronti del figlio. Il dovere di istruire, educare e assistere moralmente la prole non viene meno nemmeno se quest’ultima sia disobbediente.

Se, nonostante gli sforzi, i figli volessero comunque frequentare gli amici, allora non si potrà fare altro che accettare la decisione: non si può coartare la volontà di un’altra persona, nemmeno se quest’ultima è del proprio figlio.


note

[1] Art. 316 cod. civ.

[2] Art. 317 cod. civ.

[3] Art. 147 cod. civ.

[4] Art. 571 cod. pen.

[5] Cass., sent. n. 4444/2011.

[6] Art. 572 cod. pen.

[7] Cass., sent. n. 8396 del 12.09.1996.

[8] Art. 605 cod. pen.

[9] Art. 610 cod. pen.


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