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Come nascondersi al fisco?

2 Giugno 2020
Come nascondersi al fisco?

Esiste un modo per evitare i controlli e gli accertamenti dell’Agenzia delle Entrate? Restare nel mondo del sommerso, non presentare la dichiarazione dei redditi, consente di restare anonimi al fisco?

C’è un metodo legale per sfuggire ai controlli e agli accertamenti dell’Agenzia delle Entrate? Come nascondersi al fisco? Tutti vorremmo vivere senza il peso e il timore delle tasse. In realtà, fino a un certo livello di reddito, lo Stato garantisce una sostanziale esenzione dalle imposte sui redditi. Ciò a cui invece non ci si può sottrarre sono le imposte indirette, quelle cioè dovute all’atto dell’acquisto di beni e servizi, che vanno versate nell’immediatezza (si pensi all’Iva o all’imposta di bollo sulle istanze alla pubblica amministrazione).

Prima di chiedersi come nascondersi al fisco bisognerebbe dunque verificare se ciò sia davvero utile. Grazie infatti al meccanismo delle detrazioni d’imposta, la legge consente di sottrarre determinati redditi dall’Irpef che il contribuente dovrebbe pagare, con il risultato che l’ammontare di quest’ultima si riduce o addirittura si azzera. Anzi, se l’importo dell’Irpef da pagare dovesse scendere al di sotto della detrazione, il contribuente potrà godere di un credito d’imposta per la somma corrispondente alla differenza: sarà, insomma, creditore dello Stato. Di tanto abbiamo già parlato in Le categorie che non pagano tasse e imposte.

In questo breve articolo cercheremo di scoprire in che modo nascondersi al fisco e quali precauzioni adottare.

Si può sfuggire al fisco?

Il fisco sa tutto di noi già da quando veniamo al mondo: con l’assegnazione del codice fiscale ci viene attribuita una sorta di “targa” immutabile che ci accompagnerà per il resto della vita. Veniamo insomma schedati non appena nasciamo. 

Ma l’Agenzia delle Entrate non si preoccupa di noi per lungo tempo, almeno fino a quando non iniziamo ad acquistare la capacità di agire (con la maggiore età) e non iniziamo a concludere una serie di affari che possono essere rivelatori di ricchezza, a prescindere dalla presentazione di una eventuale dichiarazione dei redditi: si pensi all’apertura di un conto corrente, alla sottoscrizione di un contratto di mutuo o di affitto, ecc.

Non c’è dubbio che, nel momento in cui veniamo assunti da un’azienda, apriamo un’attività con partita Iva, acquistiamo un immobile, veniamo subito “attenzionati” dall’ufficio delle imposte che, proprio in ragione di ciò, attenderà da noi, per la fine dell’anno, la presentazione della dichiarazione dei redditi. L’omissione di tale adempimento può essere contestato entro i successivi sette anni e costituisce un reato nella misura in cui l’imposta evasa superi 50mila euro; entro invece tale soglia, la mancata presentazione della dichiarazione dei redditi costituisce solo un illecito amministrativo che dà luogo a sanzioni tributarie economiche e, nel caso di omesso pagamento, alle cartelle esattoriali con pignoramento dei beni.

Come detto, non è solo con la dichiarazione dei redditi che l’ufficio delle imposte si accorge di noi; sbaglia quindi chi crede che, non compiendo tale adempimento, si possa restare anonimi al fisco. L’Agenzia delle Entrate ha tanti altri indici che possono rivelare la ricchezza dei contribuenti. Basterebbe l’intestazione di un immobile, il ricevimento di un bonifico bancario, l’apertura di una cassetta di sicurezza, l’acquisto di un’auto o l’apertura di un’eredità per far accendere la spia rossa del fisco.

Vediamo allora quali sono gli strumenti che usa l’amministrazione finanziaria per scovare l’evasione fiscale.

Strumenti di controllo dell’Agenzia delle Entrate

Se ti stai chiedendo come nascondersi al fisco dovresti conoscere prima tutte le armi che ha il fisco stesso per scoprire che esisti. La prima di queste, come detto, è il codice fiscale. La seconda si avvale della tua stessa collaborazione, ossia la dichiarazione dei redditi: da questo momento, infatti, è più facile accertare ciò che fai, quanto guadagni e cosa dichiari. Nel momento in cui si inizia a presentare la dichiarazione dei redditi, ci si “scopre” maggiormente rispetto a chi resta nel “sommerso”.

Ma anche chi opta per il sommerso corre il rischio di incappare in una delle reti dell’Agenzia delle Entrate. Come detto, infatti, alla fine del precedente capitolo, l’ufficio ha numerosi strumenti per scoprire il nero. Il primo di questi è l’Anagrafe tributaria: si tratta del più importante database in mano all’amministrazione finanziaria, ove sono schedati tutti i tipi di reddito dei contribuenti, da quelli di lavoro alle pensioni.

Una sezione dell’Anagrafe tributaria è costituita dal Registro dei rapporti finanziari, anche chiamato «anagrafe dei conti correnti». In esso, il fisco riceve annualmente dalle banche i rapporti intrattenuti con i propri clienti come: conti correnti, deposito titoli, libretti, cassette di sicurezza e altri contratti. Dei conti correnti viene indicata non solo la giacenza ma anche ogni movimentazione in entrata ed uscita. In questo modo, il fisco è in grado di sapere l’esatto momento in cui un correntista deposita dei contanti sul conto o riceve un accredito. Se un disoccupato dovesse ad esempio ricevere un bonifico elevato, senza indicarlo nella propria dichiarazione dei redditi, esso verrebbe imputato a reddito e quindi si presumerebbe automaticamente essere evasione fiscale. Spetterà al contribuente fornire la prova contraria.

Un altro strumento grazie al quale l’Agenzia delle Entrate scopre l’esistenza dei contribuenti e delle loro ricchezze sono i registri pubblici degli immobili e dei beni mobili registrati (Pra). Così, se una persona dovesse comprare una casa pur a fronte di un esiguo reddito dichiarato, l’acquisto diverrebbe uno spioncino d’allarme che genererebbe un accertamento fiscale.

Ci sono poi i controlli incrociati che l’ufficio delle imposte fa confrontando le dichiarazioni dei vari contribuenti. Se, ad esempio, un medico emette una fattura a un cliente e quest’ultimo la porta in detrazione, l’Agenzia delle Entrate ne viene a conoscenza anche se il professionista non l’ha registrata e portata in contabilità.

Non in ultimo ci sono le comunicazioni periodiche che alcuni soggetti d’imposta devono fare all’Agenzia delle Entrate, da cui si ricavano una serie di informazioni molto utili sulla vita di ciascun contribuente. Così, l’ufficio delle imposte è in grado di sapere se una persona contrae un mutuo o un affitto con una rata molto più elevata del proprio reddito denunciato.

Come restare anonimi al fisco?

Se non hai mai presentato la dichiarazione dei redditi in vita tua e tutti i soldi che hai percepito da lavori saltuari li hai presi in nero, in teoria commetti un illecito più grave di quello di chi, dopo aver fatto la denuncia, si limita a non versare gli importi dovuti. Tuttavia, nella pratica, potresti non essere scoperto. Difatti, sei un contribuente che, per l’Agenzia delle Entrate, non esiste, o meglio è “nullatenente”. La possibilità che vengano eseguiti controlli sulla tua posizione è molto bassa. Leggi Cosa succede se non pago le tasse?

Per restare anonimi al fisco comunque non basta non presentare la dichiarazione dei redditi. Bisognerebbe evitare di aprire un conto corrente, non avere intestate auto o immobili, non sottoscrivere contratti di locazione o di mutuo, non farsi assumere da nessuno. Solo così il contribuente non verrà mai schedato nei computer del fisco. 

Si tratta però di ipotesi scolastiche: è davvero difficile risultare del tutto anonimi al giorno d’oggi. Anche le carte prepagate infatti sono strumenti tracciabili che permettono di risalire al contribuente e, quindi, al suo reddito. 

Chiaramente, però, il rischio di un controllo è tanto maggiore quanto maggiori sono i redditi non dichiarati e le movimentazioni bancarie. 


note

Autore immagine: it.depositphotos.com


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