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Un minorenne può chiedere l’elemosina?

2 Giugno 2020
Un minorenne può chiedere l’elemosina?

Il genitore commette reato se il figlio chiede soldi per strada?

Un nostro lettore ci ha chiesto se un minorenne può chiedere l’elemosina. In caso affermativo, cosa rischiano i genitori se il ragazzo dovesse essere fermato dalla polizia? Di tanto si è occupato, proprio di recente, il tribunale di Frosinone [1]. Ecco qual è l’attuale situazione nel nostro Paese. 

Si può chiedere l’elemosina?

In Italia, chiedere l’elemosina non è reato. Da quando è stato abrogato il reato di accattonaggio (o, meglio detto, di “mendicità”), chi ferma i passanti per chiedere loro soldi o si apposta ai margini della strada per supplicare un aiuto economico non può essere sanzionato. 

Le sanzioni non sono né di carattere penale, né amministrativo. Il sindaco potrebbe tuttavia emettere delle ordinanze in cui vieti, in determinati luoghi della città, l’elemosina. Ciò potrebbe avvenire, ad esempio, ai semafori delle vie percorribili ad alta velocità, dove potrebbe esserci il rischio di un investimento oppure nelle zone del centro di interesse storico e turistico. Tali sanzioni non potrebbero però creare reati in quanto tale competenza spetta solo alla legge dello Stato. Quindi, si potrebbe tutt’al più trattare di illeciti amministrativi. 

L’illecito penale scatterebbe se l’elemosina dovesse essere esercitata in forme violente e invasive: si pensi a chi rincorre il passante e gli si pone davanti fino a quando non gli dà dei soldi. In tal caso, si commetterebbe il reato di violenza privata. 

Nell’articolo “Chiedere l’elemosina è reato?” abbiamo anche spiegato che, di recente, la Cassazione ha spostato l’orientamento secondo cui è legale vivere e dormire per strada.

Cosa rischia un minore che chiede l’elemosina? 

Se è vero che chiedere l’elemosina non è reato, ciò vale anche per i minorenni. Ricordiamo a tal fine che i minori di 14 anni non rispondono degli illeciti penali da loro stessi commessi, né ne rispondono i genitori. Da 14 anni in poi si è invece soggetti alle stesse norme valevoli per gli adulti con le medesime pene, con l’unica differenza che, fino a 18 anni, si viene giudicati dal tribunale dei minorenni. Pertanto, se chiedere l’elemosina non è reato per una persona maggiorenne, non lo è neanche per i più piccoli che, pertanto, non potranno essere fermati dalla polizia. 

Cosa rischiano i genitori di un minore che chiede l’elemosina?

Se è vero che i genitori non rispondono dei reati commessi dai figli e che chiedere l’elemosina non è reato, è anche vero che padre e madre non possono subire alcuna conseguenza se il figlio chiede soldi per strada. Ma non è così scontato. Secondo la sentenza in commento, infatti, il genitore che consente ai figli minori di girovagare in luoghi pubblici tra i passanti, di mendicare o di chiedere l’elemosina al semaforo commette il reato di “impiego di minori nell’accattonaggio“, ovvero di “organizzazione dell’accattonaggio” se si avvale dei propri figli per ottenere in tal modo un profitto.  

Il tribunale di Frosinone sottolinea che il reato in questione può consistere sia «nel valersi per mendicare di un minore di 14 anni o di altra persona non imputabile sottoposta all’autorità, alla custodia o alla vigilanza dell’agente», sia anche «nel permettere che detta persona chieda l’elemosina». Lo scopo di tali incriminazioni, sottolinea il Tribunale, è quella di impedire che i minori attraverso l’impiego in tale tipo di attività siano sottratti all’istruzione e all’educazione e abituati all’ozio e «al pericolo di cadere nel vizio e nella delinquenza». 

Dunque, la norma si applica solo se il bambino ha meno di 14 anni mentre non c’è reato da parte dei genitori se il ragazzo dovesse avere un’età compresa da 14 e 18 anni. 

Inoltre, tenuto conto che il genitore esercente la potestà genitoriale è investito di una posizione di garanzia in ordine al corretto comportamento dei figli, questi ha l’obbligo di impedire che costoro compiano atti di accattonaggio». 

Il giudice deve verificare però se il genitore è consapevole della condotta del figlio, perché solo così potrebbe essere pienamente responsabile dell’accaduto avendo l’obbligo di impedire la condotta di accattonaggio. Una consapevolezza che può essere desunta, ad esempio, dal fatto che il bambino si trovi nei pressi della propria dimora o dal fatto che questi sia solito chiedere l’elemosina. Diverso, invece, nel caso di condotte occasionali. 

 

note

[1] Trib. Frosinone sent. n. 1109/2019 del 4.10.2019.

Autore immagine: it.depositphotos.com

Tribunale di Frosinone – Sezione penale – Sentenza 4 ottobre 2019 n. 1109

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

TRIBUNALE ORDINARIO DI FROSINONE

in composizione monocratica

Il Giudice, Marta Tamburro, alla pubblica udienza del 13 settembre 2019 ha pronunciato e pubblicato mediante lettura del dispositivo la seguente

SENTENZA

nella causa penale di primo grado contro

(…), nata in R. l'(…), elettivamente domiciliata in SUPINO Via (…) presso lo studio dell’Avv. Gi.Sp.

difesa dall’avv. Va.DO. d’ufficio

IMPUTATA

Delitto p. e p. dall’art.600 octies c.p., perché si avvaleva per mendicare del figlio minore (…) nato a R. il (…) o comunque permetteva che lo stesso mendicasse chiedendo l’elemosina agli automobilisti in transito all’incrocio tra la Via (…) e Viale (…).

MOTIVAZIONE

Con decreto emesso il 6.6.2018 (…) è stata citata a giudizio di questo Tribunale per rispondere del reato ascrittole in epigrafe: dichiarata l’assenza dell’imputata ed ammesse le prove (ud. 1.2.2019), il dibattimento è stato istruito mediante l’esame dell’assistente di PS (…). Quindi, sentite le conclusioni delle parti, è stata emessa la seguente sentenza.

All’esito dell’istruttoria dibattimentale, deve ritenersi raggiunta la prova certa in ordine alla penale responsabilità dell’odierna imputata per il reato ascritto.

Invero, come riferito dall’assistente (…), in servizio presso la Questura di Frosinone, a seguito della segnalazione di alcuni automobilisti, nella giornata del 14 aprile 2017 in Frosinone e, precisamente, all’angolo tra Viale (…) e Via (…) veniva notato un minore intento a chiedere l’elemosina ai passanti. Giunti sul posto, gli operanti si avvicinavano al minore, ancora posizionato all’incrocio segnalato che, alla loro vista, accennava un tentativo di fuga, quindi sopraggiungeva l’odierna imputata che dichiarava di essere la madre del minore e forniva i documenti di quest’ultimo. Nell’occasione, il bambino, che si accertava essere nato in data 24.6.2007, veniva affidato alla madre, compiutamente identificata mediante carta d’identità rumena.

In considerazione di quanto sopra, alcun dubbio può sussistere in ordine alla penale responsabilità in capo alla E. per il reato di impiego di minori nell’accattonaggio.

Preliminarmente, deve osservarsi che l’art. 600-octies che punisce con la reclusione fino a tre anni “chiunque si avvale per mendicare di una persona minore degli anni quattordici, o comunque non imputabile, ovvero permette che tale persona, ove sottoposta alla sua autorità o affidata alla sua custodia o vigilanza, mendichi, o che altri se ne avvalga per mendicare”.

Sul punto deve osservarsi come il delitto in parola può consistere, oltre che nel valersi per mendicare di un minore di anni quattordici o di altra persona non imputabile sottoposta all’autorità, alla custodia o alla vigilanza dell’agente, nel permettere che detta persona chieda l’elemosina: la “ratio” di tali incriminazioni è di impedire l’impiego di minori in una attività che li sottrae all’istruzione e all’educazione, avviandoli all’ozio ed esponendoli al pericolo di cadere nel vizio e nella delinquenza (cfr. Cass.13.11.1997 – 27.02.1998 n.2597).

Ora, tenuto conto del fatto che il genitore esercente la potestà sui figli minori, in quanto investito di una posizione di garanzia in ordine al corretto comportamento dei figli minori, ha l’obbligo di impedire che costoro compiano atti di accattonaggio, deve ritenersi che risponda penalmente, ai sensi dell’art. 600 octies c.p., il genitore convivente con figli minori che consenta agli stessi di girovagare in luoghi pubblici tra i passanti, in violazione dell’obbligo di frequenza degli istituti d’istruzione: l’abbandono del minore sulla strada, da solo, integra il reato in esame poiché permette allo stesso l’accattonaggio.

Nella specie, peraltro, l’Ass.te (…) ha evidenziato come l’odierna imputata fosse presente sul luogo dei fatti osservando il figlio a distanza, tanto da essersi subito avvicinata al momento del controllo operato, con l’ovvia conseguenza che la stessa deve ritenersi pienamente consapevole dell’attività cui era dedito il figlio minore.

Non può accogliersi la richiesta di proscioglimento formulata ai sensi dell’art. 131 bis c.p. non ricorrendo né particolari modalità della condotta tenuta dall’imputata (anzi caratterizzata dall’accorgimento di tenersi a distanza per osservare l’operato del minore) né una particolare esiguità dell’offesa, dal momento che il teste ha riferito in ordine a plurime segnalazioni di passanti ed automobilisti in ordine all’accattonaggio posto in essere.

Per quanto riguarda il trattamento sanzionatorio, le precarie condizioni di vita dell’imputata consentono il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche: valutati i criteri di cui all’art. 133 c.p., stimasi equa la pena di quattro mesi di reclusione (pena base mesi sei di reclusione, ridotta di 1/3 ex art. 62 bis c.p.).

Ricorrono le condizioni legislativamente previste per concedere all’imputata i benefici di legge, trattandosi di soggetto incensurato.

P.Q.M.

Visti gli artt. 533-535 c.p.p., dichiara (…) colpevole del reato ascritto e, concesse le circostanze attenuanti generiche, la condanna alla pena mesi quattro di reclusione, oltre al pagamento delle spese processuali.

Pena sospesa.

Giorni trenta per il deposito della motivazione.

Così deciso in Frosinone il 13 settembre 2019. Depositata in Cancelleria il 4 ottobre 2019.


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