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Omesso versamento di ritenuto depenalizzato con efficacia immediata

7 Agosto 2014
Omesso versamento di ritenuto depenalizzato con efficacia immediata

Tribunale di Bari: per il “favor rei” applicazione anticipata della disposizione prevista dalla delega fiscale; stop alla sanzione anche se non ci sono ancora i decreti attuativi.

La legge penale impone che nessuno possa essere punito per fatti che la norma vigente non considera più reato (in gergo tecnico si chiama “favor rei”). Occorre pertanto applicare il generale criterio di “favor rei” ogni qualvolta la legge sopravvenuta depenalizzi un comportamento precedentemente considerato quale violazione del codice penale.

In forza di ciò, il Tribunale di Bari ha assolto un datore di lavoro, che non aveva versato le trattenute previdenziali per un importo pari a 2.780 euro, in quanto dopo l’entrata in vigore della legge delega per la riforma fiscale [1] il fatto non è previsto dalla legge come reato.

Il datore di lavoro in causa non ha versato le quote di contribuzione, trattenute ai lavoratori, di competenza dell’Inps, per l’importo già indicato di 2.780 euro. Tale comportamento è penalmente rilevante: la legge [2], infatti, punisce il mancato versamento delle trattenute previdenziali, indipendentemente dal loro importo.

Il Tribunale di Bari si è trovato a dover decidere se il comportamento del datore sia ancora penalmente rilevante oppure no, alla luce dell’entrata in vigore, il 17 maggio 2014, della nuova legge di riforma il cui articolo 2 delega il Governo a trasformare in illecito amministrativo il reato di omesso versamento [2] se l’omissione è inferiore ai 10 mila euro annui, preservando il principio per cui il datore di lavoro non risponde nemmeno a titolo di illecito amministrativo, se provvede al versamento entro il termine di tre mesi dalla contestazione o dalla notifica dell’avvenuto accertamento della violazione.

Il Governo ha 18 mesi di tempo per emanare il decreto legislativo di attuazione.

Osserva il Giudice di merito che si potrebbe sospendere il giudizio in corso ed attendere l’emanazione del decreto delegato. Ma, la prospettiva dei tempi assai lunghi per l’azione di Governo e la possibilità che il provvedimento arrivi in ritardo o addirittura non venga assunto, sconsigliano questa scelta. Occorre allora considerare la volontà “chiara ed inequivocabile” del Legislatore di depenalizzare la fattispecie, sia pure in assenza dell’atto dell’Esecutivo per il perfezionamento della direttiva.

A sostegno di questa tesi c’è il Codice Penale [3], per cui si applica al reo la legge a lui più favorevole, fra quella in atto al momento del compimento del reato e quella successiva. Questa disposizione si applica anche in caso di decadenza o mancata conversione di un decreto legge o di un decreto-legge convertito in legge con modificazioni. Il legislatore si è, quindi, premurato, fin dal 1930 di salvaguardare gli atti dell’Esecutivo e ciò deve valere anche per i decreti legislativi, che trovano la loro origine da una preventiva volontà del Legislatore espressa con la legge di delega. La mancata emanazione del decreto attuativo non inficia l’applicazione di questa previsione, impedisce però che al trasgressore sia comminata la sanzione amministrativa, in quanto non ancora determinata.

L’imputato è, pertanto, prosciolto dal fatto che non costituisce reato, e non è soggetto a sanzione amministrativa sostituiva in quanto [4] nessuno può essere sottoposto a sanzione amministrativa se non per una legge emessa prima della commissione del fatto.


note

[1] L. 67/2014.

[2] Art. 2, comma 1-bis, del Dl 463/ 1983, n. 463.

[3] Art. 2 cod. pen.

[4] Per il principio di legalità dettato dall’articolo 1 della legge n.689/1981.


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