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Come rendere i beni impignorabili

2 Giugno 2020
Come rendere i beni impignorabili

Vincoli di destinazione sui beni immobili: come evitare i creditori.

Hai acquistato, con tanti sacrifici, una casa, un’auto nuova o una moto ed ora vuoi evitare che qualche creditore possa pignorarteli? Hai messo da parte un piccolo portafoglio di obbligazioni con i cui interessi mandi avanti la famiglia, ma ora temi che, su di esso, possa essere avviata un’esecuzione forzata a causa dei debiti che non hai ancora pagato? In questi casi ciò che devi sapere è come rendere i beni impignorabili.

Sebbene infatti il codice civile prevede che tutti i beni del debitore fungano da garanzia alle obbligazioni da questi contratte, potendo quindi essere aggrediti dai creditori, esistono tre casi in cui si può mettere su di essi uno scudo protettivo. Di cosa si tratta? 

In questo breve guida procederemo a spiegare come rendere i beni impignorabili e a proteggerli quindi dalle azioni esecutive. Ma procediamo con ordine.

Il fondo patrimoniale

Il primo e più tradizionale metodo per blindare i propri beni immobili, i mobili registrati e i titoli di credito è il fondo patrimoniale. Si tratta di un atto notarile che rende impignorabili i beni in esso inseriti di proprietà di uno o entrambi i coniugi sposati (non è possibile il fondo per le coppie di conviventi). 

Su tutto ciò che viene virtualmente inserito nel fondo patrimoniale si possono soddisfare solo quei creditori sorti per far fronte alle necessità della famiglia (spese per il mantenimento e l’istruzione dei figli, per la casa, ivi comprese quelle condominiali, il fisco, i fornitori, ecc.).

Il fondo patrimoniale però può essere revocato entro cinque anni dalla sua costituzione se risulta che il titolare è rimasto senza altri beni utilmente pignorabili. Tale situazione infatti evidenzia che la finalità perseguita non era rivolta a creare un patrimonio separato da destinare alle esigenze della famiglia ma a frodare i creditori.

Il vantaggio del fondo patrimoniale è che è relativamente economico: in media il costo non supera 1.300 euro. Inoltre per costituire un fondo patrimoniale è sufficiente recarsi dal notaio con l’atto di provenienza del bene e i documenti di identità dei coniugi.

Il fondo però presenta lo svantaggio di non tutelare da qualsiasi debito ma, come visto, solo da quelli per esigenze diverse da quelli sorti per bisogni familiari, ossia per spese di natura voluttuaria (un viaggio, una barca) o per investimenti.

Inoltre, il fondo può essere predisposto solo da persone sposate o legate da un’unione civile.

Intestare il bene a un’altra persona

Il cambio di intestazione del bene lo rende chiaramente impignorabile per i debiti del precedente proprietario, ma non anche per quelli del nuovo. Dunque bisognerà fare molta attenzione che il nuovo titolare non presenti a sua volta una situazione debitoria compromessa.

Si può optare per due soluzioni: vendere o donare il bene ad una persona di fiducia, il più delle volte un familiare. Anche quest’atto però può essere soggetto ad azione revocatoria nei cinque anni successivi dal rogito.

La vendita tuttavia è la soluzione preferibile. In questo caso infatti il creditore che voglia revocare il passaggio di proprietà deve dimostrare la conoscenza, da parte dell’acquirente, della condizione di indebitamento del venditore, cosa tutt’altro che facile se si tratta di soggetti non conviventi. 

La donazione invece non richiede questo presupposto e, anzi, entro il primo anno può essere bypassata senza neanche una revocatoria: il creditore infatti che trascrivere il pignoramento entro 12 mesi dalla donazione può sottoporre all’asta il bene benché passato di proprietà.

Il trust

Un altro strumento simile al fondo patrimoniale è il trust, più costoso del fondo e destinato a chi ha una consistenza immobiliare più elevata. Si tratta in questo caso di nominare una società fiduciaria che, divenuta intestataria dei beni immobili, li amministri con il compito, dopo un certo periodo, di restituirne la titolarità al precedente proprietario. 

Il trust è più costoso del fondo e, se non è ben noto il fiduciario, potrebbe implicare dei rischi.

Il vincolo di destinazione

Il titolare di un immobile può rendere il proprio bene impignorabile apponendo su di esso un vincolo di destinazione. In pratica, con un atto pubblico (dal notaio), chiunque può destinare propri beni immobili e mobili registrati allo scopo di realizzare di interessi meritevoli di tutela, come ad esempio un patrimonio per un figlio disabile. L’interesse da perseguire ed a cui sono “destinati” i beni deve essere indicato nell’atto.

Tale vincolo può durare massimo novant’anni o tutta la vita della persona beneficiaria del vincolo.

Anch’esso è soggetto a revocatoria entro cinque anni.

Destinazione dei beni a una società

L’imprenditore può trasferire i proprio beni personali alla società, ad esempio una Srl unipersonale, così sfuggendo ai propri creditori. Destinando i beni alla società di capitali, ne cambia il titolare. La costituzione di una società infatti comporta il passaggio di proprietà dei beni e quindi l’impignorabilità da parte dei creditori individuali, ossia della persona fisica. Tali beni potranno tuttavia essere pignorati da parte dei creditori della società se mai ve ne dovessero essere, ma entro determinati limiti. Difatti il codice di procedura civile ammette il pignoramento dei beni della società, anche se strumentali all’esercizio dell’attività, a condizione che non vi siano altri beni da poter pignorare e comunque pur sempre nei limiti di un quinto.


note

Autore immagine: it.depositphotos.com


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