Cassa integrazione Covid fino a 2 anni: i cambiamenti in arrivo

3 Giugno 2020
Cassa integrazione Covid fino a 2 anni: i cambiamenti in arrivo

Un periodo di 24 mesi da destinare a corsi di formazione; al termine, chi non sarà riassunto accederà agli ammortizzatori sociali. La proposta di Confindustria.

Creare una Cassa integrazione Covid che entri in vigore dopo la fine del blocco dei licenziamenti e duri per due anni: è la proposta avanzata dal vicepresidente di Confindustria, Maurizio Stirpe, che inizia a raccogliere consensi e si innesta nella riforma dell’intero sistema degli ammortizzatori sociali.

Per l’esponente del sindacato degli industriali, due anni sono «un periodo di tempo realistico per consentire alle imprese di recuperare la crisi e riassorbire i lavoratori. Dopo questi 24 mesi, per chi non sarà riassunto si aprirà il percorso degli ammortizzatori sociali, che nel frattempo, però, dovrà essere riformato», ha detto Stirpe in un’intervista a Il Sole 24 Ore.

Oggi, l’ex ministro del Lavoro e attuale presidente del Cnel, Tiziano Treu, si dice d’accordo «con lo spirito della proposta» avanzata da Confindustria. «La strada giusta – spiega Treu al Corriere della sera – è unificare tutto e far nascere una sola Cassa semplificata che duri fino al termine dell’emergenza, differenziando la scadenza a seconda dei settori»

In questo modo «riassorbiremmo una pletora di procedure che generano ritardi e iniquità. Naturalmente una scelta di questo tipo deve essere accompagnata da un rafforzamento dei controlli». Ma Treu si dichiara d’accordo anche sulla riforma degli ammortizzatori sociali: «Penso che l’intera materia abbia bisogno di una revisione. Abbiamo una strumentazione che riesce nella difficile impresa di sommare sprechi e ingiustizie ed è abbastanza evidente che non possiamo permetterci né di buttar soldi né di alimentare ulteriori disuguaglianze», osserva a proposito dell’utilizzo della Cassa integrazione legata all’emergenza Covid.

Quanto ai modi e ai tempi per introdurre queste innovazioni, Treu pensa alla prossima legge di Bilancio; «Nel frattempo però dovremmo valorizzare l’articolo 88 del Decreto Rilancio che prevede l’avvio di corsi di formazione per il personale in Cassa per utilizzare i tempi morti e creare le professionalità del mercato del lavoro di domani».

Per l’ex ministro c’è da prevedere una sola eccezione a questo “modello unico” di Cassa integrazione: «Possono esistere esigenze non legate al Covid ma ad eventi aziendali come fusioni o ristrutturazione degli impianti che potrebbero essere coperti da una Cassa adatta a queste specifiche situazioni. Quelle che andrebbero superate sono le mille deroghe che in molti casi, da Alitalia a Telecom fino a realtà minori in ambito regionale, hanno tenuto in vita rapporti aziendali ormai logorati; e ingessato il mercato del lavoro».

Intanto, il Governo sta valutando la possibilità di estendere la Cassa integrazione Covid oltre il 1° settembre e a distinguere per il futuro i vari tipi di crisi aziendali: leggi in proposito Coronavirus: così cambierà la cassa integrazione.



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