Coronavirus e vaccino italiano, quando i test sull’uomo

3 Giugno 2020
Coronavirus e vaccino italiano, quando i test sull’uomo

La via tricolore alla ricerca di una terapia immunizzante.

Abbiamo già spiegato per quali motivi la ricerca di un vaccino al Coronavirus è una corsa contro il tempo in tutto il mondo (leggi l’articolo: Vaccino, c’è un rischio se il Coronavirus perde forza). Anche l’Italia ci sta lavorando; tra le aziende coinvolte in questo sforzo decisivo per l’umanità ricordiamo la Advent-Irmb di Pomezia e la Takis di Castel Romano. La prima sta collaborando con l’università di Oxford alla ricerca di un preparato artificiale che possa aiutarci ad annientare il Covid. Obiettivo ambizioso: rilasciare il vaccino entro settembre. Per ora si sta procedendo nel pieno rispetto della tabella di marcia: è notizia di oggi che le sperimentazioni del vaccino Italia-Gb partiranno nei prossimi giorni. Test su cinquemila volontari sani in Gran Bretagna e altri cinquemila in Brasile, Paese falcidiato dal Coronavirus, dove si è arrivati al numero record di quasi 27mila contagiati in un giorno (sempre di oggi la dichiarazione choc del presidente Bolsonaro riassumibile in un “moriremo tutti”, senza mezzi termini).

Ma proprio la circolazione del virus ancora molto rapida e pericolosa rende il Brasile il miglior luogo in cui testare il vaccino: al netto della diversa terminologia usata dai singoli esperti per qualificare il cambiamento del virus, appare ormai assodato che un cambiamento ci sia stato, o perché abbiamo imparato a fronteggiarlo meglio o perché sembra colpire di base in modo meno aggressivo. Fatto sta che per verificare che il candidato vaccino funzioni serve un luogo in cui la curva di contagio sia ancora alta.

Quanto alla Takis, che lavora al vaccino in collaborazione con l’altra azienda biotech italiana Rottapharm Biotech, apprendiamo oggi che si parla di inizio di sperimentazione sull’uomo in autunno. Si chiama “Covid eVax” e non sarà nient’altro che un’iniezione intramuscolare, per somministrare al volontario una porzione di materiale genetico del virus, in modo da verificare l’innesco di una reazione immunitaria con produzione di anticorpi. Questa tipologia di vaccino si avvale della tecnica dell’elettroporazione, che serve ad aprire i pori della membrana cellulare per introdurre nelle cellule dna o altre sostanze con brevi stimoli elettrici. Per questo, Takis si avvale dell’aiuto di un’altra azienda italiana, la Igea.



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