Ferie da Coronavirus, la convocazione del sindacato

3 Giugno 2020
Ferie da Coronavirus, la convocazione del sindacato

Riunione in videoconferenza per discutere come ridurre il personale in ufficio durante l’emergenza Covid: l’importanza della pec. 

Non convocare il sindacato a una riunione – in videoconferenza – in cui si discuterà delle ferie da Coronavirus è antisindacale. Non solo: non basta una normale email per avvisare formalmente della riunione. Ci vuole la posta elettronica certificata (pec). Sono le conclusioni cui giunge il tribunale del Lavoro di Parma, nell’accogliere il ricorso di un sindacato che lamentava di non essere stato avvertito di proposito dell’incontro.

La sigla, infatti, non era d’accordo con la soluzione proposta dal Comune per attuare misure straordinarie in coincidenza con l’emergenza Covid: il Comune, infatti, avrebbe voluto che i dipendenti utilizzassero anche le ferie maturate fino a marzo 2020 – e non solo quelle del 2019 – per limitare gli accessi dei lavoratori in ufficio nel periodo dell’emergenza, cosa alla quale il sindacato si sarebbe opposto.

Quindi, qual è la procedura corretta da seguire? Vediamolo, attraverso l’esempio concreto.

Il caso

Il ricorso [1] era finalizzato alla repressione della condotta antisindacale. In poche parole, l’organizzazione che tutela e rappresenta i lavoratori chiedeva di poter ridiscutere l’accordo che il Comune aveva firmato con altre due sigle sindacali. Accordo che aveva a oggetto le misure straordinarie per l’emergenza Coronavirus con un obiettivo: ridurre la presenza di personale negli uffici in modo da rispettare il distanziamento sociale.

Il sindacato non aveva potuto partecipare alla riunione in videoconferenza perché non era stato avvisato. Escluso di proposito, quindi, e non per una dimenticanza. Il Comune ha obiettato di aver inviato un’email di convocazione a due rappresentanti sindacali dell’organizzazione che, infatti, erano tra i partecipanti alla call. Ma per il tribunale di Parma non basta: il decreto spiega perché.

La pec ha valore legale

Non importa che alla videoconferenza fossero presenti due membri del sindacato: non partecipavano a titolo di rappresentanti della sezione provinciale dell’organizzazione ma come rappresentanti sindacali unitari presso l’ente. La posta elettronica semplice, inoltre, non è sufficiente perché, al contrario della pec, non garantisce una prova certa dell’invio e della ricezione del messaggio. L’avviso doveva essere inviato all’indirizzo pec della sezione provinciale dell’organizzazione, perché la pec, scrive il giudice, è infatti “equivalente alla notifica a mezzo posta” [2] e riporta alcune sentenze – della Cassazione e non – che lo ribadiscono [3].

C’è stato, quindi, un difetto di comunicazione che ha compromesso la partecipazione della sigla sindacale. Difetto, scrive il giudice, che poteva “essere sanato ove il Comune avesse dimostrato di aver recapitato tali convocazioni al legale rappresentante della sezione”, ma non ve ne è prova.

Le email di convocazione, tra l’altro, sono state inviate solo il giorno prima della videoconferenza: un lasso di tempo breve, osserva il tribunale che, considerando anche la modalità per molte persone nuova dello strumento della videoconferenza, “avrebbe imposto l’adozione di maggiori cautele al fine di verificare il buon esito delle comunicazioni”.

La volontà di danneggiare

Il sindacato si è soffermato sul fatto che la sua esclusione alla riunione non sia stata casuale, ma ragionata. Non è un aspetto che al tribunale interessa sondare: per capire se ci sia stata una condotta antisindacale, infatti, “non è necessario accertare uno specifico intento lesivo del datore di lavoro” [4]. Basta dimostrare che c’è stata una lesione all’esercizio delle libertà sindacali. In poche parole: è sufficiente provare che ci sia stato il danno, non la volontà di crearlo. E il danno, in questo caso, è aver impedito all’organizzazione sindacale di far sentire la sua voce a tutela dei lavoratori.

Di conseguenza, per tutti i motivi che abbiamo visto nei paragrafi precedenti, il tribunale di Parma ha ritenuto antisindacale la procedura del Comune. L’accordo sulle nuove modalità di lavoro per i dipendenti, nell’emergenza Covid, andrà rivisto, in presenza del sindacato escluso.


note

[1] art. 28, comma 1, legge n. 300/1970;

[2] art. 48, comma 2, decreto legislativo n. 82/2005;

[3] Cass. civ. sez. lav. 08/03/2018 n. 5523; sent. Tar Napoli sez. VI 30/05/2017 n. 2864; sent. trib. Milano 14/05/2014 n. 6267;

[4] Cass. civ. sez. lav. 17/06/2014 n. 13726.


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