La buona notizia sul colesterolo

3 Giugno 2020
La buona notizia sul colesterolo

Una ricerca mostra i progressi dell’Italia: dalla ventesima posizione a livello mondiale siamo passati alla quarantatreesima. Segno di uno sforzo premiato, in termini di prevenzione.

La maggior parte degli italiani riesce a tenere i valori di colesterolo sotto controllo, con un netto miglioramento, a livello nazionale, rispetto a qualche tempo fa. Un dato esemplificativo su tutti: dal 1980 al 2019 siamo riusciti a passare dalla ventunesima posizione alla quarantatreesima, nella classifica mondiale, per colesterolo non high density lipoprotein (non hdl o ldl) negli uomini. Il quadro è ancor più confortante per le donne, che dalla posizione trenta sono scese alla ottanta. Quando parliamo di colesterolo non high density lipoprotein (non hdl o ldl) ci riferiamo al cosiddetto colesterolo cattivo che si accumula nel sangue, mentre quello buono (hdl) si dirige verso il fegato per essere smaltito.

Uno studio internazionale ad alta partecipazione italiana

Le buone notizie arrivano da una ricerca condotta a livello internazionale della quale ci parla l’agenzia di stampa Adnkronos. Lo studio prende il nome di Ncd Risk Factor Collaboration (Ncd-RisC) ed è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature. Un lavoro guidato dall’Imperial College di Londra e con la partecipazione dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms); hanno contribuito i dati raccolti dallo studio ‘Moli-sani’ dell’Irccs Neuromed di Pozzilli (Isernia) e da altri centri italiani.

“Questo è un ulteriore forte stimolo al nostro governo a fornire il sostegno adeguato alla ricerca nel nostro paese – ha commentato Licia Iacoviello, direttrice del dipartimento di Epidemiologia e prevenzione e professoressa di Igiene e Salute pubblica all’università dell’Insubria di Varese -. Ci sono ancora tante vite da salvare: la prevenzione deve essere il fulcro della medicina dei prossimi anni”. E c’è molto ancora da fare soprattutto per i paesi in via di sviluppo”.

Una possibilità di “contribuire alla salute di tutti i cittadini del mondo”, ha spiegato Giovanni De Gaetano, presidente del Neuromed di Pozzilli, che “è sempre stato l’obiettivo principale dello studio Moli-sani”.

Un monitoraggio lungo quarant’anni

Conoscere la situazione del colesterolo nelle popolazioni è indispensabile per la prevenzione e la salute pubblica. Questo è l’obiettivo della ricerca, che ha usato informazioni raccolte su 102,6 milioni di individui in duecento paesi per 39 anni, dal 1980 al 2018. Il nostro organismo ha naturalmente bisogno del colesterolo ma un suo eccesso può portare a un accumulo nei vasi sanguigni. Quasi tutti hanno ormai imparato a distinguere quello buono, protettivo contro infarto e ictus, dal cattivo, tipicamente legato a diete ricche di grassi saturi e trans, che avrebbe un ruolo importante nell’aumentare il rischio di patologie cerebro – cardiovascolari.

Lo studio ha rivelato che i livelli di colesterolo totale e non Hdl sono fortemente diminuiti nelle nazioni ad alto reddito, in particolare quelle dell’Europa nord-occidentale, nord America e Australasia. La cattiva notizia è che i livelli sono, invece, aumentati nelle nazioni a basso e medio reddito, in particolare in Oriente e nel sud-est asiatico. L’Italia registra l’evidente miglioramento di cui sopra: venti posizioni della classifica guadagnate in quarant’anni, per quanto concerne il colesterolo non hdl negli uomini e addirittura cinquanta posizioni per i livelli nelle donne, segno di una maggiore attenzione al proprio benessere anche da questo punto di vista.

“Ciò che emerge da questa ricerca – dice Simona Costanzo, epidemiologa dello studio ‘Moli-sani’ – è il risultato di un grande sforzo di prevenzione che tutte le nazioni occidentali, con l’Italia tra le più attive, hanno portato avanti nel corso degli anni. I medici di famiglia, le autorità sanitarie, le tante campagne informative, hanno aumentato la consapevolezza delle persone verso il problema del colesterolo e più in generale della prevenzione attraverso corretti stili di vita e, quando necessario, approcci farmacologici sotto la guida del proprio medico”.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube