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È vietato registrare le telefonate?

19 Agosto 2020 | Autore:
È vietato registrare le telefonate?

Cosa si rischia se una conversazione viene incisa su un supporto digitale come il pc o lo smartphone? Può essere divulgata sui social o mandata via WhatsApp?

Ti è mai passata per la testa la tentazione di registrare una telefonata? Inutile negarlo: di motivi per farlo ce ne sono un’infinità. La chiacchierata con un parente o con un amico lontano che non senti da una vita e che vorresti tenere nella memoria del telefono per poterla risentire ogni tanto. La chiamata in cui il tuo datore di lavoro ti chiede o ti dice delle cose che non oserebbe mai mettere per iscritto. La conversazione con il call center che vuole venderti un servizio, con chi ti perseguita, con qualcuno da cui vorresti qualcosa in cambio (magari niente di losco, solo che ti lasci stare). Che tecnicamente ci sia la possibilità di farlo, lo si sa. Che sia legale, è un altro paio di maniche. Quindi, la domanda giusta non è come farlo ma se è vietato registrare le telefonate.

Perché non sempre le intenzioni di chi preme il tasto «Rec» all’insaputa del suo interlocutore sono le migliori: il ricatto è dietro l’angolo, la violazione della privacy pure. Pensa, ad esempio, a chi raccoglie le confidenze di un collega sul capo e, il giorno dopo, lo fa ascoltare al suo superiore. Oppure – e questo è il tipico caso a cui maggiormente si pensa – a chi ha una «tresca» e decide di immortalare qualche conversazione piccante con l’amante per poi tenerla in un cassetto in attesa che torni utile.

In qualsiasi caso, anche quando ci si vuole tutelare in una situazione ambigua, è vietato registrare le telefonate? Di più: si può anche prendere quel file audio e pubblicarlo sui social network in modo che tutti vengano a conoscenza del suo contenuto? E si può denunciare chi lo fa? Vediamo.

Registrare le telefonate è legale?

Gli stores virtuali sono pieni di applicazioni da scaricare su qualsiasi dispositivo per effettuare delle registrazioni audio, sia delle conversazioni, diciamo così «in presenza», sia delle telefonate. Lo scopo di chi scarica questi software, nella stragrande maggioranza dei casi, è quello di catturare una conversazione senza che l’interlocutore lo sappia. Forse, come detto in precedenza, vuole solo tutelare qualche suo diritto (il caso del call center già citato, proteggersi da uno stalker per poi sporgere denuncia, ecc.) oppure vuole farne un uso diverso e pubblicarlo sui social o sulle app di messaggistica, magari per fare uno scherzo o per puro bullismo.

Bisogna, innanzitutto, distinguere queste due cose. Da una parte, l’eventuale divieto di registrare le telefonate. Dall’altra, l’uso che se ne fa del file audio, che può costituire un reato a sé stante.

La Cassazione ha precisato che è possibile registrare una conversazione all’insaputa dell’interlocutore a patto che:

  • la registrazione non avvenga in un luogo di privata dimora altrui;
  • alla conversazione prenda parte anche la persona che registra. In pratica, non è consentito mettere il dispositivo a registrare ed allontanarsi dalla persona che si vuole ascoltare, facendole credere che non si è in grado di sentire quello che dice.

Questi due limiti consentirebbero a chiunque di poter registrare una telefonata senza commettere un illecito, perché:

  • la registrazione non avviene in un luogo di privata dimora altrui ma in un luogo, per così dire, virtuale;
  • alla conversazione telefonica prende parte anche chi registra (uno non parla da solo al telefono, ma si presuppone un dialogo con un’altra persona). Diverso il caso di chi mette un software spia nell’apparecchio di un altro: questo è illegale.

Che altro ci dice la Cassazione in merito? Ci dice che registrare una conversazione equivale ad incidere su un supporto elettronico qualcosa che già ci appartiene, in quanto è stato ascoltato e memorizzato nel nostro cervello [1]. Pertanto, non si sta rubando alcunché all’interlocutore a sua insaputa.

Bada bene: qui si tratta di stabilire che cos’è legale e che cosa non lo è. Altro discorso è che sia moralmente corretto.

Cosa si può fare con la registrazione della telefonata?

Appurato che la registrazione in sé della telefonata è legale, l’altro aspetto più delicato è l’uso che se ne fa del file audio ottenuto.

Prima di tutto, è bene precisare che una telefonata registrata può essere portata in tribunale come prova anche se l’incisione è stata fatta senza l’autorizzazione del pubblico ministero o della Polizia. In questo modo, chi ad esempio viene molestato, minacciato o perseguitato al telefono può attivare la registrazione e farla valere come prova in un eventuale processo.

Quello che non si può fare è pubblicare quel file, anche se dimostra che chi è stato registrato a sua insaputa ha commesso un reato. Può essere consegnato alle forze dell’ordine o a un magistrato, ma non postato su Facebook, su Instagram, su YouTube, su un qualsiasi social media e nemmeno inviato a qualche parente o amico via WhatsApp. Chi lo fa può essere denunciato per interferenze illecite nella vita privata altrui. Si rischia la reclusione da 6 mesi a 4 anni.

In conclusione: non è vietato registrare una telefonata all’insaputa dell’interlocutore e conservarla nel proprio computer o smartphone. Non è vietato utilizzarla in tribunale come prova in un processo e non è vietato consegnarla alle forze dell’ordine o ad un magistrato. È reato, invece, pubblicarla o divulgarla con qualsiasi mezzo.

Registrare una videochiamata è vietato?

Può sorgere il dubbio sul fatto che, come abbiamo visto, sia legale registrare una telefonata ma non una videochiamata, cioè una conversazione a distanza in cui, oltre alla voce, si veda anche il volto di chi, a sua insaputa, finisce inciso su un file.

In realtà, non cambia assolutamente nulla, perché il concetto è lo stesso della registrazione del solo audio. I vincoli, quindi, sono identici: sì alla registrazione anche della videochiamata ma no alla divulgazione o alla pubblicazione del file, pena la reclusione da 6 mesi a 4 anni.


note

[1] Cass. sent. n. 16886/2007, C. App. Milano, sent. n. 1242/2011, Cass. sent. del 22.04.1992.

Autore immagine: Canva.com


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