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Coronavirus, l’inchiesta del Guardian sui dati taroccati

3 Giugno 2020
Coronavirus, l’inchiesta del Guardian sui dati taroccati

Alcuni governi hanno fondato le loro politiche di contrasto al Covid su numeri e informazioni non corrispondenti alla realtà, che sono stati, peraltro, alla base di importanti ricerche scientifiche. Il vaso di Pandora scoperchiato dall’indagine del quotidiano britannico.

Dati “imperfetti” alla base delle politiche di contrasto al Coronavirus. È l’argomento di un’inchiesta del quotidiano britannico Guardian, che accende un faro sulla semisconosciuta Surgisphere, azienda statunitense specializzata in analisi sanitaria, come ci spiega una nota dell’agenzia di stampa Adnkronos. Sarebbe stata lei a fornire informazioni sull’andamento dell’epidemia che sono state alla base di alcune importanti ricerche scientifiche. Su queste i governi di alcuni paesi si sono basati per elaborare strategie di contenimento dei contagi. Peccato che si tratterebbe di dati del tutto inaffidabili.

Gli studi sull’idrossiclorochina finiti su prestigiose riviste

L’azienda avrebbe fornito i dati necessari alla compilazione di diversi studi sul Covid-19, pubblicati anche su riviste prestigiose come Lancet e il New England journal of medicine, ma “finora non ha fornito spiegazioni sui dati o sulla metodologia” applicata. I dati che la Surgisphere dice di avere acquisito legittimamente da oltre un migliaio di ospedali nel mondo, secondo il Guardian, sarebbero stati alla base di articoli che hanno portato a una modifica delle terapie per il Covid in America Latina, attuale fulcro della pandemia. Gli stessi dati sono stati usati dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e dagli istituti di ricerca di tutto il mondo per fermare i test sull’uso dell’idrossicolorochina, farmaco sul quale si è a lungo dibattuto per il trattamento del Coronavirus.

Due delle maggiori riviste scientifiche mondiali come Lancet e il New England journal of medicine, secondo il Guardian, hanno pubblicato studi basati sui dati della Surgispehere. Co-autore di questi studi è l’amministratore delegato dell’azienda Usa, Sapan Desai. Dopo essere state contattate dai giornalisti del Guardian, che le hanno informate sui risultati dell’inchiesta, le riviste hanno espresso preoccupazione. Gli altri autori degli studi pubblicati, non affiliati alla Surgisphere di Desai, hanno ora commissionato un’indagine indipendente a seguito dei dubbi sollevati sull'”affidabilità del database” utilizzato.

Collaboratori senza esperienza scientifica

I cronisti del Guardian raccontano particolari che avrebbero quasi del comico, se non stessimo parlando di una pandemia che ci ha trascinato nel più grave disastro economico dal secondo dopoguerra. Per esempio, il quotidiano britannico rileva come, da ricerche sul materiale disponibile pubblicamente, risulti che molti dipendenti della Surgispehere abbiano scarsa o nessuna esperienza scientifica. Uno dei dipendenti, indicato come caporedattore scientifico, è in realtà uno scrittore di fantascienza, mentre la cosiddetta dirigente marketing sarebbe, in realtà, una modella di riviste per adulti e hostess per fiere e congressi.

La pagina Linkedn dell’azienda ha meno di 100 follower e la scorsa settimana, rileva il Guardian, indicava un organico composto da sei persone, poi diventate nelle ultime ore tre. Surgisphere, che dice di gestire “una delle più vaste e veloci banche dati ospedaliere del mondo” secondo i cronisti del quotidiano inglese non ha praticamente alcuna presenza online. L’account Twitter ha meno di 170 follower, senza alcun post tra l’ottobre 2017 e il marzo 2020.



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