Rimborso buoni postali: sì agli interessi più favorevoli

3 Giugno 2020 | Autore:
Rimborso buoni postali: sì agli interessi più favorevoli

Il risparmiatore ha diritto di incassare la somma calcolata in base ai tassi stampati sui titoli delle serie Q/P anziché quella stabilita dal Dm o dal timbro.

Novità positive per i sottoscrittori di vecchi buoni postali fruttiferi: una recente decisione dell’Arbitro Bancario Finanziario [1] ha riconosciuto il rimborso più favorevole al risparmiatore, stabilendo che per i buoni della serie “Q/P” sottoscritti a partire dal 1° luglio 1986 si applicano i tassi di interesse riportati sul retro del titolo, che sono superiori a quelli fissati dal Decreto ministeriale del 13 giugno 1986, utilizzato da Poste Italiane per calcolare i rimborsi.

In questi casi – ha stabilito l’Arbitro Bancario Finanziario – il legittimo affidamento dei sottoscrittori prevale sulle disposizioni ministeriali perché, nonostante esse fossero già entrate in vigore, non erano state riportate correttamente sul titolo: il buono emesso riportava stampato un tasso superiore. La decisione chiarisce che il contratto tra emittente e investitore si forma in base a quanto risulta dal titolo, cioè secondo quanto è riportato sui buoni stessi.

Questo principio però non vale in tutti i casi. I provvedimenti dell’Autorità [2] infatti possono modificare, anche in senso peggiorativo, i rendimenti futuri, però solo se intervengono successivamente alla data di sottoscrizione dei buoni. Ma nel caso di specie il buono postale era stato sottoscritto nel mese di agosto 1988, a fronte del Decreto ministeriale che era entrato in vigore in precedenza.

Così a modificare il tasso in senso peggiorativo per il risparmiatore non è valso neppure il timbro apposto dall’operatore postale all’atto dell’emissione del buono, anche perché, nel caso deciso dall’Arbitro, erano presenti «plurimi timbri sovrapposti» che rendevano di fatto impossibile comprendere quale fosse il tasso di interesse effettivamente applicabile.

La decisione dell’Arbitro ha, invece, confermato ancora una volta che un Decreto ministeriale emesso successivamente può incidere sui rendimenti dei tassi di interesse dei buoni postali fruttiferi già sottoscritti e questo principio è consolidato in giurisprudenza [3]. In questi casi i tassi possono peggiorare: quanto riportato sul buono stampato non vale più e prevale la norma successiva, che è sempre pubblicata in Gazzetta Ufficiale, dunque è conoscibile e si presume conosciuta anche se non è riportata espressamente sul buono emesso in precedenza alla sua entrata in vigore.

Nella vicenda esaminata dall’Arbitro si era verificata una particolarità, all’epoca piuttosto comune. Quando venne emanato il Decreto del 13 giugno 1986 (che ha rivisto al ribasso gli interessi di tutti i buoni postali all’epoca in circolazione), i moduli disponibili per le nuove emissioni erano ancora quelli valevoli in precedenza; così il Decreto aveva previsto che, in attesa della fornitura dei nuovi stampati, gli uffici postali apponessero sulla parte anteriore del buono il timbro con la dicitura nella nuova «Serie Q/P» e sulla parte posteriore un altro timbro, quello con la misura dei nuovi tassi applicati in conformità al Decreto.

In questo caso, però, il timbro apposto sul retro dei buoni non indicava la misura dei tassi per l’ultimo decennio di validità, cioè quelli spettanti dal 21° al 30° anno dalla data di emissione. Hanno così prevalso i tassi stampati sul buono utilizzato per la sottoscrizione, che erano ben superiori a quelli previsti dal Decreto ministeriale. A conti fatti, il risparmiatore che ha ottenuto la decisione favorevole dell’Arbitro ha avuto in rimborso, per un buono del valore nominale di 500mila lire, tenuto per trent’anni, oltre 2mila euro in più.


note

[1] Collegio di coordinamento dell’Arbitro bancario finanziario, decisione n. 6142 del 3 aprile 2020.

[2] Emessi ai sensi dell’art. 1339 Cod. Civ.

[3] Corte Costituzionale, sent. n. 26/2020 del 20 febbraio 2020


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