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L’America torna a minacciare l’Italia sui dazi

4 Giugno 2020 | Autore:
L’America torna a minacciare l’Italia sui dazi

A rischio olio d’oliva, pasta e vino nostrani per l’introduzione nel nostro Paese della digital tax: Trump potrebbe alzare una barriera tariffaria del 100%.

Donald Trump potrebbe dare un nuovo colpo all’export italiano portando al 100% i dazi su pasta, vino e olio d’oliva prodotti nel nostro Paese. L’Ufficio del rappresentante al commercio Robert Lighthizer ha annunciato una nuova indagine sulle tasse ai servizi digitali adottate o in via di decisione da parte dei partner commerciali degli Stati Uniti, tra cui l’Italia.

Una sorta di «vendetta», dunque, che l’America potrebbe attuare grazie ad una legge che consente al presidente Usa di intraprendere in modo unilaterale misure per ottenere la rimozione di qualsiasi atto di un Governo straniero che violi un accordo commerciale internazionale e che penalizzi il commercio a stelle e strisce. Washington medita in queste ore se agire anche contro l’Unione europea e contro altri Stati come Brasile o Regno Unito. Il rischio è che i nuovi dazi vengano imposti entro un anno, penalizzando il commercio estero dei Paesi interessati.

La valutazione che sta facendo l’ufficio americano si basa sulla natura della digital tax, cioè se questa tassa sui servizi digitali adottata in diversi Paesi è in linea con le normative fiscali internazionali o se, come si sospetta oltreoceano, si tratti di un modo per «penalizzare in particolare le società tecnologiche per i loro successi commerciali». Se così fosse, Trump sarebbe pronto «a prendere tutte le decisioni che saranno necessarie per difendere le nostre aziende e i nostri lavoratori da tali discriminazioni».

Nel corso della riunione del G7 finanziario che si è tenuta ieri in videoconferenza, il commissario Ue agli Affari monetari, Paolo Gentiloni, ha espresso sorpresa per la scelta americana e ha fatto notare che l’Unione europea non ha finora introdotto alcuna tassa sulle attività digitali, in attesa di un accordo a livello Ocse.

Non si esclude che la Casa Bianca tema una raffica di imposizioni fiscali alle aziende americane che lavorano in giro per il mondo per fare cassa e recuperare un po’ di soldi necessari a far fronte all’emergenza creata dal coronavirus. Ecco perché Trump ha deciso di affilare i coltelli e di minacciare ritorsioni, come aveva già fatto lo scorso mese di dicembre, quando fece capire che potrebbe alzare una barriera tariffaria del 100% sui prodotti di eccellenza francesi e italiani, dallo champagne alla pasta.

In Italia, la digital tax è entrata in vigore il 1° gennaio 2020. Consiste in una tassa del 3% sui redditi da pubblicità digitale o da servizi digitali delle aziende hi-tech con oltre 750 milioni di euro di ricavi annui globali, di cui almeno 5,5 milioni prodotti nel nostro Paese. L’Italia ha già annunciato agli Stati Uniti che la digital tax verrà riscossa solo nel 2021, che prevede soglie minime e che verrà cancellata nel caso in cui l’Ocse prendesse una decisione in tal senso. A quanto pare, l’America vuole di più.



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