Coronavirus: come smaltire mascherine e altri rifiuti

4 Giugno 2020
Coronavirus: come smaltire mascherine e altri rifiuti

I soggetti sani possono gettarli nell’indifferenziata; i malati devono utilizzare il doppio sacchetto. Sterilizzazione per i materiali ospedalieri.

Oggi, si è svolta l’audizione del presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, in Commissione di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati.

Brusaferro e i suoi più stretti collaboratori dell’Iss, rispondendo alle domande dei parlamentari sulla gestione dei rifiuti legata all’emergenza Coronavirus, hanno fornito numerosi chiarimenti e indicazioni sul trattamento dei rifiuti sanitari e domestici, come le mascherine e i guanti, oppure i tamponi dei soggetti positivi al Covid-19, fino alle modalità di sterilizzazione e smaltimento dei materiali provenienti dagli ospedali.

Mascherine e guanti

Le mascherine ed i guanti monouso – provenienti da utilizzo domestico e non domestico – «possono essere smaltiti nei rifiuti indifferenziati», ha detto il presidente dell’Iss, Silvio Brusaferro, durante l’audizione parlamentare di oggi, resocontata dall’agenzia stampa Adnkronos Salute.

«Confermiamo che le mascherine sono rifiuti urbani ed è consigliato l’incenerimento», hanno aggiunto le ricercatrici dell’Istituto superiore di sanità che hanno accompagnato il presidente Silvio Brusaferro.

I rifiuti dei soggetti positivi

«I rifiuti dei soggetti positivi al tampone vanno smaltiti nell’indifferenziata e portati a incenerimento», ha sottolineato Federica Scaini dell’Istituto superiore di sanità, intervenuta all’audizione parlamentare del presidente Iss Silvio Brusaferro.

«Nella realtà dei fatti si dovrebbero considerare rifiuti sanitari a potenziale rischio infettivo, ma poiché questo non è fattibile per tutta la popolazione si è considerato lo smaltimento nell’indifferenziata e di evitare la manipolazione da parte del personale», ha detto l’esperta.

Ecco le indicazioni per un corretto smaltimento dei rifiuti domestici dei soggetti con Covid-19, spiegate da Federica Scaini: «La persona positiva al tampone dovrebbe mettere i suoi rifiuti indifferenziati nel doppio sacchetto. A quel punto chi si occupa della raccolta dovrebbe essere stato avvertito che in quella casa c’è una persona malata e l’addetto dell’azienda andrà in casa, se c’è il porta a porta, o al cassonetto stradale sapendo che ci sono rifiuti di soggetti positivi».

Invece, «se la persona non sta bene ci saranno addetti specializzati, magari dei volontari della Croce rossa o della Protezione civile, che raccoglieranno i sacchetti da portare in raccolta». In ogni caso l’azienda che effettua la raccolta deve sapere che in quella abitazione c’è una persona malata «e questo consentirà una raccolta mirata e l’incenerimento».

I rifiuti ospedalieri

Subito dopo Brusaferro si è soffermato sul tema dei rifiuti ospedalieri. «La riutilizzabilità di materiali e dispositivi deve essere promossa per ridurre i rifiuti» e il ricondizionamento, ovvero la decontaminazione per un nuovo utilizzo, «deve consentire la inattivazione del virus ma anche il mantenimento delle caratteristiche dello strumento necessarie alla sua funzione». Non è facile: ma trovare «questo giusto mix» è «una delle sfide tecnologiche che ci attendono», ha sottolineato il presidente dell’Istituto superiore di sanità.

Quello dei rifiuti ospedalieri, ha aggiunto, «è un tema importante perché le strutture sanitarie generano molti rifiuti dovuti al forte utilizzo dell‘usa e getta per ridurre le contaminazioni». Anche qui, Brusaferro insiste perché venga «fatto uno sforzo per bilanciare pratiche sicure e la massima riduzione possibile dei rifiuti». Inoltre, «tutto il ciclo va gestito in modo che anche chi è coinvolto nella gestione riduca al massimo il rischio di contaminazione».

«Una volta raccolto il rifiuto sanitario a rischio infettivo questo può subire il trattamento di sterilizzazione in impianti. Certamente questo trattamento non può essere considerato definitivo, ma transitorio nel senso che una volta sterilizzato il rifiuto comunque dovrà essere trasportato in un altro impianto per lo smaltimento definitivo, mentre l’incenerimento brucia completamente il rifiuto portandolo a fine vita. La scelta dell’uno o dell’altro necessita pertanto di approfondimenti e conoscenza sia tecnico-scientifiche che socio economiche. E una volta che i rifiuti ospedalieri sono sterilizzati non c’è nessun rischio», ha sottolineato Brusaferro.

In particolare, dopo la sterilizzazione – precisa Brusaferro in un documento consegnato alla Commissione – tali rifiuti possono essere:

  • utilizzati in impianti per produrre combustibile da rifiuto o utilizzati come mezzo per produrre energia;
  • inceneriti in impianti di incenerimento per rifiuti urbani a bassa e/o ad elevata efficienza energetica;
  • in mancanza di un numero sufficiente di impianti, previa autorizzazione del presidente della Regione, possono essere ammessi al regime giuridico dei rifiuti urbani e alle norme tecniche che disciplinano lo smaltimento in discarica.

L’autorizzazione «ha comunque carattere temporaneo fino alla realizzazione di un numero di impianti di incenerimento adeguati al fabbisogno regionale», ha concluso Brusaferro.



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