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Perizia psichiatrica: ultime sentenze

14 Maggio 2021
Perizia psichiatrica: ultime sentenze

Iter diagnostico seguito dai periti e riconoscimento del vizio totale o parziale di mente.

Accertamento dell’infermità di mente e valenza della perizia psichiatrica

L’accertamento dell’infermità di mente dell’imputato va compiuto in relazione al fatto addebitatogli ed al tempo in cui è stato commesso, in tal senso opinando come la perizia psichiatrica espletata in altro procedimento, relativo a diverso fatto, non è mai vincolante nel giudizio successivo, nel quale la valutazione della capacità di intendere e di volere dell’imputato è correttamente compiuta alla stregua di un accertamento peritale del tutto indipendente da quello eseguito in precedenza.

Cassazione penale sez. V, 13/11/2020, n.154

Rito abbreviato: impedisce la richiesta della perizia psichiatrica?

Sebbene l’accesso al rito abbreviato presupponga un atto volitivo alla cui base c’è la ritenuta capacità di intendere e volere, in mancanza della quale non sarebbe esprimibile una simile preferenza, ciò non impedisce, di per sé, la richiesta di perizia psichiatrica, la cui ammissibilità è rimessa al prudente apprezzamento del giudice del merito che, a tal fine, può tenere in considerazione anche la richiesta di abbreviato.

Cassazione penale sez. III, 11/09/2020, n.30616

Ammissibilità della richiesta di perizia psichiatrica

La richiesta di sottoporre l’imputato ad una perizia psichiatrica presentata dopo l’ammissione del rito abbreviato secco, è tardiva e non consente neppure l’acquisizione della documentazione relativa alla imputabilità del prevenuto.

Corte appello Napoli sez. I, 24/06/2020, n.3325

La perizia psichiatrica

L’accertamento dell’infermità di mente dell’imputato va compiuto in relazione al fatto concreto addebitatogli ed al tempo in cui è stato commesso, onde la perizia psichiatrica espletata in altro procedimento, relativo a diverso fatto, non è mai vincolante nel giudizio successivo, nel quale la valutazione della capacità di intendere e di volere dell’imputato è correttamente compiuta alla stregua di un accertamento peritale del tutto indipendente da quello eseguito in precedenza. (Conformi Sez. 6, n. 1895 del 16/11/1992 Rv. 193539 – 01; Sez. 2, n. 2406 del 23/11/1984 Rv. 168275 – 01; Sez. 2, n. 1857 del 17/10/1983 Rv. 162894 – 01)

Cassazione penale sez. II, 08/03/2019, n.13778

Valutazione della perizia psichiatrica

In tema di valutazione della perizia psichiatrica, sviluppandosi l’“iter” diagnostico del perito attraverso due operazioni successive, connesse ed interdipendenti in relazione al risultato finale, cioè la percezione dei dati storici e il successivo giudizio diagnostico fondato sulla prima, il giudice è tenuto a discostarsi dalle conclusioni raggiunte quando queste si basano su dati fattuali dimostratisi erronei che, viziando il percorso logico del perito, rendono inattendibili le loro conclusioni.

Quanto invece al contenuto più propriamente valutativo della perizia, questi è chiamato a fornire una specifica motivazione solo nel caso in cui intenda discostarsi dal parere tecnico e contestarne l’attendibilità sulla base di ulteriori e contrastanti risultanze processuali (e non certo ricorrendo alla sua scienza “privata”), mentre qualora lo condivida è sufficiente, come avvenuto nel caso di specie, che dia conto di averne verificato la intrinseca tenuta logica, confutando gli eventuali rilievi svolti dalle parti in proposito.

Cassazione penale sez. V, 30/01/2019, n.10638

Richiesta di perizia psichiatrica da parte del giudice

Il giudice deve ritenere sussistente il vizio di mente e il concorso di gravi e fondati indizi per dal luogo ad una perizia psichiatrica solo in presenza di uno stato morboso, a sua volta dipendente da alterazione patologica tale da rendere certo che l’imputato, nel momento della commissione del reato è per infermità in uno stato mentale da scemare gradatamente o da escludere la capacità di intendere e di volere.

Tribunale Chieti, 16/04/2018, n.497

Perizia psichiatrica e rifiuto di collaborazione del periziando

In tema di perizia psichiatrica, nel caso in cui l’imputato si renda irreperibile per il colloquio, il perito non ha l’obbligo di ricercarlo e può trarre aliunde elementi di valutazione, sussistendo a carico del periziando un obbligo di diligente collaborazione la cui elusione non può pregiudicare l’indagine tecnica.

Cassazione penale sez. II, 27/06/2018, n.39950

Inammisibiltà della richiesta di perizia psichiatrica

In tema di mezzi di prova, è inammissibile la richiesta di perizia psichiatrica sulla capacità di intendere e volere dell’imputato proposta per la prima volta in sede di legittimità, in quanto richiede necessariamente valutazioni di merito incompatibili con tale giudizio.

Cassazione penale sez. III, 11/07/2017, n.52637

Condizione di restrizione della coscienza

Deve essere annullato l’atto di rinuncia all’assunzione quando risulti accertato dalla CTU che il lavoratore lo ha sottoscritto in una condizione psicologica tale da non essere nel pieno delle sue facoltà mentali (nel caso è stato accertato dalla perizia psichiatrica che la lavoratrice al momento della sottoscrizione si trovava in stato di condizione iponoica, ossia di restrizione della coscienza, che seppur limitato nel tempo acquistava le caratteristiche dello stato crepuscolare orientato con riduzione dei poteri critici e di orientamento sui comportamenti utili).

Tribunale Catania sez. lav., 13/04/2017, n.1709

Perizie psichiatriche fondate su dati fattuali erronei

In tema di valutazione della perizia psichiatrica, sviluppandosi l'”iter” diagnostico dei periti attraverso due operazioni successive, connesse ed interdipendenti in relazione al risultato finale, cioè la percezione dei dati storici e il successivo giudizio diagnostico fondato sulla prima, il giudice deve discostarsi dalle conclusioni raggiunte quando queste si basano su dati fattuali dimostratisi erronei che, viziando il percorso logico dei periti, rende inattendibili le loro conclusioni.

(Fattispecie in cui la Corte ha annullato la decisione della Corte di assise di appello che, senza mettere in discussione la correttezza del dato fattuale accertato in sede peritale, riguardante l’esistenza di un disturbo della personalità dell’imputato riconducibile al novero delle infermità mentali rilevanti ex art. 89 cod. pen., ha disatteso, in assenza di un adeguato supporto scientifico, il giudizio diagnostico successivo, avente ad oggetto l’esistenza di una relazione causale dello stato viziato di mente con il delitto di omicidio commesso dall’imputato).

Cassazione penale sez. I, 16/02/2017, n.24082

Richiesta di perizia psichiatrica per accertare vizi di mente

La richiesta di perizia psichiatrica per l’accertamento di eventuali vizi di mente, totali o parziali, non è in astratto inconciliabile con il rito abbreviato, la cui ammissione presuppone che l’imputato abbia la piena capacità di intendere e di volere; spetta tuttavia al giudice la valutazione delle risultanze processuali, ivi compresa la richiesta di giudizio abbreviato quale atto personale incompatibile con l’esistenza di vizi di mente, per apprezzare, con giudizio insindacabile in sede di legittimità, la meritevolezza della richiesta di perizia psichiatrica.

(Fattispecie di giudizio abbreviato per reati sessuali, nella quale la S.C. ha ritenuto non illogico il rigetto della richiesta di perizia formulata dalla difesa in sede di discussione, fondato dal giudice di merito sulla rilevata mancanza di relazione fra i comportamenti sessuali accertati e l’esistenza di patologie o disturbi incidenti sulla capacità di intendere e di volere dell’imputato).

Cassazione penale sez. III, 22/09/2016, n.55301

Sottoposizione a perizia psichiatrica

Non può trovare accoglimento la richiesta avanzata ai sensi dell’articolo 603 c.p.p. di sottoporre a perizia psichiatrica. in quanto, gli elementi emersi (la ferita alla testa e la condizione di ebbrezza alcolica in cui versava il prevenuto) non sono indicativi di una patologia psichiatrica che possa incidere sulla imputabilità del prevenuto.

Corte appello Lecce, 09/11/2015, n.1670

Rito abbreviato e perizia psichiatrica

L’ammissione al rito abbreviato condizionato all’espletamento di una prova non deve essere necessariamente incentrata sull’assoluta impossibilità di decidere ma piuttosto sulla possibilità che la decisione che ne discenda sia protesa ad una maggiore ponderatezza. (Nel caso di specie si trattava di un omicidio volontario ove era stato richiesto il rito abbreviato condizionato all’espletamento di una perizia psichiatrica).

Corte assise Torino, 14/03/2013, n.4

Valutazione della perizia psichiatrica

Nel valutare la perizia psichiatrica, il giudice, quale “peritus peritorum”, per discostarsi dalle conclusioni dei periti che ritenga inattendibili, ha l’obbligo di motivare il proprio contrario avviso ed, in particolare, in relazione alla diagnosi peritale, di esaminare l’iter diagnostico seguito dai periti e verificare se la conclusione da questi raggiunta sia fondata su dati fattuali corretti.

(Fattispecie relativa a persona imputata di vari furti e ritenuta in perizia incapace di intendere e di volere perché affetta da cleptomania, nella quale i giudici di merito, con un percorso argomentativo condiviso dalla Corte, avevano disatteso le conclusioni del perito, in ragione di una serie di comportamenti del soggetto, incompatibili con la diagnosi di impulso irrefrenabile al furto).

Cassazione penale sez. II, 11/10/2013, n.43923

Perizia psichiatrica: le conclusioni dei periti

In tema di perizia psichiatrica, qualora le conclusioni dei periti siano insanabilmente divergenti, il controllo di legittimità sulla motivazione del provvedimento concernente la capacità di intendere e di volere deve necessariamente riguardare i criteri che hanno determinato la scelta tra le opposte tesi scientifiche; il che equivale a verificare se il giudice del merito abbia dato congrua ragione della scelta e si sia soffermato sulla tesi che ha creduto di non dovere seguire e, nell’effettuare tale operazione, abbia tenuto costantemente presenti le altre risultanze processuali e abbia con queste confrontato le tesi recepite.

Cassazione penale sez. V, 03/12/2013, n.686

Alterazione patologica e commissione del reato

Il vizio di mente deriva da uno stato morboso, a sua volta dipendente da un’alterazione patologica tale da rendere certo che l’imputato, nel momento della commissione del reato, è per infermità in uno stato mentale da scemare grandemente o da escludere la capacita di intendere e volere. Ne consegue che solo in presenza di un simile stato soggettivo il giudice di merito deve essere sussistente il vizio di mente nonché il ricorso di gravi e fondanti indizi per dar luogo alla perizia psichiatrica.

Nel caso di specie, il giudice dì merito, con valutazione non manifestamente illogica […] ha ritenuto che il disturbo psichico del prevenuto – un ritardo mentale lieve – che aveva in passato condizionato frequenti episodi di furti di piccole somme di denaro, non fosse di consistenza tale da definire una incapacità o semi-incapacità di intendere e volere da potersi definire patologica.

Anche se ai fini del riconoscimento del vizio totale o parziale di mente, perfino i “disturbi della personalità” possono rientrare nel concetto di “infermità”, essi devono presentarsi di consistenza, intensità e gravità tali da incidere concretamente sulla capacità di intendere o di volere, escludendola o scemandola grandemente, e, ancora devono porsi in nesso eziologico con la specifica condotta criminosa, in modo tale che il fatto di reato sia ritenuto causalmente determinato dal disturbo mentale.

Cassazione penale sez. II, 27/03/2013, n.17086



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6 Commenti

  1. La perizia psichiatrica può essere chiesta al giudice per verificare la capacità di intendere e di volere di una persona. Ma io non ho capito in particolare quando può essere chiesta? Come si può far valere una perizia psichiatrica?

    1. Possiamo affermare che una perizia psichiatrica può essere chiesta:
      per scagionare l’imputato da un fatto criminoso, in quanto la legge non punisce colui che ha commesso il fatto se era incapace di intendere e di volere. Se era solo parzialmente capace, allora la pena gli va ridotta;
      per quantificare il danno psicologico o mentale che ha subito una persona a seguito di un evento (si pensi al trauma cagionato dalla commissione di un delitto grave);
      per evitare di pagare un risarcimento, nell’ipotesi in cui chi ha commesso il danno era incapace di intendere e di volere;
      per annullare un negozio giuridico qualsiasi (contratto, testamento, ecc.), se esso era stato redatto in stato d’incapacità;
      per annullare un matrimonio, se contratto in stato d’incapacità;
      per ottenere l’interdizione o l’inabilitazione di una persona.
      In linea generale, in ambito civilistico vale la regola per cui gli atti compiuti da persona che, sebbene non interdetta, si provi essere stata per qualsiasi causa, anche transitoria, incapace d’intendere o di volere al momento in cui gli atti sono stati compiuti, possono essere annullati su istanza della persona medesima o dei suoi eredi o aventi causa, se ne risulta un grave pregiudizio all’autore.

    2. Ci sono due modi per far valere la perizia psichiatrica in giudizio:
      incaricare un medico legale di fiducia affinché rediga la perizia;
      chiedere al giudice la nomina di un consulente tecnico d’ufficio (ctu) che ne prepari una.
      Sebbene in entrambi i casi il risultato sia un elaborato peritale con le conclusioni del medico legale, i due strumenti hanno una valenza probatoria molto diversa:
      la perizia psichiatrica di parte, proprio perché commissionata da chi ne ha interesse, è ritenuta generalmente poco obiettiva e, pertanto, il giudice ne tiene conto in maniera molto ridotta. Maggiore valenza probatoria ha invece la perizia giurata;
      la perizia psichiatrica disposta dal giudice, al contrario, ha un elevato valore probatorio, in quanto il consulente è incaricato da persona terza e imparziale (il giudice). Inoltre, la falsa perizia è punita con la reclusione da due a sei anni; dunque, il ctu ha tutto l’interesse ha svolgere con la massima professionalità possibile il compito assegnatogli.

  2. Salve, io non ho ben capito una cosa. Cioè se uno è incapace, malato di mente, non viene condannato? Quando, nonostante l’infermità di mente, c’è responsabilità penale? quali disturbi della personalità rientrano nel concetto di infermità?

    1. L’infermità di mente può essere una malattia psichica o mentale, così come un disturbo della personalità. A riguardo, la Cassazione ha precisato che, ai fini del riconoscimento del vizio totale o parziale di mente, anche i «disturbi della personalità», che non sempre sono inquadrabili nel ristretto novero delle malattie mentali, possono rientrare nel concetto di “infermità”, purché siano di consistenza, intensità e gravità tali da incidere concretamente sulla capacità di intendere o di volere, escludendola o scemandola grandemente.Inoltre, deve sussistere un nesso di causa-effetto tra la specifica condotta criminosa e il disturbo di mente: in buona sostanza, il reato deve essere stato determinato dal disturbo mentale e non da altre circostanze. Una persona claustrofobica non può invocare tale patologia per giustificare il fatto di aver ucciso una persona. Ne consegue che nessun rilievo, ai fini dell’imputabilità, deve essere dato ad altre anomalie caratteriali o alterazioni e disarmonie della personalità che non presentino i caratteri sopra indicati, nonché agli stati emotivi e passionali, come ad esempio la rabbia.La cronica dipendenza da alcool non può essere assimilata ad un vizio parziale di mente – essendo caratterizzata dal venir meno dei fenomeni tossici negli intervalli di astinenza, durante i quali vi sarebbe di nuovo l’acquisto della capacità di intendere e di volere – ma può essere valorizzata al fine della concessione delle circostanze attenuanti generiche.

    2. la persona che presenta un’incapacità naturale non è sempre priva di responsabilità per ciò che fa. Innanzitutto, l’incapacità deve essere talmente grave da escludere la coscienza del soggetto ossia la capacità di comprendere il significato delle sue azioni. In secondo luogo, l’azione criminale deve essere stata determinata solo ed esclusivamente dal vizio di mente. Nella sentenza citata in apertura, alla Cassazione è stato chiesto quali disturbi della personalità rientrano nel concetto di infermità. Secondo costante giurisprudenza di legittimità, per il riconoscimento del vizio totale o parziale di mente, anche i disturbi della personalità, non sempre inquadrabili tra le malattie mentali, possono rientrare nel concetto di infermità, purché siano di «consistenza, intensità e gravità tali da incidere concretamente sulla capacità di intendere o di volere, escludendola o scemandola grandemente» e a condizione che vi sia un nesso eziologico con la specifica condotta criminosa, per effetto della quale il reato sia ritenuto causalmente determinato dal disturbo mentale.L’accertamento dell’infermità di mente dell’imputato va compiuto in relazione al fatto concreto addebitatogli ed al tempo in cui è stato commesso, onde la perizia psichiatrica espletata in altro procedimento, relativo a diverso fatto, non è mai vincolante nel giudizio successivo.

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