Coronavirus, quante mascherine chirurgiche produciamo in Italia

4 Giugno 2020
Coronavirus, quante mascherine chirurgiche produciamo in Italia

Il commissario straordinario per l’emergenza, Domenico Arcuri, fa il punto su nuove forniture e prezzi.

La conferenza stampa del commissario straordinario Domenico Arcuri, dalla sede nazionale della protezione civile, è l’occasione per chiarire alcuni aspetti della gestione dell’emergenza Coronavirus. Partiamo da quello che ci interessa di più: la fornitura di mascherine per proteggerci dal droplet, le goccioline di respiro che emettiamo nel parlare, starnutire, tossire e che sono fonte di contagio.

L’impennata delle mascherine made in Italy

Arcuri ha detto che “il numero di mascherine chirurgiche italiane, che abbiamo ordinato, da qualche giorno è superiore a quello delle mascherine chirurgiche non italiane: ci sono 22 aziende che hanno sottoscritto i contratti de ci forniranno 1 miliardo 876 milioni di mascherine, e nei prossimi giorni se ne aggiungeranno altre 4 e supereremo i 2 miliardi di mascherine italiane”.

“Mi piace sottolineare – ha proseguito il commissario – che il costo medio di queste forniture è di 41 centesimi, cioè di 9 centesimi inferiore al prezzo calmierato di 50 centesimi”. Uno scenario ben diverso rispetto al recente passato: “85 giorni fa – ha precisato Arcuri – non c’era nessuna mascherina prodotta in Italia. Nell’ultima settimana ne abbiamo distribuite 44.461.000, oltre 6 milioni al giorno”.

Da oggi, è anche iniziata la distribuzione nelle 3.595 scuole in cui, dal 17 giugno, ci saranno gli esami di maturità. Il commissario ha spiegato che qui saranno mandate direttamente, in collaborazione con il ministero dell’Istruzione, 5.200.000 mascherine. “È indispensabile che i nostri ragazzi possano fare gli esami di maturità in totale sicurezza. Diamo volentieri un contributo perché questo accada e ci stiamo preparando per dotare tutte le nostre scuole delle mascherine, alla riapertura di settembre”.

Arcuri interviene anche sulle manifestazioni di piazza del 2 giugno e su come potrebbero aver influito su un potenziale innalzamento della curva dei contagi. “Mi hanno fatto più effetto gli assembramenti dei giovani, non sempre con il distanziamento dovuto”, ha detto il commissario, invitando i ragazzi a “essere responsabili, prendersi tutto il bello della libertà, ma pensare che si può sorridere anche con una mascherina e che il colore e la luce dei nostri occhi non vengono coperti: basta e avanza, per conservarci la libertà che abbiamo riconquistato”.

La mobilità aumenta i contagi

Finché non avremo una terapia contro il Covid, meglio ancora un preparato artificiale che ci consenta di ottenere l’immunità, le occasioni di contatto con gli altri saranno un rischio, ha fatto presente Arcuri.”Il vaccino non è stato ancora trovato: dobbiamo essere consapevoli che la crescita della mobilità moltiplica i contatti con gli altri e quindi potenzialmente moltiplica le possibilità di contagio – ha detto il commissario -. Questa non è né più né meno che un’evidenza statistica. In questa fase dell’emergenza abbiamo allora un dovere rinnovato: cercare ancora di più il virus, riconoscerlo, stanarlo, indebolirlo”.

La parola chiave è testare. “Servono i tamponi, servono i reagenti per estrazione e per amplificazione, serve una rinnovata strategia e un crescente impegno nei test molecolari. In queste ultime settimane abbiamo lavorato con le Regioni, che hanno tutte collaborato, con l’obiettivo di trovare il numero maggiore possibile delle componenti che servono a fare i test molecolari nel numero massimo possibile”.

Virtuosismo, responsabilità, solidarietà

Arcuri difende il lavoro fatto e le modalità con le quali l’Italia ha gestito l’epidemia di Covid. “Abbiamo fatto tutto in 85 giorni: per una volta, sarebbe davvero bello se tutti ci accorgessimo che siamo stati straordinari. Siamo da sempre uno strano paese, un mix di autolesionismo e di virtuosismo, di critiche e di opere, di chiacchiere e di fatti. Finora i fatti hanno prevalso sulle chiacchiere, le opere hanno prevalso sulle critiche e il virtuosismo, la responsabilità e la solidarietà hanno prevalso sull’autolesionismo. Se ce lo ricordiamo tutti i giorni, sono sicuro che continueremo a essere così”.



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