Coronavirus: un italiano su tre farà il tampone

4 Giugno 2020
Coronavirus: un italiano su tre farà il tampone

L’obiettivo del Commissario all’emergenza Arcuri, da raggiungere entro l’anno: «ne faremo fino a 89.000 al giorno». Ma non è un passaporto sanitario. 

Tamponi quasi a tappeto per gli italiani: oggi il commissario straordinario per l’emergenza, Domenico Arcuri, ha annunciato che entro la fine dell’anno «il 28% della popolazione italiana potrà essere sottoposta a un tampone, se ciò sarà necessario o anche soltanto utile».

«Si tratta quasi di un italiano su tre, faremo tante ‘fotografie’», ha ribadito il commissario durante la conferenza stampa dalla sede della Protezione civile. Ma Arcuri ha anche voluto sottolineare che «il tampone non è un passaporto sanitario di immunità, ma è una istantanea che ci dice se in quel momento il Coronavirus ci ha colpito oppure no».

L’andamento dei tamponi fatti cresce velocemente: dall’inizio dell’epidemia di Coronavirus in Italia «sono stati somministrati in media 39.500 tamponi al giorno», ma nel mese di maggio «la media è salita a 61.000 ogni giorno», ha sottolineato Arcuri.

«C’eravamo posti l’obiettivo di far crescere stabilmente questo numero, d’accordo con il ministero della Salute e il Comitato tecnico scientifico, fino a 84.000 tamponi al giorno», ha detto il Commissario, osservando che si tratta di «un numero ragionevole, anche considerando la flessione della curva dei contagi».

Adesso – ha proseguito Arcuri – «siamo riusciti a superare questo risultato e dai prossimi giorni sarà possibile effettuare fino a 89.000 tamponi al giorno, con un +47% rispetto al dato già rilevante dell’ultimo mese».

Ma la strategia di contenimento del Covid-19 non passa solo attraverso i tamponi: «Il vaccino non è stato ancora trovato – ha avvertito Arcuri. Così in questo periodo «dobbiamo essere consapevoli che la crescita della mobilità moltiplica i contatti con gli altri e quindi potenzialmente moltiplica le possibilità di contagio».

Quindi, «in questa fase dell’emergenza, noi abbiamo un dovere: cercare ancora di più il virus, riconoscerlo, stanarlo, indebolirlo. Servono i tamponi, servono i reagenti per estrazione e per amplificazione, serve una rinnovata strategia e un crescente impegno nei test molecolari», sottolinea il Commissario, che afferma di aver lavorato, in queste ultime settimane, con le Regioni «con l’obiettivo di trovare il numero maggiore possibile delle componenti che servono a fare i test molecolari nel numero massimo possibile».



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