Coronavirus, il nuovo studio su clorochina e idrossiclorochina

4 Giugno 2020
Coronavirus, il nuovo studio su clorochina e idrossiclorochina

È il farmaco più controverso, utilizzato a titolo sperimentale nella lotta al Covid.

Di clorochina e idrossiclorochina, finora, si è detto di tutto. Sono sostanzialmente lo stesso farmaco antimalarico: una (l’idrossicorochina) ha un atomo di ossigeno in più rispetto all’altra (per questo motivo, d’ora in poi ne parleremo al singolare). In Italia, viene venduta col nome di Plaquenil. Usata in studi clinici per trattare malati di Coronavirus, è passata dall’essere annoverata tra i farmaci più promettenti a uno studio, pubblicato sull’importante rivista scientifica Lancet, che ne metteva in luce i gravi effetti collaterali e l’alto rischio di letalità (leggi l’articolo: Coronavirus, perché clorochina e idrossiclorochina fanno male).

Nei giorni scorsi, l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha sospeso l’utilizzo off-label del farmaco, rilevando come i benefici, contro l’infezione da Covid, siano sempre più incerti (leggi Coronavirus e idrossiclorochina: le ultime novità). La stessa Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ne aveva inizialmente bloccato la sperimentazione.

Scienziati divisi

Ma sulla sua potenziale efficacia, la comunità scientifica continua a spaccarsi. Lo stesso articolo che ne evidenziava i rischi per il cuore è stato contestato da 182 scienziati di tutto il mondo. Bisognerebbe capire se i dati alla base dello studio sono gli stessi forniti dalla sedicente azienda specializzata in analisi sanitaria, oggetto ieri di un’inchiesta del Guardian (leggi l’articolo: Coronavirus, l’inchiesta del Guardian sui dati taroccati): se così fosse, questo non deporrebbe certamente a favore della sua affidabilità. In sintesi: l’azienda avrebbe fornito dati utilizzati nell’ambito di studi scientifici pubblicati su riviste prestigiose, tra cui Lancet, ma il giornale britannico dubita del curriculum di molti suoi collaboratori, tra i quali figurano uno scrittore e una modella.

L’Oms, alla fine, ha deciso di riprendere il trial sul farmaco come terapia antiCovid. Oggi, come ci spiega l’agenzia di stampa Adnkronos, l’ultimo tassello. “Uno studio pubblicato su Nejm sembra dimostrare che l’idrossiclorochina non causi effetti collaterali di rilevo, ma non funziona come profilassi per Covid-19″. Lo scrive su Facebook Enrico Bucci, biologo, professore alla Temple University di Filadelfia.

Bucci è tra i firmatari della lettera dei 182 scienziati contro lo studio su Lancet. Quello pubblicato su Nejm “è uno studio randomizzato in doppio cieco – ricorda Bucci – il che vuol dire finalmente scienza vera! Su 821 soggetti, esposti per almeno dieci minuti a distanza ravvicinata a soggetti risultati positivi, si è misurata l’incidenza della malattia in caso di somministrazione preventiva di Plaquenil o in sua assenza: la differenza fra trattati e non trattati, non è risultata significativa”.

Perché la clorochina non può essere tossica, secondo Bucci

“Attenzione, però: il limite principale dello studio – spiega Bucci – è stato che la rilevazione dell’insorgenza della malattia è stata fatta su base sintomatica, senza cioè usare se non in misura limitatissima i test Pcr. Per questo, non si sa quale possa essere l’errore diagnostico, e potrebbe darsi che alcuni malati non sono stati identificati nel gruppo di controllo, e altri sono stati erroneamente classificati nel gruppo trattato. A questo, credo, si attaccheranno i sostenitori a priori della clorochina”.

“Io mi limito a osservare che, comunque, questo studio conferma come non vi siano dati di tossicità che emergono improvvisamente dopo oltre cinquant’anni di uso del prodotto in condizioni diverse e a miliardi di dosi; per l’attività e l’efficacia, aspettiamo i risultati del trial che – finalmente – Oms ha ripreso. Questa è ricerca, bellezza”, conclude Bucci.



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