La App Immuni potrebbe rivelare l’infedeltà coniugale

4 Giugno 2020 | Autore:
La App Immuni potrebbe rivelare l’infedeltà coniugale

Sul messaggio di avviso comparirà la data esatta del contatto a rischio, quello prolungato oltre un quarto d’ora e a distanza ravvicinata. 

La App Immuni è finalmente arrivata: con un debutto da mezzo milione di download in 24 ore e una sperimentazione che è partita lunedì in quattro Regioni italiane (Abruzzo, Liguria, Marche e Puglia) ed entro due settimane, se i test andranno bene, dovrebbe essere estesa a tutta Italia.

«Siamo il primo Paese europeo a dotarci di una App di tracciamento», ha detto con orgoglio la ministra dell’Innovazione, Paola Pisano, in audizione in commissione trasporti al Senato. Pisano ha ricordato che, perché la App Immuni sia efficace, «il ‘contatto‘ tra due cellulari deve avere una “durata di almeno 15 minuti e deve avvenire ad una distanza non superiore ai due metri».

Grazie ai codici dei dispositivi memorizzati, Immuni è in grado di tenere memoria di ogni incontro “prolungato” per almeno un quarto d’ora e “ravvicinato” a meno di due metri. Così, se entro i 14 giorni successivi un soggetto risulterà positivo al Covid-19, Immuni avviserà le persone incontrate in precedenza, inviandogli un alert di notifica sul proprio telefonino.

Il Garante per la protezione dei dati personali ha esaminato attentamente il funzionamento dell’applicazione ed ha dato il via libera ad Immuni, condizionandolo però al rispetto di alcune prescrizioni necessarie per garantire pienamente la privacy degli utilizzatori, tra le quali l’assoluto anonimato dei dati acquisiti e dunque l’impossibilità di risalire all’identità delle persone coinvolte.

Ma c’è una buccia di banana che rischia di compromettere il sistema. Nella relazione del Garante [1], infatti, si legge che tra le informazioni acquisite quando l’App inizia a funzionare ci sono anche «metadati quali la data, la durata e la distanza del contatto».

Della durata e della distanza ne abbiamo appena parlato: il punto che appare vulnerabile è, invece, la data del contatto intercorso con la persona che poi è diventata positiva. Questa informazione non viene solo memorizzata nel dispositivo di ogni utente (che dovrebbe essere “blindato” da intrusioni, perché la sicurezza è uno degli aspetti garantiti, al pari della privacy) ma – se quella persona sarà poi divenuta positiva al Covid-19 nei giorni successivi – verrà comunicata nel messaggio agli altri utenti con cui era entrata in contatto nei 14 giorni precedenti.

In altre parole – spiega il Garante – una volta avvenuto questo «contatto stretto con utenti accertati positivi al Covid-19» la App Immuni, in base al proprio algoritmo, calcolerà «l’indice di rischio del contagio».

Questa procedura avviene in base alla misurazione di due parametri: la durata prolungata (secondo una scala che cresce a multipli di 5 minuti ed a 30 minuti raggiunge il massimo) e la distanza ravvicinata, rilevata indirettamente dall’intensità del segnale Bluetooth (anche qui sono previsti tre livelli crescenti in base alla potenza del segnale scambiato tra i due dispositivi).

Se questo valore supererà una soglia di allarme predefinita partirà il «messaggio di allerta sulla possibile esposizione al contagio (c.d. notifica di esposizione) per essere stato un contatto stretto di un soggetto accertato positivo al Covid-19».

Il Garante indica anche un esempio pratico di cosa apparirà sul display dello sfortunato utente che riceverà questo messaggio: «Il giorno TOT sei stato vicino a un caso Covid-19 positivo». Come spiega Agenda Digitale in un articolo a firma di Mirko Cazzolla e Antonino Polimeni, la variabile interessata, che compare nel codice sorgente di Immuni, si chiama “lastExposureDate” ed indica proprio «la data esatta di esposizione».

Ora, il punto che ci interessa qui non è quello delle precauzioni da adottare a livello sanitario e che Immuni spiega compiutamente (contattare il proprio medico e il Dipartimento di prevenzione della Asl competente, per effettuare i tamponi o test previsti) ma quello che potremmo chiamare di “prevenzione dei rapporti coniugali”: la preoccupazione riguarda la reazione del partner, che, se ha notizia di questo allarmante messaggio, potrebbe nutrire sospetti su cosa sia accaduto quel giorno in cui è avvenuto questo «contatto stretto» e soprattutto chiedersi – e chiedere all’ignaro coniuge o fidanzato – chi sia questa persona (se non lo immagina già, nel qual caso la notifica di Immuni varrebbe come conferma di un sospetto preesistente).

Così la App Immuni potrebbe rivelare una possibile infedeltà di coppia o comunque ingenerare il seme del dubbio che vi sia stata o addirittura un elemento di conferma di questa ipotesi. Siccome la data esatta del contatto a rischio, quello avvenuto con un soggetto che poi è stato trovato positivo al Coronavirus (del quale comunque non viene rivelata l’identità) compare tra le informazioni fornite, il rischio incombente di cui doversi preoccupare, per qualcuno, non sarà quello di aver contratto il Coronavirus, ma piuttosto quello della reazione del coniuge, o del partner, che (legittimamente, dal suo punto di vista) vorrà saperne di più su questo contatto ravvicinato avvenuto quel preciso giorno, come attesta Immuni.

Ad esempio, se tre giorni fa era un lunedì e tu sei andato regolarmente da casa al lavoro e viceversa (niente assembramenti, giri al supermercato o code all’ufficio postale) e nel tuo ufficio, azienda o negozio hai incontrato i soliti colleghi – ma, a quanto tua moglie sa, nessuno risulta essersi ammalato – allora chi è questo presunto infetto che la App Immuni dice che hai incontrato proprio quel giorno, per almeno un quarto d’ora e a meno di due metri di distanza?

In quel caso, Immuni ha sicuramente più autorevolezza ed anche più memoria di te: non ti dirà certo chi è il contatto positivo, né darà al tuo coniuge la possibilità di risalirvi (a meno che non sia un hacker di altissimo livello), ma alimenterà i sospetti, le domande e i pressanti interrogatori. Si incrinerà l’armonia, forse finirà la pace e forse qualcosa sarà svelato; qui, però, Immuni non ti potrà aiutare in nessun modo: non è nata per risolvere questo tipo di problemi coniugali e nel codice di funzionamento del programma non sono previste informazioni aggiuntive.


note

[1] Garante per la protezione dei dati personali, “provvedimento di autorizzazione al trattamento dei dati personali effettuato attraverso il Sistema di allerta Covid-19 – App Immuni” n. 95 del 1° giugno 2020 (doc. web n. 9356568).


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1 Commento

  1. Fosse per me la prima cosa che farei è eliminare a cosa più inutile mai esistita: il “garante” della privacy. Siamo solo un paese di stupidi pulcinella che il resto del mondo fa bene a sputare addosso.

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