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Occupazione del suolo pubblico: ultime sentenze

2 Agosto 2020
Occupazione del suolo pubblico: ultime sentenze

Costruzioni abusive; opera realizzata con titolo decaduto; richiesta di occupazione del suolo pubblico.

L’occupazione del suolo pubblico

L’oggettiva differenza fra TOSAP e COSAP è segnata dalla diversità del titolo che ne legittima l’applicazione, da individuarsi, rispettivamente, per la prima nel fatto materiale dell’occupazione del suolo pubblico e per il secondo in un provvedimento amministrativo, effettivamente adottato o fittiziamente ritenuto sussistente, di concessione dell’uso esclusivo o speciale di detto suolo.

Corte appello Potenza, 25/02/2019, n.97

L’inizio dell’occupazione del suolo pubblico

Ai fini del pagamento della COSAP, l’edificio condominiale costruito dopo l’entrata in vigore della c.d. legge ponte non prova che il condominio era dotato di parcheggi fin dalla costruzione e, quindi, che i passi carrabili esistevano fin da quel momento. Di conseguenza, in presenza di incertezza dell’inizio dell’occupazione del suolo pubblico, solo dovuti solo i pagamenti con riguardo all’anno della contestazione ed a quello immediatamente precedente.

Tribunale Pisa, 31/12/2018, n.1117

La durata dell’occupazione del suolo pubblico

In tema di tassa per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche (TOSAP), in base al combinato disposto degli artt. 42,44 e 45 del d.lgs. n. 507 del 1993, l’occupazione deve essere considerata permanente quando (art. 42, comma 1, lett. c) l’atto di concessione ne prevede l’utilizzazione continuativa da parte del concessionario (con conseguente sottrazione del suolo e/o dell’area all’uso pubblico di destinazione) per tutta la sua durata, che deve essere superiore all’anno; di converso, va considerata temporanea l’occupazione priva di autorizzazione (art. 42, comma 2) ovvero (art. 42, primo comma, lett. b)) quella (anche se continuativa) autorizzata per una durata inferiore all’anno, nonché l’occupazione, anche se di durata superiore all’anno, che preveda la sottrazione non continuativa del suolo pubblico, come soltanto per una parte del giorno, difettando, in questo caso, il carattere della stabilità dell’occupazione stessa.

Ne consegue che la considerazione della sola durata (infra o ultra annuale) dell’occupazione del suolo pubblico oggetto dell’atto di concessione non costituisce corretta valutazione dell’esatto “discrimen” legale per qualificare come temporanea ovvero come permanente detta occupazione dovendosi, invece, sempre verificare se l’atto di concessione limiti o meno l’occupazione ad alcuni giorni della settimana e/o ad alcune ore del giorno, perché la limitazione suddetta importa sempre la natura temporanea dell’occupazione.

Cassazione civile sez. trib., 07/12/2018, n.31718

Concessione per l’occupazione di suolo pubblico

È illegittimo il rinnovo della concessione per l’occupazione del suolo pubblico, rilasciata dal Comune al titolare di un esercizio di somministrazione e bevande, quando ostacola o limita l’accesso e la visibilità dell’esercizio commerciale adiacente e manca la specifica motivazione in ordine alla valutazione dell’interesse del titolare dell’esercizio commerciale attiguo a non vedere limitata la visibilità del suo negozio e delle vetrine e alla comparazione con gli altri interessi pubblici.

T.A.R. Venezia, (Veneto) sez. III, 24/09/2018, n.906

Perpetrata occupazione del suolo pubblico

La mancata tempestiva presentazione dell’istanza di subentro nella concessione O.S.P. determina l’inefficacia/improcedibilità della SCIA tardivamente inoltrata al protocollo comunale, sicchè l’eventuale occupazione del suolo pubblico, ove perpetrata, assume carattere abusivo siccome non assistita dal alcun titolo né da una possibile estensione degli effetti dell’autorizzazione originaria, ciò a motivo della definitiva cesura tra il titolare di questa e il nuovo soggetto (variazione nominativa) che intende occupare il suolo pubblico, ovvero tra il precedente titolo e la nuova domanda di concessione, la quale dovrà scontare il percorso procedimentale ex novo di cui all’art. 3 del Regolamento COSAP capitolino.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. II, 10/01/2018, n.216

Tassa per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche

In tema di tassa per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche (TOSAP), il presupposto impositivo è rappresentato, ai sensi degli artt. 38 e 39 del d.lgs. n. 507 del 1993, dalle occupazioni, di qualsiasi natura (anche senza titolo), di spazi ed aree, anche soprastanti e sottostanti il suolo, appartenenti al demanio o al patrimonio indisponibile dei comuni e delle province tali da comportare l’effettiva sottrazione della superficie all’uso pubblico, rilevando la mera relazione materiale instaurata con la cosa e non eventuali atti di concessione o autorizzazione relativi all’occupazione.

(Nella specie, la S.C., confermando la sentenza impugnata, ha ritenuto soggetto passivo d’imposta l’utilizzatore reale degli impianti di distribuzione del gas collocati nel sottosuolo in forza di contratto di affitto di azienda stipulato con il titolare della concessione di occupazione del suolo pubblico).

Cassazione civile sez. VI, 08/09/2017, n.21018

Chiusura dell’esercizio e indebita occupazione del suolo pubblico

La chiusura di un esercizio commerciale è una misura sanzionatoria che consegue in via ordinaria dall’accertamento della violazione delle norme in tema di occupazione abusiva di suolo pubblico (nel caso di specie, non è stato ravvisato alcun vizio di irragionevolezza, non essendo ravvisabile a carico del Comune alcun onere motivazionale particolare, nella decisione di applicare la sanzione della chiusura dell’esercizio, trattandosi di misura che consegue dall’accertamento dell’illecito ed accessoria al ripristino dello stato dei luoghi).

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. VII, 01/04/2017, n.1754

Pregresse concessioni riguardanti l’uso del suolo pubblico 

Le pregresse concessioni riguardanti l’uso del suolo pubblico creano una posizione di vantaggio in capo al concessionario, che assume nei confronti del potere pubblico una posizione qualificata di interesse legittimo, con la conseguenza che l’Amministrazione deve tenere in conto il legittimo affidamento ingenerato in tali soggetti per l’adozione dei provvedimenti che modificano la disciplina di occupazione del suolo pubblico.

T.A.R. Firenze, (Toscana) sez. II, 14/02/2017, n.244

Suolo pubblico: la determinazione del canone concessorio

Ai sensi dell’art. 133 comma 1 lett. b), c.p.a. la natura della controversia relativa al canone di concessione per l’occupazione del suolo pubblico esula dalla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo ed è devoluta alla cognizione del giudice ordinario sulle controversie, ad esso riservate, aventi ad oggetto “indennità, canoni e altri corrispettivi”.

Consiglio di Stato sez. V, 23/11/2016, n.4912

Procedimenti di riesame delle autorizzazioni e concessioni di suolo pubblico

L’obbligo della preventiva intesa tra l’Autorità Statale e le Autorità territoriali, Comune e Regione, nell’adozione della misura del divieto di occupazione di suolo pubblico in tutta l’area del c.d. « Tridente » riguarda sia la previsione della prescrizione di divieto di usi non più compatibili con le esigenze di tutela e valorizzazione, sia gli eventuali procedimenti di riesame delle autorizzazioni e concessioni di suolo pubblico già in precedenza rilasciate (nel caso di specie, è risultato che Roma Capitale fosse solo stata notiziata dell’avvio del procedimento di imposizione del vincolo disposto dal Ministero dei beni e delle attività culturali, in relazione alla sua qualità di proprietaria delle aree rientranti nella zona del c.d. « Tridente »; difatti, l’Amministrazione Comunale, nell’adottare i provvedimenti applicativi del divieto di utilizzazione dell’area pubblica in questione, mediante la previsione delle revoche delle concessioni demaniali permanenti di suolo pubblico incidenti sull’area vincolata, ha di fatto agito in mera esecuzione delle prescrizioni imposte dal Decreto Mibac, così denotando una sostanziale acquiescenza al provvedimento ministeriale, ritenuto per l’ente territoriale immediatamente vincolante, ma senza portare un proprio contributo valutativo e decisionale).

L’art. 45, d.lg. n. 42 del 2004 è norma generale e attiene alla previsione di misure di tutela c.d. indiretta del bene culturale, la cui individuazione è in facoltà del Mibac e delle sue articolazioni territoriali; quando le misure di tutela indiretta implicano restrizioni al commercio su area pubblica, la relativa disciplina incide anche su materia di competenza concorrente delle Regioni e comporta la necessità di un coordinamento tra le diverse Amministrazioni preposte alle rispettive tutele (ovvero il Comune e, dopo l’intervento della Corte Cost. con la sentenza n. 140 del 2015, la Regione).

È, per tale considerazione che, all’art. 52 comma 1 ter, d.lg. n. 42 del 2004, è stata dettata una disciplina specifica delle prescrizioni di tutela incidenti sulle attività commerciali, nelle aree sottoposte a vincolo. Si tratta, dunque, di una disciplina speciale che trova applicazione, invece dell’art. 45, nei casi in cui — come quello di specie — le misure di protezione del bene culturale comportino una limitazione o addirittura una totale preclusione di ogni uso individuale ai fini commerciali delle aree pubbliche di pregio (sia che si tratti di concessioni di posteggio che di occupazione di suolo pubblico). Tale disciplina contempera, pertanto, in questo ambito, le competenze ministeriali con quelle del Comune e della Regione, prescrivendo la necessità dello strumento dell’intesa, onde salvaguardare i rispettivi ambiti da reciproche indebite interferenze.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. II, 05/09/2016, n.9542

L’autorizzazione all’installazione di un passo carrabile 

Il rilascio di un’autorizzazione di passo carrabile in prossimità di box condominiali ubicati sul fondo di una strada cieca di proprietà comunale non implica anche l’autorizzazione all’installazione di una sbarra automatica per regolare l’accesso, tanto più ove quest’ultima precluda di fatto l’utilizzo pubblico (per inversione di marcia) del tratto di via abusivamente intercluso.

L’interesse privato all’effettivo utilizzo dell’accesso carraio può essere, infatti, adeguatamente tutelato altrimenti, per esempio mediante la posa di dissuasori negli spazi impropriamente utilizzati per la sosta dei veicoli, previa richiesta di occupazione del suolo pubblico.

T.A.R. Genova, (Liguria) sez. II, 11/01/2016, n.17

Revoca del nulla osta all’occupazione del suolo pubblico

È legittimo il provvedimento con cui l’Amministrazione ha escluso la legittimazione a presentare una s.c.i.a. edilizia in sanatoria (per la realizzazione di un dehors), in ragione della mancata disponibilità del suolo pubblico su cui la stessa avrebbe dovuto essere installata, essendo stato revocato il nulla osta all’occupazione del suolo.

T.A.R. Lecce, (Puglia) sez. III, 14/05/2019, n.776

Mancato pagamento del canone dovuto per l’occupazione del suolo pubblico

La revoca dell’autorizzazione al posteggio nel mercato comunale deve ritenersi legittima qualora sia motivata dal mancato pagamento, da parte del concessionario, del canone dovuto per l’occupazione del suolo pubblico, anche nel caso in cui l’amministrazione non abbia provveduto alla preventiva iscrizione a ruolo del debito posto a fondamento del provvedimento di revoca; diversamente opinando, infatti, l’Amministrazione sarebbe esposta alle lungaggini tipiche della riscossione dei crediti, con inutile sperpero di denaro pubblico e con la prosecuzione, nelle more, dell’indebita utilizzazione dei beni pubblici.

T.A.R. Milano, (Lombardia) sez. I, 26/06/2018, n.1600

L’ordinanza di demolizione di opere realizzate sulla base di un titolo decaduto

È legittima l’ordinanza di demolizione di opere realizzate sulla base di un titolo decaduto e volte all’ampliamento di un chioschetto per la somministrazione di bevande ed alimenti all’interno di un parco comunale, non essendo rilevante al riguardo né il rilascio dell’autorizzazione commerciale o il rilascio della concessione demaniale per l’occupazione del suolo pubblico, che non coprono il profilo urbanistico-edilizio.

T.A.R. Lecce, (Puglia) sez. II, 14/03/2019, n.441

Occupazione del suolo e del sottosuolo a carico dell’amministrazione

In applicazione dell’art. 63 comma 3 del decreto legislativo n. 446 del 15.12.1997, il canone non ricognitorio deve essere considerato un onere aggiuntivo al COSAP dal quale pertanto non va detratto, in quanto derivante da eventuali effettivi e comprovati oneri di manutenzione in concreto derivanti dall’occupazione del suolo e del sottosuolo a carico dell’amministrazione per effetto dell’uso o dell’occupazione del suolo pubblico. Infatti se il COSAP viene versato a fronte dell’occupazione e della corrispondente privazione dell’uso del suolo pubblico, il canone non ricognitorio serve a far fronte al diverso onere per spese di manutenzione che l’occupazione può rendere necessarie, restando così escluso il presupposto — l’identità della causa del « prelievo » — per disporne l’assorbimento.

T.A.R. L’Aquila, (Abruzzo) sez. I, 09/03/2019, n.139



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2 Commenti

  1. È impressionante come le PP.AA. sottraggano all’uso pubblico le vie i marciapiedi e le piazze, per concederle dietro pagamento di una tassa. È tutto illegittimo perché anche se la legge consente la possibilità di concedere spazi pubblici, di certo essi spazi non possono essere le vie, i marciapiedi e le piazze o larghi annessi alle vie e dunque alla circolazione stradale e pedonale. La ragione è evidente perché tali spazi, anche se pubblici, hanno una destinazione d’uso immodificabile anche per la P.A.. Essi infatti sono OO.PP. di urbanizzazione primaria, progettate eseguite e pagate per urbanizzare le aree abitate, quindi a servizio della collettività, sicché la concessione di occupazione di tali immobili determina il cambio di destinazione d’uso, assolutamente illegittimo. Ma per le PP.AA. proprietà pubblica da cui trarre profitti sottraendole al diritto d’uso dei Cittadini. E i giudici lo consentono…

    1. ha proprio ragione avv indraccolo, benché i cittadini siano proprietari di questi spazi ,che poi l’amministrazione in certi cas decide di dare persino gratuitamente in uso a privati, fra un po i cittadini non sapranno più dove transitare e dove incontrarsi, i bambini dove giocare, perchè ogni spazio possibile viene sempre piu concesso a scopo di lucro a privati, che poi rivendono o lo subaffittano con l’attività,non per rispondere a un esigenza nè economica, tariffe ridicole e spesso gratis, a danno dei cittadini che non vengono mai tenti nella minima considerazione.

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