Epidemie, il rimedio di Newton per curare la peste

4 Giugno 2020
Epidemie, il rimedio di Newton per curare la peste

Documenti inediti in vendita online indicano la terapia pensata dallo scienziato contro il morbo che uccise 100mila persone a Londra, a metà del 1600.

Isaac Newton, genio della matematica, fisica, astronomia. Anche lui si trovò a vivere una delle più terribili epidemie che la storia ricordi: la peste bubbonica che, tra 1665 e 1666 uccise almeno 100mila persone a Londra. La casa d’aste americana Bonhams ha messo in vendita online un appunto scritto a mano dallo scienziato in cui suggerisce un rimedio per curare la peste. Valore stimato: tra gli 80mila e i 120mila euro. La cura ideata da Newton è a dir poco nauseabonda: bere vomito di rospo, a detta sua, avrebbe aiutato a scacciare il morbo.

Ce ne parla una nota dell’agenzia di stampa Adnkronos. Al di là della discutibile terapia, indiscutibile è l’importanza del ritrovamento di questo documento inedito, contenuto in una copia del libro del medico fiammingo Jan Baptist van Helmont “De Peste” (1667).

“Questi appunti rappresentano l’unico scritto significativo sulla peste del grande scienziato finora conosciuti”, ha spiegato Darren Sutherland, specialista di manoscritti di Bonhams. Newton era uno studente al Trinity College di Cambridge quando l’università chiuse i battenti per precauzione contro la peste. Quando tornò a Cambridge, nel 1667, iniziò a studiare il lavoro di Van Helmont. E alla fine dello studio, come mostrano i documenti, fabbricò il suo rimedio disinfettante: mescolare un rospo in polvere e il vomito dello stesso animale per formare una “losanga” in grado di scacciare il contagio.

Le note autografe di Newton raccontano anche il caso di un uomo che aveva toccato “carte pestilenti”, avvertendo poco dopo un dolore come un ago da puntura, sviluppando “un’ulcera pestilente nell’indice”, che lo portò alla morte in due giorni”. Da qui l’osservazione di Newton secondo cui “i luoghi infetti dalla peste sono da evitare”.

Quanto alla cura della peste, Newton ipotizzava che “la migliore” fosse quella di “un rospo sospeso per tre giorni con le zampe appese a un camino, che alla fine ha vomitato per terra vari insetti su un piatto di cera gialla, e che poco dopo è morto”. “Combinando il rospo in polvere con le escrezioni e il siero trasformati in losanghe”, si poteva assumere la poltiglia per tentare di difendersi dal contagio della peste.



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