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Frode in commercio ristorante: ultime sentenze

30 Luglio 2020
Frode in commercio ristorante: ultime sentenze

Volontà dell’esercente di consegnare ai clienti una cosa diversa da quella pattuita; obbligo di dichiarare la qualità della merce; mancata indicazione sul menù di un prodotto surgelato.

Reato tentato di frode in commercio

Integra il reato tentato di frode in commercio anche il semplice fatto di non indicare nella lista delle vivande, posta sui tavoli di un ristorante, che determinati prodotti sono congelati, in quanto l’esercizio di ristorazione ha l’obbligo di dichiarare la qualità della merce offerta ai consumatori, di tal che la mancata specificazione della qualità del prodotto (naturale o congelato) costituisce un atto diretto in modo non equivoco a commettere il delitto di cui all’art. 515 cod. pen.

Cassazione penale sez. III, 25/10/2018, n.56105

Mancata indicazione di prodotto surgelato

La disponibilità di alimenti surgelati, non indicati come tali nel menù o negli espositori nei quali gli stessi siano esposti a disposizione della clientela, integra il reato di tentativo di frode in commercio, indipendentemente dall’inizio di una concreta contrattazione con il singolo avventore, in quanto tale comportamento è univocamente rivelatore della volontà dell’esercente di consegnare ai clienti una cosa diversa da quella pattuita (confermata nella specie la sanzione per il titolare di un esercizio commerciale – bar affiancato da ristorante -pizzeria -, colto a vendere alla clientela cornetti, strudel e fagottini, dimenticando di segnalare però che essi erano congelati all’origine).

Cassazione penale sez. III, 11/12/2019, n.10375

Alimenti surgelati nei ristoranti: vanno indicati nel menù

In tema di frode in commercio, un sistema d’informazione secondo cui il personale di sala di un ristorante è addestrato per offrire al cliente tutte le delucidazioni del caso (nella specie, il menù recava, sulla prima ed ultima pagina, l’espressione “Gentile cliente, la informiamo che alcuni prodotti possono essere surgelati all’origine o congelati in loco (mediante abbattimento rapido di temperatura) rispettando le procedure di autocontrollo ai sensi del regolamento Ce 852/2004.

La invitiamo quindi a volersi rivolgere al responsabile di sala per avere tutte le informazioni relative al prodotto che desiderate”) non è sufficiente a garantire una puntuale informazione sulle qualità del prodotto venduto, in particolare sull’origine fresca, congelata o surgelata dello stesso, posto che l’iniziativa conoscitiva non deve essere presa dal cliente.

Cassazione penale sez. III, 21/02/2018, n.38793

Alimenti surgelati non indicati come tali nel menù

Integra il reato tentato di frode in commercio la mera disponibilità, nella cucina di un ristorante, di alimenti surgelati, seppure non indicati come tali nel menu, indipendentemente dall’inizio di una concreta contrattazione con il singolo avventore.

Cassazione penale sez. III, 17/05/2017, n.39082

Detenzione di prodotti ittici in un ristorante

La detenzione in un ristorante di prodotti ittici, senza che di tale stato di conservazione sia fatta menzione nella lista delle vivande, non integra il tentativo del reato di frode in commercio se non vi sono clienti nel locale.

Cassazione penale sez. III, 11/06/2003, n.28828

Alimenti surgelati e richiesta del cliente

La disponibilità nelle cucine di un ristorante di alimenti surgelati non indicati come tali nel menu perfeziona il tentativo di frode in commercio, indipendentemente dall’inizio di una concreta contrattazione con il singolo avventore, mentre la condotta del ristoratore che, a seguito della richiesta del cliente, rifiuti di consegnare il prodotto congelato, può rilevare quale desistenza.

Cassazione penale sez. III, 02/10/2013, n.44643

Tentativo di frode in commercio: la condotta del ristoratore

La disponibilità nelle cucine di un ristorante di alimenti surgelati, non indicati come tali nel menù, perfeziona il tentativo di frode in commercio, indipendentemente dall’inizio di una concreta contrattazione con il singolo avventore.

Cassazione penale sez. III, 17/01/2017, n.30173

Consegna ai clienti un prodotto diverso da quello dichiarato

La detenzione di alimenti congelati o surgelati all’interno di un ristorante, senza che nella lista delle vivande sia indicata tale caratteristica, integra il reato di tentativo di frode in commercio, trattandosi di condotta univocamente idonea a consegnare ai clienti un prodotto diverso, per qualità, da quello dichiarato.

Cassazione penale sez. III, 05/12/2013, n.5474

La proposta contrattuale nei confronti dei potenziali clienti

Il semplice fatto di non indicare nella lista delle vivande poste sui tavoli di un ristorante che determinati prodotti sono congelati, configura il tentativo di frode in commercio. I motivi sono due: da un lato, il ristoratore ha “l’obbligo di dichiarare la qualità della merce offerta ai consumatori”; dall’altro, l’esposizione del menu equivale “ad una proposta contrattuale nei confronti dei potenziali clienti”.

Cassazione penale sez. III, 24/05/2005, n.24190

Prodotti congelati o surgelati nei frigoriferi di un ristorante

La detenzione di prodotti congelati o surgelati nei frigoriferi di un ristorante senza che tale stato di conservazione sia indicato nel menù integra il reato di tentativo di frode in commercio.

Cassazione penale sez. III, 20/06/2007, n.35404

L’obbligo di dichiarare la qualità della merce offerta ai consumatori

Può concretizzare  la fattispecie del reato di frode nell’esercizio del commercio anche il semplice fatto di non indicare nella lista delle vivande, posta sui tavoli di un ristorante, che determinati prodotti sono congelati, in quanto l’esercizio di ristorazione ha l’obbligo di dichiarare la qualità della merce offerta ai consumatori: infatti, detta lista, consegnata agli avventori, equivale ad una proposta contrattuale nei confronti dei clienti e manifesta l’intenzione del ristoratore di offrire i prodotti ivi indicati; di tal che la mancata specificazione della qualità del prodotto (naturale o congelato) integra il reato de quo, perché la stessa proposta non veritiera costituisce un atto diretto in modo non equivoco a commettere il delitto di cui all’art. 515 c.p..

Cassazione penale sez. III, 07/12/2016, n.6586

Vendita di un prodotto diverso da quello indicato sull’etichetta

Integra il reato di frode nell’esercizio del commercio vendere un prodotto diverso da quello indicato nell’etichetta, indipendentemente dalle caratteristiche intrinseche del prodotto (nel caso di specie erano state vendute ad un ristorante n. 7 latte di prodotto che nell’etichetta recava olio extra vergine d’oliva mentre in realtà era olio d’oliva).

Tribunale La Spezia, 17/06/2014, n.595

Disponibilità di alimenti surgelati in esercizio di ristorazione

Anche la mera disponibilità di alimenti surgelati, non indicati come tali nel menu, nella cucina di un ristorante, configura il tentativo di frode in commercio, indipendentemente dall’inizio di una concreta contrattazione con il singolo avventore.

Cassazione penale sez. III, 18/11/2008, n.6885

Non indicare nel menù la natura surgelata di alcuni prodotti

Il menù, sistemato sui tavoli di un ristorante o consegnato ai clienti, equivale ad una proposta contrattuale nei confronti degli avventori e manifesta l’intenzione del ristoratore di offrire i prodotti indicati nella lista. Da ciò consegue che la mera disponibilità di alimenti surgelati nel ristorante, non indicati nel menù, configura il tentativo di frode in commercio.

Cassazione penale sez. III, 19/10/2017, n.4735



8 Commenti

  1. A parte che non è eticamente corretto, ma vi pare che un ristorante mi spaccia come fresco un prodotto e magari scopro che è congelato? Oppure visto che ora ci sono queste varie intolleranze, magari chiedo espressamente di non usare un determinato alimento e poi me lo trovo nel piatto?Ora, io non è che voglio fare la pesante, ma se ti è stato espressamente richiesto, come minimo vieni a richiedermelo se no ti ricordi oppure usa il classico taccuino se la tecnologia ti gioca brutti scherzi…poi, non ti offendere se il piatto torna indietro per errore tuo

  2. Io capisco bene che non puoi avere tutto l’anno prodotti freschi e ovviamente nessuno lo pretende…ma devi avere la correttezza professionale di specificarlo nel menù e non vendere X per Y perché lo si intuisce subito che mi stai offrendo un piatto scadente e così non solo offendi la mia intelligenza e quella di tutti i tuoi clienti, ma poi commetti anche reato e poi sei costretto a dare spiegazioni alle autorità, anziché a me cliente

  3. Preferisco mille volte l’onestà professionale di chi mi presenta un menù con una scelta un po’ più ridotta che mi assicura la qualità dei prodotti e la lavorazione accurata, oltre che un buon servizio di pulizia che ad oggi è tutt’altro che scontato, piuttosto di chi vuole fare di tutto e mi presenta una scelta ricca ma poi scadente nella qualità e soprattutto mi illude che ci siano alimenti a km 0 o fatti in casa (come i dolci) che magari va ad acquistare dalla pasticceria X..Ok, vuoi fare così? me lo devi specificare e poi sta a me la scelta

  4. Il menù, sia quello esposto all’esterno del locale, sia quello presentato ai tavoli, deve indicare quali prodotti sono (o possono essere) non freschi. E’ inutile che vengono ad accampare scuse che il menù è vecchio, ecc. Ti ammoderni oppure stampi dei volantini e distribuisci quelli anziché quei libretti ingombranti. Ora, con il Covid, sono anche consigliati. Ma poi ormai puoi postare il menù anche sui social.

  5. Mi spiegate cosa comporta la frode in commercio di cui si parla in queste sentenze? cosa si deve riportare nello specifico nel menù. Ve lo chiedo perché insieme ad alcuni soci vorremmo aprire un locale, cercheremo di fornire un servizio impeccabile e puntuale e vogliamo capire ogni passaggio per essere in regola sotto ogni punto di vista. Grazie in anticipo

    1. La Cassazione ha più volte ricordato che non indicare i prodotti congelati sul menu integra il reato di frode in commercio, punito con la reclusione fino a due anni o, in alternativa, la multa fino a 2.065 euro. Non importa se il cliente se ne va soddisfatto e non riporta alcun risentimento gastrico. Difatti, il reato scatta a prescindere dallo stato di conservazione del prodotto o dal rispetto delle procedure relative alla conservazione o dell’igiene nella cucina. C’è reato anche se il cliente optato per altre vivande. Ciò che conta è la mancanza di trasparenza sulla “carta”. In tal caso, però, si risponde solo di «tentata frode in commercio».Non è sufficiente riportare, all’interno del menu, la classica raccomandazione «Gentile cliente, la informiamo che alcuni prodotti possono essere surgelati: la invitiamo quindi a rivolgersi al personale per maggiori informazioni». Anche in questo caso, il cliente non è in grado di comprendere quali sono i cibi congelati o surgelati se non attivandosi personalmente. Quindi, il titolare del ristorante che non vuol cadere in una condanna penale è tenuto, per ogni alimento non fresco, a dare indicazione scritta sul menu, anche con il famoso simbolo dell’asterisco che richiama un’unica e conclusiva nota posta al termine della carta o di ogni singola pagina.

  6. E’ capitato a me che sono intollerante al lattosio di ordinare un piatto di pasta. Sul menu, non viene specificato cosa veniva messo ed io ho detto vi raccomando che non posso mangiare latticini. Ho iniziato ad assaporare il piatto, ma subito mi sono accorta dal gusto che il sugo è stato cotto con un po’ di panna. Ho rimandato il piatto in cucina e loro mortificati mi hanno ripreparato la pasta. Ok, sono stati carini e mi è dispiaciuto…ma un po’ di attenzione, no?

    1. I clienti dei ristoranti hanno il diritto di conoscere gli ingredienti utilizzati per la preparazione degli alimenti. Quindi, una indicazione insufficiente sul menu può essere causa di responsabilità per il titolare del locale. Quest’ultimo non deve, tuttavia, fornire anche le informazioni sulla provenienza delle materie prime usate (ad esempio, “carne italiana”), a meno che le altre informazioni fornite nel menu traggano in inganno: in questo caso, scatta l’obbligo di specificare la provenienza.Gli obblighi di fornire le informazioni sugli alimenti ai consumatori si applicano non solo ai produttori e ai rivenditori, ma anche agli esercizi di ristorazione: bar, ristoranti, pizzerie, chioschi, ecc.
      Ad oggi, dunque, il ristorante deve fornire ai propri clienti le seguenti informazioni:
      l’elenco degli ingredienti utilizzati in ciascuna preparazione: può essere contenuto nel menù, ma anche in altri elenchi o registri tenuti ben in vista, di facile e diretta consultazione per ciascun consumatore;
      l’indicazione degli allergeni, cioè degli ingredienti utilizzati per ciascuna preparazione che possono provocare allergie o intolleranze

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