Fondo patrimoniale: è possibile l’azione revocatoria?

4 Giugno 2020 | Autore:
Fondo patrimoniale: è possibile l’azione revocatoria?

La Cassazione ha esaminato il caso di due coniugi e di una banca, che chiedeva l’inefficacia dell’atto.

Un fondo patrimoniale è un insieme di beni che servono per far fronte ai bisogni della famiglia. Ci si può chiedere se l’atto con cui si costituisce un fondo patrimoniale può essere sottoposto a revocatoria ordinaria; se può essere, cioè, reso inefficace con un’azione, che è detta appunto revocatoria ordinaria, da parte del creditore per annullare l’atto con cui il debitore dispone del suo patrimonio. La risposta è sì. Spieghiamo il perché attraverso un’ordinanza [1] della Cassazione.

Il caso concreto 

La Suprema Corte ha respinto il ricorso di una coppia contro la decisione di una Corte d’Appello (che confermava la sentenza di primo grado) di dare ragione a una banca, proprio in tema di annullamento dell’atto di costituzione di un fondo patrimoniale. In parole povere, era stata accolta la richiesta della banca di rendere inefficace l’atto con revoca ordinaria.

Già questo ci fa quindi capire che l’atto di costituzione di un bene in fondo patrimoniale  – in questo caso, si trattava di un immobile – è soggetta a revoca ordinaria e, tramite questa, diventa inefficace. La coppia ha fatto presente che non voleva sottrarre l’immobile ai creditori e che, dopo la costituzione del fondo patrimoniale, non c’era stata alcuna cessione di beni. Motivi che la Cassazione ha giudicato infondati, respingendo il ricorso di marito e moglie.

Le ragioni della decisione

C’è una premessa da fare, quando parliamo di costituzione del fondo patrimoniale. Se il nostro creditore, che rivuole da noi soldi indietro, sa che il debito non è stato contratto per esigenze familiari, non può aggredire i beni del nostro fondo. Può farlo se non lo sa e se il debito è servito a far fronte a bisogni della famiglia [2].

Ma è anche vero che, laddove la costituzione del fondo patrimoniale sembri, agli occhi del creditore e del giudice, una specie di escamotage da parte del debitore per sfuggire alle proprie responsabilità, la legge viene incontro al creditore [3]. È previsto, infatti, che il creditore possa agire contro gli atti che lo danneggino. E infatti, scrive la Cassazione, “con l’azione revocatoria ordinaria viene rimossa a vantaggio dei creditori la limitazione delle azioni esecutive” circoscritte ai debiti contratti per i bisogni della famiglia.

Ecco perché le ragioni della coppia il cui ricorso è stato respinto a nulla rilevano, per la Cassazione. Perché non importa che la costituzione dell’immobile in fondo patrimoniale non fosse un atto in malafede, né che il bene non sia stato ceduto a terzi. È fondamentale il cosiddetto eventus damni, inteso come qualcosa che possa mettere in pericolo le ragioni del creditore e le sue possibilità di vedersi soddisfatto. “Al fine di determinare l’eventus damni – scrivono i giudici – è sufficiente anche la mera variazione qualitativa del patrimonio del debitore, in tal caso determinandosi il pericolo di danno costituito dalla eventuale infruttuosità di una futura azione esecutiva”.


note

[1] ordinanza Cass. Civ. sez VI 04/06/2020 n. 10595/20;

[2] art. 170 c.c.;

[3] art. 2901 c.c..


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