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Procedimento disciplinare medici: ultime sentenze

30 Luglio 2020
Procedimento disciplinare medici: ultime sentenze

Sanzione disciplinare; contestazione dell’addebito e comunicazione di un’incolpazione; convocazione del Consiglio dell’ordine per la seduta fissata per la trattazione del procedimento.

Gli estremi dell’illecito disciplinare

In tema di procedimento disciplinare nei confronti di esercente la professione sanitaria, possono integrare gli estremi dell’illecito disciplinare anche i comportamenti tenuti dall’iscritto all’ordine nello svolgimento di attività diverse dall’esercizio della professione, quante volte tali comportamenti siano suscettibili di pregiudicare il decoro della professione stessa.

(Fattispecie relativa a procedimento disciplinare avviato nei confronti di medico al quale era stata applicata, con sentenza di « patteggiamento », una pena per reati contro il patrimonio, la fede pubblica e la pubblica amministrazione).

Cassazione civile sez. VI, 19/08/2011, n.17418

Procedimento disciplinare a carico dei medici: sanzioni 

In relazione al procedimento disciplinare a carico dei medici, chirurghi ed odontoiatri, in base alle disposizioni della l. 24 luglio 1985 n. 409, il potere di irrogare le sanzioni disciplinari agli iscritti è attribuito all’ordine provinciale dei medici chirurghi e odontoiatri, rappresentato all’esterno dal consiglio direttivo, e non alle commissioni istituite all’interno dell’ordine provinciale, che sono organi dello stesso, diversamente da quanto è previsto per le sanzioni disciplinari a carico degli avvocati.

Cassazione civile sez. III, 15/06/2004, n.11299

Ordine provinciale dei medici chirurghi e degli odontoiatri

Non spetta allo Stato, e per esso alla commissione dell’Ordine provinciale dei medici chirurghi e degli odontoiatri di Bologna, adottare, a conclusione del procedimento disciplinare prot. n. 2501/gp/pm, la sanzione della radiazione dall’albo dei medici a carico dell’assessore alle politiche della salute della regione Emilia-Romagna, per aver questi proposto e contribuito a formare la delibera della giunta regionale 11 aprile 2016, n. 508, ed al presidente del consiglio dei ministri e al ministro della salute non provvedere a seguito dell’atto di significazione della giunta regionale dell’Emilia-Romagna, trasmesso in data 27 dicembre 2018 e, di conseguenza, va annullata la sanzione disciplinare irrogata con l’atto suddetto.

Corte Costituzionale, 06/12/2019, n.259

Provvedimento disciplinare: ricorso del medico veterinario

Esula dalla giurisdizione del giudice amministrativo la controversia avente ad oggetto il ricorso proposto da un medico veterinario avverso il provvedimento disciplinare adottato nei suoi confronti dal Consiglio direttivo dell’ Ordine dei medici veterinari, di rigetto della propria istanza di riapertura del procedimento disciplinare a suo carico, e per il risarcimento dei danni subiti.

Consiglio di Stato sez. III, 14/11/2016, n.4699

Violazione norme deontologiche in materia pubblicitaria

Nel procedimento disciplinare nei confronti di un medico che abbia violato le norme deontologiche in materia pubblicitaria, operano le norme del codice di procedura penale allorché sorga la necessità di applicare istituti che hanno il loro regolamento esclusivamente in detto codice ed è pacifico che, nell’ambito del sistema processual-penalistico, la recidiva, comportando un aggravamento della pena, debba essere contestata.

Cassazione civile sez. II, 27/03/2014, n.7282

Medici condannati per l’omicidio di una donna

In tema di omissione di atti d’ufficio, l’art. 328, comma 2 c.p., collega l’omissione di un atto di ufficio alla mancata risposta, entro il termine di trenta giorni, alla richiesta di chi vi abbia interesse, con la quale si dovrebbero esporre le ragioni del ritardo.

L’interesse cui fa riferimento la norma deve intendersi in senso di interesse qualificato, e cioè quello di un interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata, come si esprime l’art. 22, comma 1, lett. b), legge 7 agosto 1990, n. 241, in tema di procedimento amministrativo.

(Nella specie, relativa all’accusa di omissione di atti d’ufficio mossa nei confronti del direttore generale di una Agenzia Ospedaliera, reo di non aver attivato un procedimento disciplinare nei confronti di due medici condannati per l’omicidio di una donna, la Corte ha escluso la rilevanza penale della condotta del direttore, atteso che la richiesta formulata da marito della donna non era accompagnata da un interesse qualificato, non derivando dall’esito di una simile procedura alcuna tutela di una situazione giuridica soggettiva, con la conseguenza che il destinatario della richiesta non aveva alcun dovere di dare una risposta a una simile istanza).

Cassazione penale sez. VI, 11/04/2012, n.30463

La convocazione del Consiglio dell’ordine

In tema di procedimento disciplinare a carico di sanitari la verifica (da parte dello stesso Consiglio) della rituale convocazione del Consiglio dell’ordine per la seduta fissata per la trattazione del procedimento stesso deve risultare dal “verbale della seduta”, autonomo, sia rispetto al provvedimento sanzionatorio adottato, nel corso di tale seduta, sia – ancora – rispetto a “il foglio consegnato al termine della seduta” all’interessato, contenente unicamente un estratto sommario del verbale della seduta.

La eventuale violazione – da parte del Consiglio dell’ordine – delle norme sulla convocazione della Commissione di disciplina e sulla sua costituzione deve, pertanto, essere denunciata alla luce delle risultanze di tale “verbale” (eventualmente impugnate con querela di falso ove attestanti circostanze non vere) e non (come avvenuto nella specie) in termini assolutamente generici e apodittici sulla base di “documenti” (il provvedimento sanzionatorio e l’estratto del verbale) dai quali nulla emerge – in concreto – circa le modalità con cui è stata disposta la convocazione dei membri del Consiglio e si è svolta la seduta stessa.

Cassazione civile sez. III, 07/05/2009, n.10517

Assistenza di un difensore o di un esperto di fiducia

Nel procedimento disciplinare promosso a carico di un medico, l’incolpato ha la facoltà di avvalersi della assistenza di un difensore o di un esperto di fiducia, ma l’affermazione di tale facoltà di difesa non impone, nel silenzio della legge, alcun obbligo procedimentale a carico dell’organo disciplinare, dalla cui violazione possa conseguire l’illegittimità del procedimento.

Ne consegue che l’assenza di un difensore tecnico non è causa di nullità del procedimento (e non confligge con i principi costituzionali del diritto di difesa), posto che sia l’ordine sia il professionista discutono di vicende tecniche che entrambi sono perfettamente in grado di valutare in base alla propria esperienza e professionalità.

Cassazione civile sez. III, 23/05/2006, n.12121

Tutela del contraddittorio nei confronti del medico

La tutela del contraddittorio nei confronti del professionista (nella specie un medico) sottoposto a procedimento disciplinare richiede una contestazione dell’addebito e la comunicazione di un’incolpazione che gli consenta di approntare una difesa senza rischiare di essere giudicato per fatti diversi da quelli ascrittigli o diversamente qualificabili sotto il profilo della condotta professionale a fini disciplinari, con la precisazione che, tuttavia, la contestazione degli addebiti non esige una minuta, completa e particolareggiata esposizione dei fatti che integrano l’illecito, essendo invece sufficiente che l’incolpato, con la lettura dell’incolpazione, sia posto in grado di approntare la propria difesa in modo efficace.

(Nella specie, emergendo in atti che l’incolpato già dal verbale di audizione personale risultava informato che trattavasi di questione attinente a ricetta non conforme alla normativa e che nella precedente lettera di invito a comparire alla seduta del procedimento disciplinare si comunicava che il procedimento stesso era relativo ad inadempienze per un facsimile di ricetta, la Corte di cassazione ha confermato la sentenza di merito che aveva ritenuto sussistente una valida contestazione dell’addebito disciplinare, risultando rispettato il diritto di difesa dell’incolpato).

Cassazione civile sez. III, 02/03/2005, n.4465

Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie

In tema di procedimento disciplinare a carico di professionisti esercenti la professione medico sanitaria, ogni questione relativa ad eventuali irregolarità della fase amministrativa deve essere posta dall’interessato “in limine”, o comunque prima che sia assunta la decisione, affinché l’organo disciplinare sia posto in condizione di dimostrare immediatamente l’insussistenza ovvero l’irrilevanza della irregolarità (nella specie, mancata presenza del relatore nella fase istruttoria).

In difetto di rilievi di sorta, in tale fase, da parte dell’incolpato, ogni questione relativa alla validità della seduta della Commissione di disciplina deve ritenersi preclusa e, dunque, non più prospettabile innanzi alla Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie, chiamata a decidere sul ricorso dell’incolpato avverso la decisione a lui contraria.

Cassazione civile sez. III, 14/04/2005, n.7765

Grave inimicizia di un componente del Consiglio dell’Ordine nei confronti di un incolpato

Ai fini della configurabilità dell’obbligo del giudice di astenersi, ai sensi dell’art. 51, n. 3, c.p.c., la “grave inimicizia” del componente di un Consiglio dell’Ordine nei confronti di un incolpato deve essere reciproca e, pertanto, non è sufficiente ad integrarla la mera presentazione di una denuncia o, comunque, di un atto di impulso idoneo a dare inizio ad un procedimento giudiziale, né può, in linea di principio, originare dall’attività consiliare del componente stesso per questioni inerenti all’esercizio della professione, ma deve riferirsi a ragioni private di rancore o di avversione sorte nell’ambito di rapporti estranei ai compiti istituzionali. (Fattispecie relativa a procedimento disciplinare dinanzi al Consiglio dell’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri).

Cassazione civile sez. II, 31/10/2018, n.27923



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5 Commenti

  1. Ci sono certi medici che non hanno alcun riguardo per il giuramento di Ippocrate. Molti medici pensano soltanto a guadagnare profumatamente lo stipendio e sottovalutano certi sintomi e poi ti ritrovi con una malattia aggravata

  2. Bisognerebbe mettersi nei panni di certi medici perché non è semplice la pressione a cui sono sottoposti in pronto soccorso e molti arrivano a detestare il loro lavoro dopo averne viste tante e arrivano allo stress di lavoro correlato e sviluppano altri stati di ansia e attacchi di panico

  3. Io penso che fare il medico è una missione e mi vergogno nel vedere certi colleghi che non hanno a cuore la salute dei loro pazienti. Io mi affeziono a loro e quando arrivano in studio mi raccontano anche alcune vicende e si instaura un bel rapporto di fiducia

  4. Ma cosa succede a quel medico che non fa firmare il consenso informato al paziente che decide di sottoporsi ad un intervento chirurgico? Il consenso informato è necessario?

    1. La manifestazione del consenso del paziente alla prestazione sanitaria costituisce esercizio del diritto fondamentale all’autodeterminazione in ordine al trattamento medico propostogli e, in quanto diritto autonomo e distinto dal diritto alla salute, trova fondamento nei principi degli artt. 2, 13 e 32, comma 2, della Costituzione.  
      La violazione dell’obbligo di informare il paziente può essere causa di due differenti danni: 
      da un lato può comportare un danno alla salute sussistente qualora sia ragionevole ritenere che il paziente, se correttamente informato, avrebbe evitato di sottoporsi all’intervento;   
      dall’altro, può causare un danno da lesione del diritto di autodeterminazione, ossia al diritto di scegliere se sottoporsi o meno al trattamento.
      Di tali danni sono responsabili il medico e la clinica presso questi opera. Posto che il diritto alla salute è diritto del tutto distinto dal diritto alla autodeterminazione, il rigetto di una causa avviata per l’accertamento della colpa professionale medica non preclude di introdurre un separato giudizio volto a rilevare l’ulteriore profilo di responsabilità per violazione dell’obbligo del consenso informato

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