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Procedimento disciplinare avvocato: ultime sentenze

8 Luglio 2022
Procedimento disciplinare avvocato: ultime sentenze

Sanzioni disciplinari; mancata partecipazione all’udienza innanzi al consiglio dell’ordine del difensore dell’incolpato; lesione del diritto di difesa; termine per proporre impugnazione.

Indice

Sospensione disciplinare dell’avvocato: interruzione del processo

In caso di interruzione del processo a causa della sospensione disciplinare dell’avvocato di una parte, la temporaneità della sanzione, diversifica i riflessi che la stessa produce sul processo interrotto nel senso che, una volta cessata, non è necessaria una nuova procura alle liti ed il procuratore, del tutto consapevole ed informato dell’evento interruttivo e della sua durata, pur in assenza della conoscenza legale, deve riprendere automaticamente a ad esercitare il mandato alla scadenza anche in relazione agli adempimenti ex art. 305 c.p.c.

Cassazione civile sez. II, 13/04/2022, n.11918

Principio di stretta tipicità dell’illecito

In tema di procedimento disciplinare a carico di avvocati non trova applicazione il principio di stretta tipicità dell’illecito, proprio del diritto penale, per cui non è prevista una tassativa elencazione dei comportamenti vietati, ma solo l’enunciazione dei doveri fondamentali, tra cui segnatamente quelli di probità, dignità, decoro, lealtà e correttezza di cui all’articolo 9 del nuovo codice deontologico forense che, quale norma di chiusura, consente, mediante l’articolo 3, comma 3, della legge n. 247 del 2012, di contestare l’illecito anche solo sulla base di tale norma, evitando che la mancata descrizione di uno o più comportamenti, e della relativa sanzione, generi immunità, Né, al riguardo sussiste in forma rigida un principio di corrispondenza tra addebito contestato e decisione disciplinare, trattandosi piuttosto di una correlazione che non rileva in termini puramente formali, rispondendo all’esigenza di garantire pienezza ed effettività del contraddittorio sul contenuto dell’accusa e di evitare che l’incolpato sia condannato per un fatto rispetto al quale non abbia potuto esplicare difesa, ciò che conta non essendo in sé la qualificazione giuridica dell’incolpazione, che non determina alcuna lesione del diritto di difesa ove siano rimasti immutati gli elementi essenziali della materialità del fatto addebitato.

Cassazione civile sez. un., 03/03/2022, n.7073

Difendere i propri interessi giuridici

Il principio di cui all’art. 24, comma 7, l. n. 241/1990, secondo cui “deve comunque essere garantito ai richiedenti l’accesso ai documenti amministrativi la cui conoscenza sia necessaria per curare o per difendere i propri interessi giuridici”, impone al giudice di accertare se la conoscenza della documentazione amministrativa richiesta è potenzialmente utilizzabile a fini di difesa, giudiziale o stragiudiziale, di interessi giuridicamente rilevanti.

Dunque, l’autonomia della domanda di accesso comporta che il giudice, chiamato a decidere su tale domanda, deve verificare solo i presupposti legittimanti la richiesta di accesso, e non anche la ricevibilità, l’ammissibilità o la rilevanza dei documenti richiesti rispetto al giudizio principale, sia esso pendente o meno (fattispecie relativa al diniego di accesso agli atti di un procedimento disciplinare promosso nei confronti di un avvocato).

Consiglio di Stato sez. III, 15/02/2022, n.1121

Procedimento disciplinare a carico del professionista

La dichiarazione di rinuncia di un avvocato ai crediti vantati nei confronti di un cliente, ove resa in un procedimento disciplinare a carico del professionista, va qualificata come remissione del debito ed estingue l’obbligazione solo ove comunicata al debitore. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto che tale dichiarazione non avesse efficacia estintiva, poiché non resa al debitore, ma emessa in un giudizio – disciplinare – distinto da quello di opposizione a decreto ingiuntivo nel quale il credito controverso era in discussione).

Cassazione civile sez. II, 14/01/2022, n.1057

Dichiarazione di remissione di debito

La dichiarazione di remissione di debito, ai sensi dell’articolo 1236 del codice civile estingue l’obbligazione solo ove sia comunicata al debitore. (Nella specie un avvocato, in occasione di un procedimento disciplinare, aveva riconosciuto di essere disposto a rinunciare, come in effetti rinuncia alle somme liquidate nei decreti ingiuntivi a titolo di compenso, così come ai diritti di precetto. Deducendo il debitore che tale dichiarazione era stata resa successivamente al giudizio di primo grado e che, pertanto, essendo stata tempestivamente depositata in appello, non poteva essere ignorata da quei giudici, la Suprema corte ha rigettato il motivo di ricorso per cassazione, atteso che detta dichiarazione, non essendo stata resa al debitore, non aveva efficacia estintiva del debito e non costituiva, quindi, circostanza decisiva della controversia).

Cassazione civile sez. II, 14/01/2022, n.1057

Procedimenti di impugnazione presso i tribunali disciplinari forensi

L’articolo 10, paragrafo 6, della direttiva 2006/123/CE, relativa ai servizi nel mercato interno, deve essere interpretato nel senso che esso non ha l’effetto di rendere applicabile l’articolo 47 della CDFUE a un procedimento di impugnazione promosso da una pubblica autorità dinanzi a un tribunale disciplinare dell’ordine forense e volto ad ottenere l’annullamento di una decisione con la quale un delegato alla disciplina ha archiviato un’indagine avviata nei confronti di un avvocato dopo aver ritenuto che non sussistesse alcun illecito disciplinare imputabile a quest’ultimo e, in ipotesi di annullamento di detta decisione, il rinvio del fascicolo dinanzi a detto delegato alla disciplina.

Corte giustizia UE sez. III, 13/01/2022, n.55

Giudizi e sanzioni disciplinari

In tema di procedimento disciplinare a carico di avvocato, è sindacabile per anomalia motivazionale, nei limiti di cui al testo attuale dell’art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c., la sentenza del C.N.F che giustifichi la mitigazione della sanzione inflitta con motivazione meramente apparente e viziata da una irriducibile contraddittorietà interna.

(Nella specie, la S.C. ha cassato la decisione di merito che, a fronte di una condotta dell’incolpato consistita nel presentarsi come avvocato, ancorché all’epoca non in possesso del titolo, per farsi consegnare del denaro per l’acquisto di un immobile ad un’asta, aveva sostituito alla sanzione della radiazione quella della sospensione, dando valore all’incertezza circa la spendita del titolo, che non aveva inciso sul perfezionamento dell’inganno, ed al comportamento successivo del professionista, benché non avesse provveduto alla restituzione della somma).

Cassazione civile sez. un., 31/12/2021, n.42090

Legittimo impedimento a comparire in procedimento disciplinare a carico del legale

In un procedimento disciplinare a carico di un legale, non è considerato legittimo impedimento a comparire il concomitante impegno in altro procedimento dell’avvocato preso come difensore. Lo hanno chiarito le sezioni Unite della Cassazione, confermando la decisione già presa dal Consiglio nazionale forense. Nel caso di specie, un legale veniva sospeso per due mesi dall’esercizio della professione per una serie di violazioni del codice deontologico e dinanzi al Cnf aveva chiesto un rinvio dell’udienza «essendo impegnato in altro contestuale procedimento». Per la Suprema corte, però, il concomitante impegno del difensore non giustifica il rinvio dell’udienza.

Cassazione civile sez. un., 19/11/2021, n.35459

Modifica giudiziale della qualificazione giuridica dell’incolpazione

In tema di procedimento disciplinare a carico di avvocato, la necessaria correlazione tra addebito contestato e decisione disciplinare non rileva in termini puramente formali, rispondendo all’esigenza di garantire pienezza ed effettività del contraddittorio sul contenuto dell’accusa e di evitare che l’incolpato sia condannato per un fatto rispetto al quale non abbia potuto esplicare difesa; ne consegue che la modifica, ad opera del giudice, della qualificazione giuridica dell’incolpazione non determina alcuna lesione del diritto di difesa ove siano rimasti immutati gli elementi essenziali della materialità del fatto addebitato.

(Nella specie, la S.C. ha escluso che si potesse configurare immutazione del fatto nella decisione del C.N.F., che – in relazione al contestato operato dell’avvocato, che aveva tra l’altro presentato, per conto di soggetto interdetto, un’istanza di ammissione al patrocinio a spese dello Stato, nonché ulteriore istanza volta alla sostituzione del tutore, autenticandone la firma – aveva individuato le norme di riferimento nell’art. 3, comma 2, della l. n. 247 del 2012, nonché nell’art. 9 del codice deontologico forense, secondo cui la professione forense deve essere esercitata, tra l’altro, con lealtà e probità, anziché nell’art. 23, comma 6, dello stesso codice deontologico, che fa divieto di suggerire atti nulli o illeciti, come invece ritenuto dal Consiglio distrettuale di disciplina).

Cassazione civile sez. un., 04/11/2021, n.31572

Termine di 30 giorni per ricorrere contro la decisione del CNF

Le disposizioni contenute nell’articolo 36 dell’ordinamento forense contengono un’eccezione al combinato disposto di cui agli articoli 285 e 170 del Cpc, il quale stabilisce che il termine di 30 giorni per ricorrere verso la sentenza del Cnf decorre dalla notifica della stessa a richiesta d’ufficio eseguita nei confronti dell’interessato personalmente e non già del suo procuratore, considerato che non ricorre qui la ratio della regola generale della necessità della notifica al difensore, in quanto il soggetto sottoposto a procedimento disciplinare è un professionista il quale è in condizione di valutare autonomamente gli effetti della notifica della decisione.

Cassazione civile sez. un., 04/11/2021, n.31570

Procedimento disciplinare nei confronti dell’avvocato e procedimento penale sono autonomi

In tema di procedimento disciplinare nei confronti di avvocati, l’art. 54 l. n. 247/2012 (applicabile dal 1° gennaio 2015) disciplina in termini di reciproca autonomia i rapporti tra tale procedimento e quello penale avente ad oggetto i medesimi fatti, dovendo pertanto escludersi la sospensione necessaria del primo giudizio in attesa della definizione del secondo, anche se, in via d’eccezione, può essere disposta una sospensione facoltativa, limitata nel tempo, qualora il giudice disciplinare ritenga indispensabile acquisire elementi di prova apprendibili esclusivamente nel processo penale (fattispecie relativa alla sanzione disciplinare nei confronti di un avvocato che aveva riferito a un cliente frasi offensive e denigratorie nei confronti di un collega, il quale aveva presentato querela avverso per calunnia e diffamazione)

Cassazione civile sez. un., 16/07/2021, n.20384

Il procedimento disciplinare nei confronti dell’avvocato

In tema di procedimento disciplinare nei confronti di avvocati, l’art. 54 l. n. 247/2012 (applicabile dal 1° gennaio 2015) disciplina in termini di reciproca autonomia i rapporti tra tale procedimento e quello penale avente ad oggetto i medesimi fatti, dovendo pertanto escludersi la sospensione necessaria del primo giudizio in attesa della definizione del secondo, anche se, in via d’eccezione, può essere disposta una sospensione facoltativa, limitata nel tempo, qualora il giudice disciplinare ritenga indispensabile acquisire elementi di prova apprendibili esclusivamente nel processo penale (fattispecie relativa alla sanzione disciplinare nei confronti di un avvocato che aveva riferito a un cliente frasi offensive e denigratorie nei confronti di un collega, il quale aveva presentato querela avverso per calunnia e diffamazione)

Cassazione civile sez. un., 16/07/2021, n.20384

Responsabilità disciplinare dell’avvocato

In tema di responsabilità disciplinare dell’avvocato, il procedimento davanti al Consiglio distrettuale di disciplina conserva il carattere amministrativo del precedente procedimento di competenza dei locali Consigli dell’ordine, svolgendo tale organo una funzione amministrativa di natura giustiziale; pertanto, non trovano applicazione le norme in tema di astensione del giudice contenute nei codici di procedura civile e penale.

Cassazione civile sez. un., 06/07/2021, n.19030

Le norme del codice deontologico

Le norme del codice deontologico approvato il 31 gennaio 2014 si applicano anche ai procedimenti disciplinari in corso al momento della sua entrata in vigore, qualora più favorevoli all’incolpato, avendo l’art. 65, comma 5, l. n. 247/2012 recepito il criterio del favor rei in luogo del criterio del tempus regit actum. L’individuazione del regime giuridico più favorevole deve essere effettuata non in astratto, ma con riguardo alla concreta vicenda disciplinare, tenendo conto di tutte le conseguenze che potrebbero derivare dall’integrale applicazione di ciascuna delle due normative nella specifica fattispecie.

Nel caso di specie, ai fini della rideterminazione nella sospensione per due anni, in sostituzione della cancellazione originariamente inflitta, il CNF, per valutare se la prima sia più o meno inflittiva rispetto alla seconda, deve effettuare una comparazione dei trattamenti sanzionatori in concreto, e dunque valutare, in merito alla cancellazione, la possibilità per il sanzionato di richiedere l’iscrizione ed il tempo occorrente per la presentazione dell’istanza, per confrontarla rispetto alla sospensione triennale, ridotta a due anni per la concessione di attenuanti.

Inoltre, la sanzione poi prescelta deve essere applicata per intero, senza ‘possibilità di operare una combinazione’ tra la vecchia e la nuova disciplina, in quanto per tale via se ne ricaverebbe ‘arbitrariamente’ una terza.

Cassazione civile sez. un., 10/06/2021, n.16296

Principi che comportano l’invalidità delle decisioni

In tema di giudizi disciplinari innanzi al Consiglio nazionale forense, privi di termini perentori per l’inizio, lo svolgimento e la definizione del procedimento, la natura giurisdizionale delle funzioni attribuite all’organo giudicante giustifica l’inapplicabilità dell’art. 2 della l. n. 241 del 1990, il cui ambito operativo è espressamente limitato all’attività amministrativa, con la conseguenza che rispetto a tale procedimento trova applicazione soltanto il principio di ragionevole durata del processo, previsto dall’art. 6 della CEDU e consacrato nell’ordinamento interno dall’art. 111, comma 2, Cost., la cui inosservanza non comporta l’invalidità del procedimento né della decisione.

Cassazione civile sez. un., 17/05/2021, n.13167

Giudizi e sanzioni disciplinari

In tema di procedimento disciplinare a carico di avvocati il procedimento dinanzi al Coa, pur avendo natura amministrativa e non giurisdizionale, costituisce oggetto di una disciplina speciale, la quale non prevede termini per l’avvio, lo svolgimento e la definizione, al di fuori di quelli posti a tutela del diritto di difesa e di quello di prescrizione dell’azione disciplinare.

Nell’ambito di tale procedimento, è, pertanto, esclusa l’applicabilità dell’articolo 2 della legge n. 241 del 1990, atteso che la mancata previsione di un termine finale è coessenziale al fatto che il procedimento disciplinare debba avere una durata sufficiente a consentire all’incolpato di sviluppare compiutamente la propria difesa.

Del resto, la brevità del termine di novanta giorni previsto dalla predetta disposizione, come modificata dall’articolo 3, comma 6-bis, del decreto legge n. 35 del 2005, introdotto dalla legge di conversione n. 80 del 2005, induce a escluderne, in linea più generale, l’applicabilità ai procedimenti amministrativi di tipo sanzionatorio, in riferimento ai quali è stato riconosciuto valore preminente all’esigenza di assicurare all’incolpato, mediante l’instaurazione del contraddittorio e la previsione di una durata adeguata, la possibilità di predisporre le proprie difesa.

Cassazione civile sez. un., 17/05/2021, n.13167

Inammissibile il ricorso per cassazione contro la pronunzia del CNF

È inammissibile – in tema di procedimento disciplinare a carico degli avvocati – il ricorso per cassazione avverso la pronunzia del Consiglio nazionale forense proposto nei confronti del Consiglio nazionale forense e del Consiglio distrettuale di disciplina, che, in quanto soggetti terzi rispetto alla controversia e autori della impugnata decisione, sono privi di legittimazione nel presente giudizio, le parti del quale vanno individuate nel soggetto destinatario del provvedimento impugnato, cioè nel Consiglio dell’Ordine locale che, in sede amministrativa, ha deciso in primo grado e nel pubblico ministero presso la Corte di cassazione.

Cassazione civile sez. un., 13/05/2021, n.12902

Procedimento disciplinare nei confronti di avvocati e procedimento penale

In tema di procedimento disciplinare nei confronti di avvocati, l’articolo 54 della legge n. 247 del 2012 (applicabile dal 1 gennaio 2015) disciplina in termini di reciproca autonomia i rapporti tra tale procedimento e quello penale avente a oggetto gli stessi fatti, dovendo pertanto escludersi la sospensione necessaria del primo giudizio in attesa della definizione del secondo, anche se, in via di eccezione, può essere disposta una sospensione facoltativa, limitata nel tempo, qualora il giudice disciplinare ritenga indispensabile acquisire elementi di prova apprendibili esclusivamente dal processo penale.

Cassazione civile sez. un., 13/05/2021, n.12902

Prescrizione della azione disciplinare a carico degli avvocati

In tema di prescrizione della azione disciplinare a carico degli avvocati, l’articolo 56, comma 3, della legge n. 247 del 2012 non si applica agli illeciti commessi anteriormente alla sua entrata in vigore, e ciò in quanto il potere disciplinare sanzionatorio in esame, per la sua natura amministrativa, resta insensibile al diritto sopravvenuto più favorevole.

(Deve ritenersi, ha osservato la Suprema corte., che il termine di prescrizione di cinque anni, previsto dalla disciplina previgente non fosse decorso alla data di inizio del procedimento disciplinare, atteso che in tema di responsabilità disciplinare degli avvocati per un fatto costituente – come nel caso concreto – anche reato e per il quale sia stata intrapresa l’azione penale, il termine prescrizionale dell’iniziativa disciplinare, previsto dall’articolo 51 del regio decreto legge n. 1578 del 1933, comincia a decorrere dal momento in cui il diritto di punire può essere esercitato, e cioè dal passaggio in giudicato della sentenza penale che non sia di proscioglimento perché il fatto non sussiste o perché l’imputato non lo ha commesso, se ne deve inferire che, essendo il giudicato penale formatosi, nella specie, in epoca successiva all’inizio del procedimento disciplinare, ed essendosi il giudizio penale concluso con l’assoluzione perché il fatto non è più previsto come reato, il Consiglio Nazionale Forense ha correttamente ritenuto non prescritta l’azione disciplinare).

Cassazione civile sez. un., 13/05/2021, n.12902

Competenza territoriale del procedimento disciplinare

In tema di procedimento disciplinare nei confronti degli avvocati, la disciplina dei rapporti tra giudizio disciplinare e giudizio penale, dettata dall’art.54 della l. n. 247 del 2012 per l’ipotesi in cui per gli stessi fatti il professionista sia sottoposto anche a procedimento penale, è ispirata al criterio della piena autonomia tra i due giudizi, tanto dal punto di vista procedimentale quanto rispetto alle valutazioni sottese all’incolpazione disciplinare ed alle imputazioni oggetto del processo penale; pertanto, ai fini della competenza territoriale del procedimento disciplinare, non trovano operatività le disposizioni del codice di procedura penale che fanno riferimento al criterio di collegamento costituito dal reato più grave, dovendosi fare applicazione della specifica regola contenuta nell’art.51 della citata l. n.247 del 2012, alla cui stregua è competente il consiglio distrettuale di disciplina del distretto in cui è iscritto l’avvocato o nel cui territorio è stato compiuto il fatto oggetto di indagine o di giudizio disciplinare.

(Nella specie, la S.C. ha rigettato il ricorso avverso la decisione del CNF che, nel disattendere l’eccezione di incompetenza territoriale dell’incolpato, aveva ritenuto territorialmente competente il consiglio distrettuale di disciplina del luogo in cui si era verificata la “stragrande maggioranza” dei fatti contestati, e non quello del luogo indicato dall’autorità giudiziaria penale ai fini del radicamento della competenza per il procedimento penale, individuato in base al reato più grave).

Cassazione civile sez. un., 12/04/2021, n.9547

Avvocato ultrasessantenne e formazione continua

La causa di esonero introdotta dalla l. 31 dicembre 2012, n. 247, art. 11, comma 2, e conseguente al raggiungimento del sessantesimo anno di età, incidendo in maniera innovativa e più favorevole sull’obbligo deontologico di formazione continua dell’avvocato e sul connesso dovere deontologico, si applica anche al procedimento disciplinare nel quale si contesti l’inosservanza dell’obbligo di formazione continua dell’avvocato in relazione a periodi precedenti l’entrata in vigore della medesima disposizione, in quanto trova applicazione il regime transitorio di cui alla l. n. 247 del 2012, art. 65, comma 5, nella parte in cui prevede che “Le norme contenute nel codice deontologico si applicano anche ai procedimenti disciplinari in corso al momento della sua entrata in vigore, se più favorevoli per l’incolpato”.

Cassazione civile sez. un., 12/04/2021, n.9549

Sospensione necessaria del procedimento disciplinare

In tema di procedimento disciplinare nei confronti di avvocati, l’art. 54 l. n. 247 del 2012 (applicabile dal 1° gennaio 2015) disciplina in termini di reciproca autonomia i rapporti tra tale procedimento e quello penale avente ad oggetto gli stessi fatti, dovendo pertanto escludersi la sospensione necessaria del primo giudizio in attesa della definizione del secondo, anche se, in via di eccezione, può essere disposta una sospensione facoltativa, limitata nel tempo, qualora il giudice disciplinare ritenga indispensabile acquisire elementi di prova apprendibili esclusivamente dal processo penale.

Cassazione civile sez. un., 16/03/2021, n.7336

Sentenza disciplinare del CNF: impugnazione

In tema di giudizi disciplinari nei confronti degli avvocati, ai sensi dell’art. 36, commi 4 e 6, della l. n. 247 del 2012, in deroga al combinato disposto degli artt. 285 e 170 c.p.c., il termine di trenta giorni per impugnare la sentenza del CNF decorre dalla notifica della stessa a richiesta d’ufficio eseguita nei confronti dell’interessato personalmente, considerato che non ricorre qui la “ratio” della regola generale della necessità della notifica al difensore, in quanto il soggetto sottoposto a procedimento disciplinare è un professionista il quale è in condizione di valutare autonomamente gli effetti della notifica della decisione, dovendosi, peraltro, eseguire la notificazione alla parte presso l’avvocato domiciliatario, secondo le regole ordinarie, e non direttamente alla parte, le volte in cui il professionista incolpato decida di non difendersi personalmente ma di farsi assistere da un altro avvocato, eleggendo domicilio presso il medesimo o presso un terzo avvocato.

Cassazione civile sez. un., 04/12/2020, n.27773

Procedimento disciplinare a carico di un avvocato e contestazione implicita della recidiva

In tema di procedimento disciplinare a carico degli avvocati, ai sensi del regolamento n. 2 del 2014 del CNF (“ratione temporis” applicabile), i fatti di rilevanza disciplinare ascritti all’incolpato devono essere sufficientemente riportati, con l’indicazione delle norme violate, ma ciò non è ostativo alla configurabilità della contestazione implicita della recidiva, allorquando emerga dal contenuto della descrizione degli addebiti.

(Nella specie, la S.C. ha ritenuto esente da critiche la decisione del CNF che aveva considerato la rilevanza di altri pregiudizi disciplinari attinenti a simili infrazioni, sulla scorta della complessiva rappresentazione delle vicende disciplinari coinvolgenti l’avvocato).

Cassazione civile sez. un., 04/02/2020, n.2506

Procedimento disciplinare a carico degli avvocati

In tema di procedimento disciplinare a carico degli avvocati, la partecipazione del difensore designato all’udienza innanzi al Consiglio dell’ordine (nella specie territoriale) costituisce una libera scelta di quest’ultimo, per cui, per comportare una lesione del diritto di difesa, la mancata partecipazione deve essere determinata da un impedimento reale, che presenti, cioè, caratteristiche tali da non risolversi in una mera difficoltà.

Cassazione civile sez. un., 28/02/2020, n.5596

La determinazione della sanzione adeguata

In tema di procedimento disciplinare a carico degli avvocati, la determinazione della sanzione adeguata costituisce tipico apprezzamento di merito, insindacabile in sede di legittimità.

Cassazione civile sez. un., 24/01/2020, n.1609

Procedimento disciplinare a carico degli avvocati: legge

Nel procedimento disciplinare a carico degli avvocati trovano applicazione, quanto alla procedura, le norme particolari che, per ogni singolo istituto, sono dettate dalla legge professionale e, in mancanza, dal codice di procedura civile, mentre le norme del codice di procedura penale si applicano soltanto nelle ipotesi in cui la legge professionale vi faccia espresso rinvio, ovvero allorché sorga la necessità di applicare istituti che hanno il loro regolamento esclusivamente nel codice di procedura penale.

(In applicazione di tale principio, la S.C. ha dichiarato inammissibile il ricorso ex art. 28, comma 1, lett. a), c.p.p., per denuncia di conflitto tra il Collegio Distrettuale di Disciplina, quale giudice speciale comminante una sanzione disciplinare ad un avvocato, e il giudice ordinario della controversia in relazione alla quale era stato commesso l’illecito disciplinare).

Cassazione civile sez. un., 14/01/2020, n.412

La contestazione disciplinare all’avvocato

Posto che le previsioni del codice deontologico forense hanno la natura di fonte meramente integrativa dei precetti normativi e possono ispirarsi legittimamente a concetti diffusi e generalmente compresi dalla collettività, al fine di garantire l’esercizio del diritto di difesa all’interno del procedimento disciplinare che venga intrapreso a carico di un iscritto al relativo albo forense è necessario che all’incolpato venga contestato il comportamento ascritto come integrante la violazione deontologica e non già il “nomen juris” o la rubrica della ritenuta infrazione.

Il giudice disciplinare è infatti libero di individuare l’esatta configurazione della violazione tanto in clausole generali richiamanti il dovere di astensione da contegni lesivi del decoro e della dignità professionale, quanto in diverse norme deontologiche o anche di ravvisare un fatto disciplinarmente rilevante in condotte atipiche non previste da dette norme.

Cassazione civile sez. un., 25/03/2019, n.8313

Cancellazione dall’albo professionale degli avvocati

In tema di cancellazione dall’albo professionale degli avvocati, le funzioni al riguardo svolte dai Consigli locali dell’Ordine degli avvocati e il relativo procedimento hanno natura amministrativa e non disciplinare; pertanto le eventuali violazioni delle norme sul procedimento medesimo non comportano una nullità processuale ma determinano vizi di legittimità del provvedimento di cancellazione che si differenziano in ragione del regime giuridico delle decisioni, a seconda che le stesse siano state adottate da organi collegiali reali (che necessitano dell’unanimità) o virtuali, i quali deliberano con il voto favorevole della maggioranza.

(Nella specie, in applicazione del principio, la S.C. ha ritenuto irrilevante la circostanza che nel passaggio da un’udienza all’altra il collegio era stato integrato da dodici a quattordici componenti, risultando comunque rispettato il requisito del quorum prescritto per la validità delle deliberazioni).

Cassazione civile sez. un., 24/12/2019, n.34429

Valutazione degli elementi per la determinazione della specie e dell’entità della sanzione

Nel procedimento disciplinare a carico degli avvocati, gli elementi valutati in concreto per la determinazione della specie e dell’entità della sanzione non attengono all'”an” o al “quomodo” della condotta, ma solamente alla valutazione della sua gravità e devono, in sostanza, reputarsi quali meri parametri di riferimento a questo solo scopo, in quanto tali analoghi a quelli previsti dall’art. 133 e dall’art. 133-bis c.p.; tali elementi, non integrando circostanze aggravanti in senso tecnico della fattispecie dell’illecito – vale a dire elementi accidentali, non indispensabili ai fini della sussistenza, della fattispecie sanzionatrice -, sono di norma sottratti all’onere, per il titolare del potere sanzionatorio, di previa e specifica contestazione.

Cassazione civile sez. un., 07/05/2019, n.11933

L’avvocato può impugnare l’atto di avvio del procedimento disciplinare a suo carico?

L’atto di apertura del procedimento disciplinare disposto dal Consiglio dell’ordine territoriale a carico di un avvocato non costituisce una ‘decisione’ ai sensi dell’ordinamento professionale forense, ma un mero atto amministrativo endoprocedimentale che non incide definitivamente sullo status professionale e sulle questioni pregiudiziale a garanzia del corretto svolgimento della procedura.

L’atto di apertura del procedimento ha infatti il solo scopo di segnarne l’avvio con l’indicazione dei capi di imputazione e non è dunque autonomamente impugnabile dinanzi al Consiglio Nazionale Forense. Pertanto, oltre a non essere impugnabile innanzi al Consiglio Nazionale Forense, l’atto di avvio del procedimento disciplinare a carico di un avvocato non risulta neppure soggetto ad impugnazione innanzi al giudice amministrativo.

Cassazione civile sez. un., 12/02/2019, n.4133

Procedimento disciplinare a carico di avvocato: anomalia motivazionale

In tema di procedimento disciplinare a carico di avvocato, deve escludersi che sia affetta da anomalia motivazionale – ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c., come riformulato dall’art. 54 del d.l. n. 83 del 2012, conv. in l. n. 134 del 2012 (applicabile “ratione temporis”) – la sentenza del C.N.F. che, a fronte di una condotta del professionista consistente nella proposizione di più azioni esecutive fondate su titoli emessi nei confronti del medesimo debitore, e da questi già regolarmente adempiuti, abbia applicato la sanzione della radiazione dall’albo, avuto riguardo, per un verso, alla accertata violazione dei fondamentali doveri professionali connessa con l’assunzione di iniziative connotate da malafede e colpa grave e, per altro verso, alla rilevante entità delle somme concretamente incassate, alla pluralità delle azioni poste in essere in esecuzione di un medesimo disegno criminoso nel corso degli anni, alla gravità del pregiudizio provocato alla controparte e all’immagine della categoria, nonché, infine, al contegno successivo all’illecito, tradottosi nella restituzione di una parte soltanto del denaro indebitamente ricevuto.

Cassazione civile sez. un., 29/11/2018, n.30868

Notifica a mezzo pec della decisione da parte del Consiglio dell’Ordine

In tema di procedimento disciplinare a carico di avvocato e secondo la disciplina anteriore a quella di cui all’art. 31 del Regolamento CNF 21 febbraio 2014, n. 2, la normativa di cui agli artt. 50 e 46, comma 2, del r.d. n. 37 del 1934 va integrata con le evoluzioni di quella in tema di notificazioni e comunicazioni da parte di enti pubblici non economici; pertanto, per il destinatario di integrale comunicazione a mezzo PEC della decisione disciplinare da parte del Consiglio dell’Ordine, che si limiti a lamentarne l’irritualità perché sostitutiva della notificazione a mezzo ufficiale giudiziario o per carenza di un’attestazione di conformità od altri requisiti formali previsti invece per gli atti del processo civile (e quindi inapplicabile ad un atto amministrativo, quale deve qualificarsi quello conclusivo della fase del procedimento disciplinare davanti al Consiglio dell’Ordine Forense secondo la disciplina previgente) e che comunque non ha dedotto in concreto alcuna conseguente violazione del diritto di difesa, è validamente iniziato a decorrere il termine per l’impugnazione.

Cassazione civile sez. un., 09/08/2018, n.20685

Procedimento innanzi al CNF: dove va notificata la sentenza? 

Nel procedimento innanzi al Cnf, a meno che l’indirizzo Pec non sia accessibile, la notifica della sentenza non può essere fatta presso gli uffici del consiglio forense. Difatti, dopo l’introduzione del domicilio digitale, che corrisponde all’indirizzo Pec che ogni avvocato deve indicare al Consiglio dell’Ordine, la notifica della sentenza disciplinare non può più essere fatta presso gli uffici del Cnf. Lo chiariscono le Sezioni unite che estendono così al procedimento disciplinare nei confronti degli avvocati il principio di diritto già dettato per il processo civile.

Cassazione civile sez. un., 23/07/2018, n.19526

Da quando decorre il termine per impugnare la decisione del CNF?

Il termine per impugnare la decisione del CNF relativa ad un procedimento disciplinare nei confronti di un avvocato è di 30 giorni decorrenti dalla notifica della stessa decisione a richiesta d’ufficio eseguita nei confronti dell’interessato personalmente e non già dal suo procuratore, ciò in quanto il professionista è in grado di valutare autonomamente gli effetti della notifica della decisione.

Cassazione civile sez. un., 28/06/2018, n.17192



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