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Chiusura conto corrente: ultime sentenze

23 Settembre 2021
Chiusura conto corrente: ultime sentenze

Pagamento da parte del correntista; data di chiusura del conto corrente; proponibilità azioni di accertamento e onere probatorio gravante sull’attore.

Domanda di ricalcalo del saldo con conto corrente ancora aperto

Qualora il correntista agisca chiedendo l’accertamento della nullità del conto corrente e delle condizioni contrattuali e, quindi, l’accertamento dell’esatto dare -avere tra le parti (domanda di accertamento del saldo), senza chiedere la condanna della banca a restituire le somme eventualmente accertate a proprio credito (azione di ripetizione dell’indebito), non rileva lo stato di apertura o chiusura del conto corrente, posto che l’azione di accertamento può essere validamente esperita anche in ipotesi di conto corrente aperto.

Tribunale Torino sez. I, 30/04/2021, n.2114

Ripetizione di indebito bancario

In tema di indebito bancario la prescrizione della relativa azione decorre dalla chiusura del conto corrente su cui il cliente affermi esservi stato indebito, a meno che non si tratti di rimesse solutorie per le quali la prescrizione decorre dal pagamento. Con la precisazione che devono ritenersi ‘solutorie’ le rimesse effettuate quando il conto presenta un saldo passivo e non vi sia affidamento, oppure quando il conto sia affidato, ma il saldo passivo sia superiore al limite dell’affidamento, per cui il versamento è destinato a coprire il passivo eccedente i limiti del fido.

Tribunale Monza sez. I, 08/04/2021, n.722

Quando sorge il diritto alla ripetizione delle somme?

Nell’ambito di un contratto di conto corrente bancario la domanda di ripetizione di indebito è inammissibile se il conto non è ancora chiuso, perché solo con la cessazione di ogni rimessa può definirsi esattamente il saldo finale e conseguentemente l’entità dell’indebito: in sostanza, dopo la chiusura del conto corrente, solo con la restituzione del saldo finale si verifica un pagamento che giustifica l’azione ex art. 2033 c.c., perché diversamente vi sarebbe solo un debito sostenuto come illegale. Tale soluzione porta però a conseguenze non accettabili, perché comporta che il correntista, dopo la chiusura del conto, deve sostenere un esborso – a volte anche consistente – quale condizione per l’azione di ripetizione a tutela di un suo diritto: il correntista, in altri termini, dopo la chiusura del conto, dovrebbe – per poter agire per il recupero delle somme – versare un importo corrispondente al saldo finale, ottenuto applicando proprio le clausole nulle. Per tale ragione, a correttivo dell’interpretazione suesposta, va affermato il principio per cui il diritto alla ripetizione di somme indebitamente percepite dalla banca, sorge sì alla chiusura del rapporto, ma indipendentemente dall’avvenuto pagamento del saldo finale.

Corte appello Reggio Calabria, 17/03/2021, n.164

Domanda di adempimento contrattuale e domanda di indennizzo per ingiustificato arricchimento

Nel processo introdotto mediante domanda di adempimento contrattuale è ammissibile la domanda di indennizzo per ingiustificato arricchimento formulata, in via subordinata, con la prima memoria ai sensi dell’art. 183, comma 6, c.p.c., qualora si riferisca alla medesima vicenda sostanziale dedotta in giudizio, trattandosi di domanda comunque connessa per incompatibilità a quella originariamente proposta.

Nel caso in esame gli attori hanno contestato la nullità del contratto per difetto di forma ed hanno chiesto l’accertamento in rettifica del saldo conto, con l’atto introduttivo, e, a fronte delle difese del convenuto, che ha eccepito la chiusura del conto corrente, hanno introdotto la domanda di ripetizione, in subordine all’accoglimento della domanda di accertamento della chiusura del conto.

Tribunale Sassari sez. I, 22/02/2021, n.169

Giudizio di ripetizione di indebito bancario

Anche prima della chiusura del conto corrente, il correntista ha interesse all’accertamento giudiziale della nullità delle clausole anatocistiche e dell’entità del saldo, depurato delle appostazioni illegittime operate dall’istituto di credito, con conseguente domanda di ripetizione delle somme illecitamente riscosse dalla banca. È dunque irrilevante la circostanza che, al momento della proposizione della domanda da parte del correntista, il c/c sia ancora aperto.

Tribunale Torino sez. I, 17/02/2021, n.778

Azione di ripetizione per addebiti su conto corrente bancario

La chiusura del conto corrente, quale condizione sostanziale per l’esercizio dell’azione di ripetizione di indebiti addebiti esercitati dalla banca sul conto del correntista, deve sussistere, non già al momento della presentazione della domanda, bensì al momento della decisione della stessa.

Tribunale Napoli sez. II, 05/02/2021, n.1173

L’omessa produzione degli estratti conto

Non è preclusa la possibilità di esaminare nel merito le domande di rettifica del saldo e di ripetizione dell’indebito nel caso in cui il correntista non produca tutti gli estratti conto dall’apertura alla chiusura del conto corrente, potendosi integrare tale carenza con altri mezzi di prova o con argomenti di prova desunti dalla condotta tenuta dal correntista o dalla Banca, quali ammissioni e non contestazioni degli estratti conto dimessi in atti dalla parte attrice, e finanche con l’ausilio dei calcoli effettuati dal consulente tecnico incaricato sulla documentazione bancaria acquisita in atti.

Tribunale Vicenza sez. I, 10/09/2020, n.1447

Pagamenti al momento della chiusura del conto

Nello svolgimento del conto corrente bancario, le annotazioni delle poste a credito del correntista non sottendono un pagamento, ove esista sul conto un affidamento e nei limiti di questo, integrando piuttosto una posta reintegrativa del fido; un pagamento è configurabile solo quando, al momento della chiusura del conto corrente, il saldo finale passivo sia estinto dal correntista.

Tribunale Trani, 13/05/2020, n.777

Contratto di conto corrente

Le azioni proponibili da parte del correntista nelle more del rapporto sono esclusivamente quelle di accertamento, non potendosi invece esperire l’azione di ripetizione dell’indebito prima della chiusura del conto corrente, non essendo configurabile prima di tale momento un effettivo pagamento da parte del correntista, deve affermarsi il principio secondo cui anche nelle azioni di accertamento della nullità totale o parziale di un contratto grava sulla parte attrice l’onere di provare l’esistenza ed in particolare la pattuizione delle clausole di cui si chiede accertarsi la nullità parziale, secondo il principio generale in materia di ripartizione dell’onere probatorio di cui all’articolo 2697 c.c..

Tribunale Roma sez. XVII, 11/01/2019, n.796

Il diritto alla ripetizione delle somme sorge alla chiusura del rapporto

Nei rapporti bancari in conto corrente, il correntista – se intende, previa contestazione delle risultanze del saldo di conto corrente, domandare la ripetizione dell’indebito – è tenuto a dimostrare i fatti costitutivi del diritto alla ripetizione d’indebito, ossia la nullità del titolo, l’avvenuta annotazione delle poste contestate e l’avvenuta chiusura del conto corrente.

La domanda di ripetizione di indebito è inammissibile se il conto non è ancora chiuso, perché solo con la cessazione di ogni rimessa può definirsi esattamente il saldo finale e conseguentemente l’entità dell’indebito: l’azione non è proponibile dal correntista fin quando non sia avvenuta la chiusura dei conti in relazione ai quali ha agito in giudizio, non potendosi configurare, sino ad allora, pagamenti aventi natura solutoria di cui chiedere la restituzione.

Corte appello Lecce sez. I, 10/12/2019, n.1356

La disciplina relativa alla chiusura del contratto di conto corrente ordinario

In tema di capitalizzazione degli interessi, il rapporto di conto corrente bancario è soggetto ai principi generali di cui all’art. 1283 c.c. e ad esso non è applicabile l’art. 1831 c.c., che disciplina la chiusura del conto corrente ordinario. Il contratto di conto corrente bancario è, infatti, diverso per struttura e funzione dal contratto di conto corrente ordinario, e l’art. 1857 c.c. non richiama l’art. 1831 c.c. tra le norme applicabili alle operazioni bancarie regolate in conto corrente.

Corte appello Catania sez. lav., 22/10/2019, n.1034

Conto corrente bancario: la prescrizione decorre dalla chiusura del conto?

La operazioni poste in essere nell’ambito di un conto corrente bancario, a differenza del conto corrente ordinario, non determinano l’insorgenza di autonomi rapporti di debito o credito reciproci tra il cliente e la banca, ma rappresentano l’esecuzione di un rapporto unico; ciò comporta che il termine di prescrizione comincia a decorrere solo dal momento di chiusura del conto corrente e non dal momento in cui si realizzano le singole partite debitorie e creditorie. In particolare, il momento iniziale del termine di prescrizione decennale per il reclamo delle somme indebitamente trattenute dalla banca a titolo di interessi su un’apertura di conto corrente decorre dalla chiusura definitiva del rapporto.

Tribunale Lanciano, 02/07/2018, n.246

La chiusura del conto corrente

In tema di contratti bancari ed azione per la ripetizione di somme addebitate illegittimamente, la chiusura del conto corrente costituisce condizione di ammissibilità dell’azione di ripetizione di indebito e di rideterminazione del saldo. La domanda di ripetizione è ammissibile anche se il rapporto bancario in contestazione è stato chiuso in corso di causa.

Tribunale Salerno sez. I, 30/06/2017, n.3272

Ripetizione d’indebito bancario: la prescrizione

I versamenti eseguiti su conto corrente, in corso di rapporto, hanno funzione ripristinatoria della provvista e non natura solutoria, per cui il termine di prescrizione decennale decorre dalla data di chiusura del rapporto di conto corrente e non dalle singole annotazioni delle poste relative agli interessi anatocistici.

Tribunale Lucca, 22/12/2017, n.2338

Rimesse ripristinatorie e solutorie in conto corrente

Nel caso di rimesse ripristinatorie, il dies a quo della prescrizione inizia a decorrere dal momento della chiusura del conto corrente, con la conseguenza che se il rapporto non è estinto da oltre 10 anni dalla proposizione della domanda, si può agire in ripetizione dei pagamenti di cui sia accertata l’illegittimità e, quindi, la non debenza, senza limiti di tempo. Nel differente caso di pagamento di natura solutoria, invece, il dies a quo di decorrenza della prescrizione decennale coincide con il momento in cui il correntista ha effettuato il pagamento.

A tal fine, devono considerarsi “ripristinatori” gli accrediti in conto corrente eseguiti in un rapporto assistito da un’apertura di credito e nei limiti del fido concesso, ovvero, nel caso in cui, pur in assenza di fido, non si sia operato allo “scoperto”; sono invece considerati “solutori” quegli accrediti in conto corrente eseguiti con scoperto di conto o oltre l’affidamento concesso (così, a titolo esemplificativo, sono da ritenere tali le rimesse necessarie a ripianare un conto scoperto, ossia privo di adeguata provvista, ovvero a far rientrare l’esposizione nei limiti dell’affidamento accordato).

Tribunale Roma sez. XVI, 31/10/2017, n.20484

Diritti nascenti dall’annotazione in conto corrente bancario

Il “dies a quo” della prescrizione relativa ai diritti nascenti dall’annotazione in conto decorre dalla chiusura del conto corrente bancario non già dall’annotazione stessa.

Corte appello Ancona, 31/03/2016, n.420

Natura ripristinatoria delle rimesse su conto corrente

Poiché in assenza di una prova specifica e contraria, tutte le rimesse effettuate su di un conto corrente hanno natura ripristinatoria, il termine prescrizionale decorre dalla chiusura del conto corrente.

Tribunale Padova sez. II, 09/03/2016

Mancata chiusura del conto corrente

Sussiste l’esimente di cui all’art. 51 c.p.. nel caso in cui un correntista indirizzi una missiva alle autorità sovraordinate delle banche e allo stesso operatore di riferimento attribuendogli, sia pure indirettamente, “meschini comportamenti”, qualora essa si sostanzi in una rimostranza rispetto ad una situazione ritenuta ingiustamente lesiva dei propri diritti (mancata chiusura del conto corrente), trattandosi di contesto “conflittuale” tra istituto di credito e correntista in cui la missiva di quest’ultimo ha per obiettivo la descrizione della propria versione dei fatti intesa a sollecitare l’intervento delle autorità competenti, mentre le espressioni utilizzate, pur aspre e polemiche, non trasmodano in aggressioni gratuite, essendo preordinate al ripristino di comportamenti corretti.

Cassazione penale sez. V, 07/07/2015, n.50099

Funzione dal contratto di conto corrente ordinario

Il rapporto di conto corrente bancario è soggetto ai principi generali di cui all’art. 1283 c.c. e ad esso non è applicabile l’art. 1831 c.c., che disciplina la chiusura del conto corrente ordinario giacché il contratto bancario del primo tipo è diverso per struttura e funzione dal contratto di conto corrente ordinario, e l’art. 1857 c.c., non richiama l’art. 1831 c.c., tra le norme applicabili alle operazioni bancarie regolate in conto corrente.

Tribunale Arezzo, 14/01/2015, n.36

Chiusura del conto corrente ordinario

In tema di capitalizzazione degli interessi, il rapporto di conto corrente bancario è soggetto ai principi generali di cui all’art. 1283 cod. civ. e ad esso non è applicabile l’art. 1831 cod. civ., che disciplina la chiusura del conto corrente ordinario.

Il contratto di conto corrente bancario è, infatti, diverso per struttura e funzione dal contratto di conto corrente ordinario, e l’art. 1857 cod. civ. non richiama l’art. 1831 cod. civ. tra le norme applicabili alle operazioni bancarie regolate in conto corrente.

Cassazione civile sez. I, 02/07/2014, n.15135



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