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Chiusura attività commerciale: ultime sentenze

4 Maggio 2021
Chiusura attività commerciale: ultime sentenze

Sospensione o chiusura immediata dell’esercizio commerciale; rilascio del certificato di agibilità dei locali.

Danni conseguenti alla chiusura di un esercizio commerciale

Va respinta la domanda di risarcimento dei danni conseguenti alla chiusura dell’attività di un esercizio commerciale di somministrazione di alimenti e bevande con lamentato sviamento della clientela – danni all’immagine dell’esercizio commerciale e pregiudizi economici consistenti nei mancati introiti – ove non sia fornita alcuna prova in ordine al danno ingiusto asseritamente subito quanto al mancato utile giornaliero comprensivo, oltre che dell’attività di bar, della sala giochi e della raccolta scommesse.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. III, 11/06/2020, n.2326

Chiusura dell’attività commerciale o artigianale

Non può essere ordinata la chiusura dell’attività commerciale o artigianale relativamente all’intera struttura, a fronte di una abusività soltanto parziale dell’immobile, la quale rende sproporzionata l’inibizione totale dell’attività stessa.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. VII, 27/04/2020, n.1496

Chiusura dell’esercizio commerciale senza titolo abilitativo

L’accertamento del fatto che l’esercizio commerciale opera in assenza di titolo abilitativo, atteso che lo stesso è stato annullato giudizialmente, l’amministrazione deve ordinare la chiusura dell’esercizio, senza poter verificare la possibilità di mantenerlo in attività.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. III, 18/10/2019, n.4980

Revoca dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività commerciale

In materia di commercio, benché l’art. 22 d.lgs. 114/1998 individui il Sindaco come Autorità competente all’irrogazione delle sanzioni amministrative per la violazione della relativa disciplina, dopo l’entrata in vigore del d.lgs. 267/2000 (testo unico delle disposizioni sugli enti locali), tale competenza è stata devoluta ai funzionari dirigenti dall’art. 107 d.lgs. 267/2000, il quale dispone che solo i poteri di indirizzo e di controllo politico-amministrativo spettano agli Organi di Governo, attribuendo ai dirigenti i compiti non ricompresi espressamente dalla legge o dallo statuto tra le funzioni degli Organi di Governo o non rientranti tra quelle del segretario o del direttore generale.

Pertanto, spetta soltanto al dirigente la competenza a disporre la decadenza e la revoca dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività commerciale, ovvero la chiusura immediata dell’esercizio commerciale, e non anche al Sindaco e neppure al Segretario comunale, le cui funzioni sono circoscritte dall’art. 97, co. 2 e 4, del citato d.lgs. 267/2000, entro margini ben più delimitati rispetto a quelle dei primi.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. V, 17/10/2019, n.4949

Non conformità dei locali ai parametri urbanistici

La chiusura dell’esercizio commerciale rappresenta una conseguenza necessitata non tanto rispetto alle irregolarità urbanistico – edilizie in sé, quanto piuttosto al riscontro della non conformità con i parametri urbanistici tali da rendere il locale incompatibile con la continuazione dell’attività commerciale ed in generale con il suo utilizzo, abitativo o produttivo che sia.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. III, 04/09/2019, n.4453

Decadenza dell’autorizzazione al commercio

Finalità dell’istituto della decadenza è quella di garantire una celere utilizzazione delle autorizzazioni rilasciate, funzionale all’ordinato svolgimento del commercio, non certo di sanzionare ulteriormente un imprenditore commerciale, costretto a difendersi davanti al giudice amministrativo contro un ordine di chiusura (rilevatosi illegittimo), in pendenza del giudizio di appello avverso una sentenza non ancora definitiva, ancorché esecutiva (che ha sancito la legittimità dell’avvio dell’attività commerciale al dettaglio in zona produttiva).

Nella specie, il successivo subingresso di un nuovo gestore, comunicato con SCIA, non può quindi considerarsi come segnalazione di avvio di una nuova attività di commercio al dettaglio ma rappresenta una mera prosecuzione.

T.A.R. Bolzano, (Trentino-Alto Adige) sez. I, 18/04/2019, n.97

La competenza del dirigente comunale

Secondo una lettura costituzionalmente orientata, l’art. 22, co. 7, D.Lgs. 114/1998, deve ritenersi che spetta al dirigente comunale, e non al Sindaco, la competenza a disporre la decadenza e la revoca dell’autorizzazione all’esercizio di attività commerciale ovvero, ai sensi del comma 6 del citato articolo, la chiusura immediata della stessa.

Consiglio di Stato sez. V, 07/03/2019, n.1566

La revoca del certificato di agibilità

La conformità dei manufatti alle norme urbanistiche ed edilizie costituisce il presupposto indispensabile per il legittimo rilascio del certificato di agibilità, come si evince dagli artt. 24 comma 3, d.P.R. n. 380 del 2001 e 35, comma 20, l. n. 47 1985, in quanto, ancor prima della logica giuridica, è la ragionevolezza ad escludere che possa essere utilizzato, per qualsiasi destinazione, un fabbricato non conforme alla normativa urbanistico – edilizia e, come tale, in potenziale contrasto con la tutela del fascio di interessi collettivi alla cui protezione quella disciplina è preordinata.

Nelle ipotesi in cui, come è nella fattispecie, in seguito al rilascio del certificato di agibilità, il manufatto sia stato interessato da modifiche ed integrazioni conseguenti ad interventi edilizi abusivi, vengono a mancare i presupposti di fatto e giuridici, un tempo preesistenti, perché quel certificato preservi la sua validità. In questo senso, a causa del venire meno delle condizioni di fatto che hanno consentito il rilascio del certificato, trova piena giustificazione l’ordine dell’Amministrazione Comunale di sospendere, prima, e di chiudere, in seguito, l’attività commerciale.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. III, 05/06/2018, n.3693

Sospensione immediata con chiusura al pubblico di un’attività commerciale

La Pubblica Amministrazione può esercitare il potere di sospensione immediata con chiusura al pubblico di un’attività commerciale solo nel caso in cui sussistano situazioni di eccezionale gravità ed urgenza che non siano affrontabili con i rimedi ordinari previsti nell’ordinamento; tale potere, peraltro, deve essere esercitato nel rispetto dei principi generali dell’ordinamento, primo tra tutti quello di proporzionalità della misura adottata in relazione al caso specifico che, nel perseguire l’obiettivo di prevenire o eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana, impone ai destinatari il minor sacrificio possibile.

T.A.R. Catanzaro, (Calabria) sez. I, 04/04/2018, n.809

L’ordinanza di cessazione di attività commerciale abusiva

Ai sensi dell’art. 22 comma 6, d.lg. 31marzo 1998, n. 114, in caso di svolgimento abusivo dell’attività commerciale il sindaco ordina la chiusura “immediata” dell’esercizio di vendita;l’Amministrazione pubblica, quindi, non ha alcun margine di apprezzamento in ordine al termine entro cui disporre la cessazione dell’attività abusiva.

Consiglio di Stato sez. V, 24/10/2016, n.4430

Situazione di pericolo per l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana

La presenza di una indiscutibile situazione di pericolo per l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana rende legittima l’emanazione dell’ordinanza ex art. 54, 4° comma del d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267, con riferimento alla chiusura per un anno dell’esercizio commerciale al fine di neutralizzare, almeno in parte, il concreto pericolo per i valori tutelati derivante dalle modalità di esercizio dell’attività commerciale.

Non allo stesso modo può dirsi nel caso di un’ulteriore misura dell’inibizione dello stesso soggetto dall’esercizio di attività commerciali o di somministrazione nel territorio comunale per un periodo pari ad un anno; in questo caso, l’assoluta assenza di un qualche aggancio concreto con situazioni di pericolo evidenzia come la misura in discorso non possa essere considerata un provvedimento di reazione ad una situazione emergenziale, ma come si tratti, in realtà, di un provvedimento dal contenuto sanzionatorio e, in quanto tale, non riconducibile allo schema di cui all’art. 54, 4° comma del d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267.

T.A.R. Firenze, (Toscana) sez. II, 27/05/2016, n.904

Chiusura dell’esercizio fino al completo ripristino dello stato dei luoghi

E’ legittimo il provvedimento con il quale un dirigente comunale, in applicazione di un’ordinanza sindacale, ordina al proprietario di un esercizio commerciale l’immediato sgombero della parte di suolo pubblico che ha abusivamente occupato per svolgere su di esso la propria attività commerciale, il conseguente ripristino dello stato dei luoghi e la chiusura dell’esercizio fino al completo ripristino dello stato dei luoghi ai sensi dell’art. 3 comma 16, l. 15 luglio 2009 n. 94, recante disposizioni in materia di sicurezza pubblica.

Consiglio di Stato sez. V, 27/03/2015, n.1611

Illegittima chiusura di un’attività commerciale

In caso di illegittima chiusura di un’attività commerciale, non può risarcirsi il danno da ridotto utile, in carenza di prova circa l’incidenza negativa della chiusura sugli incassi e sui guadagni dopo la ripresa dell’attività. Detto danno può essere provato mediante la produzione dei libri contabili riferiti al periodo successivo per provare tale danno, ove effettivamente sussistente.

Non può essere risarcito neanche il danno morale, quale danno all’immagine, correlato alla lesione dell’onore e della reputazione, tenuto conto che, trattandosi di chiusura per un periodo di tempo ridotto, grazie alla sospensione dei provvedimenti impugnati disposta in via cautelare, la risonanza è stata limitata e in ogni caso il ricorrente, per effetto di tale riapertura, ha senz’altro riabilitato la propria figura di fronte all’opinione pubblica.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. I, 13/10/2014, n.10301

Sanzione della temporanea chiusura dell’esercizio commerciale

La sanzione della temporanea chiusura dell’esercizio commerciale, per la sua particolare incisività, è ragionevole ritenere sia stata indirizzata alle sole ipotesi in cui l’occupazione di un determinato spazio del suolo pubblico non è assentita ovvero è assentita ma è strumentale ad una diversa attività di somministrazione di alimenti e bevande, mentre, ove sia stata ritenuta compatibile con la tutela del patrimonio pubblico cittadino, sia pure attraverso un provvedimento rilasciato ad altro soggetto dante causa dell’attuale gestore, l’ordinanza sindacale deve interpretarsi nel senso che, non essendo l’occupazione totalmente abusiva, ma essendo abusiva soggettivamente e non anche oggettivamente, ferme restando le obbligatorie misure di cui all’art. 20, Codice della Strada, il disvalore della condotta non è tale da rendere meritevole il responsabile dell’infrazione della misura maggiormente afflittiva costituita dalla chiusura temporanea dell’esercizio.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. II, 12/05/2014, n.4901



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2 Commenti

  1. In questo periodo di pandemia, a causa del Coronavirus, sono tantissime le realtà che si sono ritriovate costrette a chiudere. Purtroppo le spese da pagare ci sono, la gente non va a fare acquisti, a meno che non ci sia l’esigenza. O, meglio, ora c’è maggiore voglia di ricominciare a fare shopping, ma fino a poche settimane fa sembrava un tabù. quindi, molte attività commerciali, piccoli negozianti, hanno deciso di non alzare più le serrande dopo il lockdown

  2. Bisognerebbe sostenere il Made in Italy, soprattutto in questo periodo di grande difficoltà economica. acquistare prodotti italiani, non continuare a comprare nei negozi in cui vengono venduti anche abiti da fast-fashion cioè quegli abiti con tessuti magari creati con prodotti tossici e dannosi per la pelle, capi che costano poco. Quindi si preferisce comprare tanto a basso prezzo, pur sapendo che la qualità è pessima, piuttosto che comprare pochi abiti ma buoni

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