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Vendita al dettaglio: ultime sentenze

30 Giugno 2020
Vendita al dettaglio: ultime sentenze

Principio della tutela del legittimo affidamento; grandi strutture di vendita al dettaglio compresi i centri commerciali; divieto di apertura di nuove attività di vendita al dettaglio di generi alimentari in forma di esercizi di vicinato.

Produzione e vendita al dettaglio

Gli esercizi commerciali che svolgano la propria attività (di vendita al dettaglio e produzione e vendita al dettaglio) in modo continuativo nello stesso genere merceologico e nello stesso locale da almeno 50 anni e che risultino di particolare pregio architettonico delle vetrine e delle insegne e degli elementi di arredo esterno e interno o di particolare interesse culturale o storico, possono essere riconosciuti, su specifica domanda del titolare dell’autorizzazione amministrativa, quali « negozi storici » ed essere censiti nell’albo dei negozi storici del Comune di Roma.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. II, 06/06/2017, n.6636

Insediamento di grandi strutture di vendita al dettaglio

In forza dell’art. 23, comma 2, lett. f), punto 3 della l. prov. Trento n. 15/2015, l’individuazione delle aree da destinare all’insediamento di grandi strutture di vendita al dettaglio compresi i centri commerciali, è contenuto proprio del piano territoriale della comunità, con conseguente incompetenza a tale riguardo del pianificatore comunale.

T.A.R. Trento, (Trentino-Alto Adige) sez. I, 16/10/2019, n.132

Tutela dell’affidamento e attività di vendita al dettaglio

Il diritto di avvalersi del principio della tutela del legittimo affidamento è strumentabile solo in presenza di comportamenti che abbiano fatto sorgere nell’interessato fondate speranze di ottenere un determinato risultato a causa di assicurazioni sufficientemente precise, provenienti da fonti istituzionali, con la conseguenza che i principi di tutela del legittimo affidamento, di certezza del diritto e di proporzionalità non possono rappresentare un impedimento per l’azione amministrativa che si riveli per altro verso scevra da elementi che possano inficiarne la validità.

Nella specie, l’interessato non può fare valere alcun legittimo affidamento, non risultando che il comune abbia compiuto atti o tenuto comportamenti contraddittori o acquiescenti, tali da avere ingenerato un affidamento che, in ogni caso non potrebbe considerarsi legittimo, essendo l’attività in contestazione – vendita al dettaglio di pane in immobile ubicato in zona produttiva – contraria alla disciplina commerciale e urbanistica provinciale vigenteratione temporis.

T.A.R. Bolzano, (Trentino-Alto Adige) sez. I, 08/10/2019, n.233

Vendita al dettaglio di tutti i liquidi inalabili

L’art. 62 quater, comma 5-bis, d.lg. n. 504/1995, che disciplina la vendita al dettaglio di tutti i liquidi inalabili, con o senza nicotina, intende precludere la vendita ai minori anche delle sostante liquide prive di nicotina, al fine di evitare che l’abitudine alla ritualità e alla gestualità dell’inalazione di liquidi, anche privi di nicotina, possa promuovere il passaggio a prodotti da fumo più dannosi (liquidi con nicotina o sigarette tradizionali). Pertanto, è legittimo il decreto direttoriale dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli del 16 marzo 2018, che, in attuazione della norma primaria sopra richiamata, ha esteso il divieto di vendita ai minori anche dei liquidi non contenenti nicotina.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. II, 21/05/2019, n.6264

Vendita al dettaglio di farmaci e prodotti parafarmaceutici

L’operazione di acquisizione del controllo esclusivo di alcune società, riconducibili ad un medesimo soggetto, operanti nei settori della distribuzione all’ingrosso di specialità medicinali e della vendita al dettaglio di farmaci e prodotti parafarmaceutici da parte di una società non operante in tali settori, nei quali le imprese acquisite detenevano quote di mercato non elevate, non è idonea a produrre effetti pregiudizievoli per la concorrenza, comportando la mera sostituzione di un operatore con un altro, neppure rilevando in contrario il patto di non concorrenza sottoscritto tra le parti, in quanto limitato alla durata di tre anni.

Garante concorr. e mercato, 31/10/2018, n.27409

Edifici a destinazione commerciale di vendita al dettaglio

In materia contrattuale, per configurare la fattispecie della cd. “presupposizione” (o condizione inespressa) è necessario che dal contenuto del contratto si evinca l’esistenza di una situazione di fatto, non espressamente enunciata in sede di stipulazione, ma considerata quale presupposto imprescindibile della volontà negoziale, il cui successivo verificarsi o venir meno dipenda da circostanze non imputabili alle parti.

(Nell’affermare il principio, in fattispecie di cessione immobiliare per la realizzazione di un centro commerciale, la S.C. ha rilevato l’insussistenza della presupposizione nella non realizzabilità di edifici a destinazione commerciale di vendita al dettaglio, attesa, in capo alle parti, la comune consapevolezza circa la legittimità del completamento edificatorio per finalità commerciali “retail”, realizzato dalla cessionaria dell’area nel rispetto delle previsioni del T.U. edilizia n. 380 del 2001 pur a seguito del mutamento della destinazione urbanistica dell’area medesima).

Cassazione civile sez. I, 05/03/2018, n.5112

Piano regolatore comunale e divieto di vendita al dettaglio

L’articolo 15, paragrafo 1, della direttiva 2006/123/CE, non osta a che norme contenute in un piano regolatore di un comune vietino l’attività di vendita al dettaglio di prodotti non voluminosi in aree geografiche situate al di fuori del centro cittadino, purché siano rispettate tutte le condizioni di non discriminazione, necessità e proporzionalità previste dal par. 3 della medesima disposizione. In particolare, l’obiettivo di preservare la vitalità di un centro cittadino e di impedire che vi siano locali vuoti in un’area urbana, nell’interesse di un buon assetto del territorio, può costituire un motivo imperativo di interesse generale tale da giustificare una restrizione territoriale all’attività di prestazione di servizi.

Corte giustizia UE grande sezione, 30/01/2018, n.360

Vendita al dettaglio di medicinali

Dal momento che la vendita al dettaglio di medicinali presenta caratteristiche diverse rispetto a quelle della distribuzione all’ingrosso, il mero fatto che i farmacisti soddisfino i presupposti cui è subordinata la vendita al dettaglio nei rispettivi Stati membri non consente di presumere che essi soddisfino anche i presupposti previsti dalla disciplina armonizzata a livello dell’Unione Europea per quanto riguarda la distribuzione all’ingrosso; il farmacista che intenda esercitare l’attività di grossista, pertanto, deve soddisfare tutti i requisiti imposti ai richiedenti della specifica autorizzazione in forza degli art. 79-82 della direttiva 2001/83/Ce.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. V, 16/11/2016, n.5285

Fallace indicazione di un prodotto come interamente made in Italy

a disposizione del comma 4 del dell’art. 16 d.l. n. 135 del 2009 si riferisce esclusivamente a quelle indicazioni di vendita che presentino il prodotto come interamente realizzato in Italia, ossia esplicitamente alle indicazioni del tipo “100% Made in Italy”, “100% Italia”, “tutto italiano” o altre analoghe indicazioni idonee ad ingenerare nel consumatore la convinzione della realizzazione interamente in Italia del prodotto, ovvero anche alla apposizione di segni o figure che inducano la medesima fallace convinzione di un prodotto realizzato interamente in Italia.

Il precedente comma 3 stabilisce poi che ai fini dell’applicazione del comma 4, per uso dell’indicazione di vendita o del marchio si intende la utilizzazione a fini di comunicazione commerciale ovvero l’apposizione degli stessi sul prodotto o sulla confezione di vendita o sulla merce dalla presentazione in dogana per l’immissione in consumo o in libera pratica e fino alla vendita al dettaglio (nella specie, relativa ad alcuni capi di abbigliamento, oltre all’indicazione del tessuto, anche le ulteriori etichette riconducibili a ditte italiane, i colori della bandiera italiana e le grucce contribuivano ad ingenerare la convinzione nel consumatore che il prodotto fosse interamente italiano).

Cassazione penale sez. III, 01/10/2019, n.10912

Divieto di apertura di nuove attività di vendita al dettaglio di generi alimentari

Ai sensi dell’art. 14 della DAC n. 47/2018, è vietata l’apertura di nuove attività di vendita al dettaglio di generi appartenenti al settore alimentare in forma di esercizio di vicinato e l’apertura di nuove attività artigianali della tipologia alimentare per un periodo di tre anni a far data dall’entrata in vigore del Regolamento.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. II, 05/08/2019, n.10322



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