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Acquisto di cose di sospetta provenienza: ultime sentenze

24 Marzo 2021
Acquisto di cose di sospetta provenienza: ultime sentenze

Acquisto in buona fede di denaro o di cose provenienti da delitto; ricettazione; accettazione del rischio che la cosa acquistata sia di provenienza illecita; ipotesi contravvenzionale dell’acquisto di cose di sospetta provenienza.

Ricettazione e incauto acquisto: elementi distintivi

Ai fini dell’integrazione della fattispecie di reato prevista dall’art. 648 c.p., è richiesto che l’imputato acquisti o, comunque, riceva cose di provenienza delittuosa al fine di trarne profitto. Pertanto, elemento essenziale per la configurabilità del reato sotto il profilo materiale è l’acquisto del possesso di cose di illecita provenienza (delitto presupposto), mentre, sotto il profilo dell’elemento psicologico, è necessario che l’imputato sia consapevole della provenienza delittuosa del bene in suo possesso. A tal fine il giudice di merito è tenuto ad indagare se, date le particolari modalità del fatto, l’agente poteva, all’atto della ricezione, acquisto od occultamento del bene, aver raggiunto la certezza della sua illecita provenienza e, dunque, dell’anteriorità di un reato commesso da altri, consistendo in ciò il discrimine con la fattispecie di cui all’art. 712 c.p. (incauto acquisto).

Tribunale Nola, 07/01/2021, n.2129

Ricettazione ed incauto acquisto: rilevanza del dolo

Il discrimine tra il reato di ricettazione e di acquisto di cose di sospetta provenienza risiede nel diverso grado di adesione psichica al fatto, più intenso nel dolo eventuale della ricettazione che non nel semplice sospetto dell’incauto acquisto. Il dolo della ricettazione, integrato non solo dalla certezza dell’illiceità della res, ma anche dalla consapevole accettazione di tale concreta possibilità, si pone ad un livello di maggiore adesione alla fattispecie tipica rispetto al semplice sospetto, il quale, invece, potendo suscitare nel soggetto agente un atteggiamento di mera disattenzione o noncuranza, costituisce elemento tipico dell’incauto acquisto.

Tribunale Napoli sez. V, 23/07/2020, n.4720

Dubbi sulla provenienza della merce

Ai fini della configurabilità del reato contravvenzionale di cui all’art. 712 c.p. non è necessario che l’acquirente abbia effettivamente nutrito dubbi sulla provenienza della merce, dovendosi invece ritenere che il reato sussista ogni qualvolta l’acquisto avvenga in presenza di condizioni che obiettivamente avrebbero dovuto indurre al sospetto, indipendentemente dal fatto che questo vi sia stato o meno (fattispecie relativa all’acquisto di abbonamenti pirata utilizzabili attraverso il canale IpTv).

Cassazione penale sez. II, 03/07/2020, n.22478

Reato di acquisto di cose di sospetta provenienza

Sono manifestamente infondate le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 712 c.p., censurato per violazione degli artt. 3 e 27, comma 3, Cost., nella parte in cui non è previsto il massimo edittale ovvero non è prevista l’ammenda non superiore a 516 euro.

Invero, il delitto di ricettazione (art. 648 c.p.) e la contravvenzione di omessa denuncia di cose provenienti da delitto (art. 709 c.p.) — dai quali dovrebbe evincersi la manifesta sproporzione del trattamento sanzionatorio previsto per la contravvenzione di acquisto di cose di sospetta provenienza di cui all’articolo censurato — sono strutturalmente inidonei a fungere da tertium comparationis, presentando una cornice edittale strutturalmente diversa.

Infatti, il delitto di ricettazione — indubbiamente più grave rispetto alla contravvenzione di cui all’art. 712 c.p. — è sanzionato con la pena cumulativa della reclusione e della ammenda, anche nella ipotesi attenuata del fatto di particolare tenuità, e non già con la previsione alternativa dell’arresto e dell’ammenda, come previsto dall’art. 712 c.p., mentre il reato di omessa denuncia di cose provenienti da delitto di cui all’art. 709 c.p., punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a euro 516, postulando un acquisto in buona fede di denaro o di cose provenienti da delitto, è concepita come ipotesi alternativa e meno grave rispetto a quella dell’incauto acquisto, che invece presuppone l’acquisto di cose che appaiano di sospetta provenienza criminosa già al momento dell’acquisto.

Inoltre, la cornice edittale prevista per il reato di incauto acquisto, che prevede l’arresto sino a sei mesi ovvero l’ammenda non inferiore a 10 euro, consente un’ampia modulazione della pena da irrogare nel caso concreto, proprio al fine di garantirne l’individualizzazione, anche tenendo conto del valore del bene acquistato, assicurando così al giudice la possibilità di irrogare una pena proporzionata al disvalore del fatto, e di consentire il pieno rispetto del principio della finalità rieducativa della pena (sentt. nn. 68 del 2012, 161 del 2009 e 324 del 2008).

Corte Costituzionale, 25/07/2019, n.207

Reato di acquisto di cose di sospetta provenienza: l’elemento psicologico

In tema di ricettazione, ricorre il dolo nella forma eventuale quando l’agente ha consapevolmente accettato il rischio che la cosa acquistata o ricevuta fosse di illecita provenienza, non limitandosi ad una semplice mancanza di diligenza nel verificare la provenienza della cosa, che invece connota l’ipotesi contravvenzionale dell’acquisto di cose di sospetta provenienza.

(Nella fattispecie, relativa all’esposizione al pubblico, da parte dell’imputato, di merce contraffatta adagiata in terra su un lenzuolo, la Corte ha ritenuto immune da censure la sentenza impugnata, secondo cui le modalità di presentazione degli oggetti consentivano di escludere che il medesimo ignorasse la loro illecita provenienza, quantomeno a titolo di dolo eventuale).

Cassazione penale sez. II, 21/04/2017, n.25439

Reato di ricettazione: dolo eventuale 

In tema di ricettazione, ricorre il dolo nella forma eventuale quando l’agente ha consapevolmente accettato il rischio che la cosa acquistata o ricevuta fosse di illecita provenienza, non limitandosi ad una semplice mancanza di diligenza nel verificare la provenienza della cosa, che invece connota l’ipotesi contravvenzionale dell’acquisto di cose di sospetta provenienza.

Cassazione penale sez. II, 19/04/2017, n.20193

Giustificazione in merito all’acquisto e/o al possesso del cellulare rubato

Non vi sono elementi per la riqualificazione del reato di ricettazione (di cui all’art. 648 c.p.) in quello di acquisto di cose di sospetta provenienza (di cui all’art. 712 c.p.) quando in sede di s.i.t. l’agente non è stato in grado di fornire una valida giustificazione in merito all’acquisto e/o al possesso del cellulare che risulta rubato, ma al contrario la prova della disponibilità e dell’utilizzazione ad opera dello stesso risulta dal teste escusso in dibattimento, dai tabulati telefonici, dall’intestazione della sim all’imputato e dal fatto che lo stesso, convocato presso la stazione dei carabinieri per rendere informazioni consegnava il cellulare denunciato di furto.

Tribunale Napoli sez. I, 07/10/2015, n.14171

Pagamento di elevate somme di denaro in contanti 

In tema di ricettazione, ricorre il dolo nella forma eventuale quando l’agente ha consapevolmente accettato il rischio che la cosa acquistata o ricevuta fosse di illecita provenienza, non limitandosi ad una semplice mancanza di diligenza nel verificare la provenienza della cosa, che invece connota l’ipotesi contravvenzionale dell’acquisto di cose di sospetta provenienza (fattispecie riguardante l’acquisto di una autovettura di gran valore, ad un prezzo elevato, eppure concluso in strada, presso caselli autostradali, senza nessuna garanzia di affidabilità dei danti causa, con asserito pagamento di elevate somme di denaro in contanti privo di concreto riscontro, e senza conoscere in modo certo l’identità del venditore; a ciò si aggiungeva poi la consegna della carta di circolazione contraffatta, la consegna di una sola chiave e la discrepanza tra le date di acquisto indicate in fattura e nell’atto sostitutivo di notorietà).

Cassazione penale sez. II, 17/06/2014, n.39042

La verifica della provenienza della cosa

In tema di ricettazione, ricorre il dolo nella forma eventuale quando l’agente ha consapevolmente accettato il rischio che la cosa acquistata o ricevuta fosse di illecita provenienza, non limitandosi ad una semplice mancanza di diligenza nel verificare la provenienza della cosa, che invece connota l’ipotesi contravvenzionale dell’acquisto di cose di sospetta provenienza.

Cassazione penale sez. II, 20/09/2013, n.41002

Mancato accertamento della provenienza della cosa acquistata o ricevuta

Il criterio distintivo tra il delitto di ricettazione e la contravvenzione prevista dall’art. 712 c.p. – acquisto di cose di sospetta provenienza – consiste nell’elemento psicologico nel senso che nel primo caso l’agente ha la consapevolezza della provenienza delittuosa della cosa acquistata o ricevuta, mentre nel secondo caso ricorre da parte dell’agente una condotta colposa consistente nel mancato accertamento della provenienza della cosa acquistata o ricevuta.

Corte appello Napoli sez. IV, 12/10/2012, n.4142

Origine e provenienza diversa da quella indicata

L’acquirente finale di un prodotto con marchio contraffatto o comunque di origine e provenienza diversa da quella indicata risponde dell’illecito amministrativo previsto dal d.l. 14 marzo 2005 n. 35, conv. in l. 14 maggio 2005 n. 80, nella versione modificata dalla l. 23 luglio 2009 n. 99, e non di ricettazione (art. 648 c.p.) o di acquisto di cose di sospetta provenienza (art. 712 c.p.), attesa la prevalenza del primo rispetto ai predetti reati alla luce del rapporto di specialità desumibile, oltre che dall’avvenuta eliminazione della clausola di riserva “salvo che il fatto non costituisca reato”, dalla precisa individuazione del soggetto agente e dell’oggetto della condotta nonché dalla rinuncia legislativa alla formula “senza averne accertata la legittima provenienza”, il cui venir meno consente di ammettere indifferentemente dolo o colpa.

Cassazione penale sez. un., 19/01/2012, n.22225

L’acquirente finale dei beni con marchi contraffatti

Va rimessa alle Sezioni Unite, sussistendo contrasto interpretativo, la questione se la violazione amministrativa di cui all’art. 1, comma 7, d.l. 14 marzo 2005 n. 35, conv. con modificazioni nella l. 14 maggio 2005 n. 80, nel testo successivamente modificato dalla l. 23 luglio 2009 n. 99, laddove viene punito, appunto, con sanzione amministrativa, “l’acquirente finale che acquista a qualsiasi titolo cose che, per la loro qualità o per la condizione di chi le offre o per l’entità del prezzo, inducano a ritenere che siano violate le norme in materia di origine e provenienza dei prodotti e in materia di proprietà industriale” sia norma speciale, e quindi in concreto applicabile, solo rispetto alla disposizione di cui all’art. 712 c.p., relativa all’acquisto di cose di sospetta provenienza, ovvero sia speciale anche con riferimento alla fattispecie delittuosa della ricettazione di cui all’art. 648 c.p., allorché la provenienza delittuosa coincida con l’ipotesi che “siano state violate le norme in materia di origine e provenienza dei prodotti e in materia di proprietà industriale”.

(La Corte, nel rimettere la questione alle Sezioni Unite, si è comunque espressa a favore di tale ultima opzione interpretativa, ritenuta più aderente alla volontà del legislatore di escludere da sanzioni penali l’acquirente finale dei beni con marchi contraffatti o comunque di origine e provenienza diversa da quella indicata).

Cassazione penale sez. II, 28/09/2011, n.36766

Detenzione di un bene a titolo precario o a scopo di custodia

La condotta costitutiva del reato di acquisto di cose di sospetta provenienza, previsto dall’art. 712 c.p., può consistere anche nella detenzione di un bene a titolo precario o a scopo di custodia.

Cassazione penale sez. II, 24/02/2010, n.11999



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3 Commenti

  1. Se Tizio ti vende il cellulare di ultima generazione ad un prezzo stracciato, un po’ dovresti aspettartelo che il modo in cui ne è venuto in possesso non è legale. Eppure, c’è chi ci casca e, attratto dall’offerta e dall’oggetto costoso, allora è disposto ad acquistarlo lo stesso e poi, incosciente, si trova nei guai soprattutto se tramite le moderne tecnologie il cellulare poi viene rintracciato

  2. Si ma bisogna essere proprio dei fessacchiotti per non capire che una persona ci sta truffando se ci propone l’affare del secolo su un prodotto che vale un occhio della testa. Io acquisto sempre dai canali ufficiali online e nei negozi. Non mi fido perché magari oggi risparmi e domani ti ritrovi con un’accusa di reato

  3. Ci sono siti online che propongono capi firmati, che costano quanto un intero stipendio, ad un prezzo che è almeno la metà spacciandoli per una vecchia collezione, per una svendita, per una chiusura del negozio, oppure per la mancanza di un piccolo dettaglio. E invece chissà come se li sono procurati quei capi e accessori.

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