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Consulente non invia dichiarazione dei redditi: chi paga?

5 Giugno 2020
Consulente non invia dichiarazione dei redditi: chi paga?

La prova dell’assenza di colpa grava sul contribuente, che comunque risponde per l’omessa presentazione della dichiarazione dei redditi da parte del professionista incaricato della relativa trasmissione telematica, salvo non dimostri di aver vigilato sull’incaricato. 

Hai delegato tutti i tuoi adempimenti fiscali e le relative scadenze a uno studio di commercialisti. Senonché ti è appena arrivata una lettera dell’Agenzia delle Entrate secondo cui non avresti inviato la dichiarazione dei redditi di qualche anno fa. Hai fatto presente la questione al professionista il quale ha ammesso l’errore: in parole povere, si è dimenticato di provvedere alla comunicazione. Ora, il fisco ti chiede un importo elevatissimo, sia in termini di imposta che di sanzioni, importo che in questo momento non puoi permetterti. Ti chiedi allora chi paga se il consulente non invia la dichiarazione dei redditi. 

La questione, approdata più volte sul banco dei tribunali, è stata di recente oggetto di una sentenza della Cassazione [1]. Ecco come si interpreta la legge e quali frecce ha, al proprio arco, il contribuente. Ma procediamo con ordine. 

Chi deve presentare la dichiarazione dei redditi?

Il soggetto tenuto a presentare la dichiarazione dei redditi non è il commercialista ma il contribuente. È su di lui infatti che gravano tutti gli adempimenti. Questo non toglie però che, nella stragrande maggioranza dei casi, i cittadini si valgano di intermediari. Di ciò tiene conto la legge per escludere la responsabilità dei primi in caso di dolo dei secondi: solo cioè se c’è malafede dello studio commercialistico il contribuente evita le sanzioni. 

In particolare, la legge [2] stabilisce che il contribuente non è punibile per la violazione di norme tributarie quando dimostra che il mancato pagamento delle tasse non è dipeso da lui ma da un reato commesso esclusivamente da un terzo, reato che deve essere denunciato all’autorità giudiziaria.

Nella pratica, ciò significa che chi affida la propria dichiarazione dei redditi al commercialista e subisce un accertamento dell’Agenzia delle Entrate è esonerato dal versare (soltanto) le sanzioni tributarie se:

  • il commercialista ha commesso un illecito penale come, ad esempio, la truffa;
  • tale reato è stato immediatamente denunciato alla polizia, ai carabinieri o alla Procura della Repubblica (il termine per la querela è di tre mesi).

Il contribuente che pertanto non assolve agli obblighi tributari non si esonera dimostrando il semplice affidamento ad un commercialista della trasmissione in via telematica delle dichiarazioni. Egli deve vigilare affinché tale mandato sia puntualmente adempiuto, con la conseguenza che la sua responsabilità può essere esclusa solo in caso di comportamento fraudolento del professionista, finalizzato a mascherare il proprio inadempimento.

Omessa presentazione della dichiarazione dei redditi: è reato?

Chi non presenta la dichiarazione dei redditi commette reato solo se l’importo evaso – ossia quello che si sarebbe dovuto versare al fisco, a titolo di imposte sui redditi, se la dichiarazione fosse stata prestata – è superiore a 50mila euro. 

Sotto questa soglia, l’omessa presentazione della dichiarazione dei redditi, come del 770, costituisce un semplice illecito amministrativo: esso cioè da origine solo a sanzioni tributarie di tipo economico. In pratica, il fisco, oltre a recuperare l’imposta non corrisposta, applica degli aggravi (appunto le sanzioni) che ricadono sul contribuente.

Paga il contribuente se il consulente non invia la dichiarazione dei redditi

Applicando i principi appena enunciati, la Cassazione ha detto che l’incarico ad un consulente di predisporre e inviare la dichiarazione dei redditi non esonera il contribuente dalla responsabilità per il delitto di omessa presentazione. Tuttavia, a seconda del tipo di conseguenze (se penali o solo amministrative), andrà valutato con maggiore o minor rigore la colpa di quest’ultimo. Ecco come stanno le cose.

Se viene contestata al contribuente l’omessa presentazione della dichiarazione sotto la sigla del penale, allora le sanzioni economiche ricadono sul cittadino in automatico. Se però questi dimostra di aver presentato una querela penale contro il consulente, macchiatosi di un reato, allora eviterà le sanzioni, dovendo invece corrispondere l’imposta che comunque avrebbe versato se l’adempimento fosse stato regolarmente posto.  

Se invece è in gioco la contestazione del reato di omessa presentazione, la responsabilità penale è più difficile da configurarsi (fermo restando l’obbligo di pagare come detto le sanzioni e le imposte). A riguardo, la Cassazione ha spiegato che l’esclusione della colpevolezza penale in capo al contribuente può ricorrere solo in caso di corretta vigilanza da parte di quest’ultimo e di comportamento fraudolento del professionista, finalizzato a mascherare il proprio inadempimento. Nel caso del reato di omessa dichiarazione, è necessario che vi sia il dolo del contribuente: questi cioè deve non soltanto aver omesso coscientemente e volontariamente la dichiarazione, ma essere anche consapevole della conseguente evasione superiore alla soglia di punibilità (50mila euro). 

Dunque, se anche è vero che l’incarico ad un professionista di predisporre e presentare la dichiarazione non esonera il contribuente dalla responsabilità penale per il delitto in questione, tuttavia non basta il semplice inadempimento, né il fatto di non aver vigilato sull’operato del professionista. Sono necessari elementi di fatto, idonei a dimostrare che il soggetto obbligato abbia consapevolmente preordinato l’omessa dichiarazione all’evasione dell’imposta per importi superiori alla soglia. 

Approfondimenti

Per maggiori informazioni leggi:


note

[1] Cass. sent. n. 16469/2020.

[2] Art. 6 d.lgs. n. 472/97.

Autore immagine: it.depositphotos.com


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