Fase 2: in molti tribunali non è ancora partita

5 Giugno 2020
Fase 2: in molti tribunali non è ancora partita

Il Cnf denuncia le disfunzioni. La situazione rischia di esplodere in autunno; a rischio l’esito dei processi. E gli avvocati restano esclusi dagli aiuti economici.

La Fase 2 nei tribunali italiani non è ancora partita, «se non in maniera disomogenea su tutto il territorio». La denuncia arriva dalla presidente del Consiglio Nazionale Forense, l’avvocato civilista Maria Masi, ospite di 24 Mattino su Radio 24.

Nel suo intervento radiofonico, riportato dall’agenzia stampa Adnkronos, la presidente del Cnf parla di un blocco che in realtà «è del tutto ingiustificabile, perché ci sarebbero tutte le condizioni di una ripresa organizzata nella maggior parte dei tribunali».

Invece nel settore – prosegue l’avvocato Masi – non funziona neppure lo smart working, anche per oggettivi motivi di sicurezza. Il risultato è di creare «una situazione che rischia di esplodere in autunno».

«Abbiamo più volte contribuito in maniera pratica suggerendo soluzioni perché la ripresa potesse avvenire: il Consiglio nazionale aveva manifestato disponibilità ad elaborare le linee guida per la ripresa nella seconda fase, linee guida che invece non vengono applicate sebbene evocate nei protocolli», lamenta la presidente. E a proposito di protocolli, «ce n’è una pluralità che di fatto non fa altro che aumentare la confusione».

Alla fine, si è arrivati a quella che Francesco Mannino, presidente del tribunale di Catania, definisce come «una sorta di federalismo, perché ogni tribunale ha cercato di adattarsi alla ripresa».

Telelavoro, smart working, video collegamenti, processi a distanza: per far capire qual è la situazione, il presidente del tribunale di Catania porta l’esempio che gli è più vicino: «A Catania scontiamo la carenza di aule dotate di video collegamenti, ne abbiamo solo tre su 13 aule. Ci sono tentativi per sopperire a questa carenza – spiega Mannino – anche con software e modalità di collegamento alternativi sulla cui legittimità, però, gli avvocati hanno sollevato delle eccezioni, per cui il mio invito ai colleghi è, nel dubbio, a non rischiare il processo perché si rischia di andare avanti per vederselo poi dichiarato nullo in Corte di Appello o Cassazione».

A questo si aggiunga che, se il ministero della Funzione Pubblica ha indicato lo smart working come l’attività lavorativa principale anche negli uffici giudiziari, non ha però tenuto conto del fatto che questo, proprio qui, non può essere applicato «per motivi di sicurezza, dei dati, dei processi e per evitare attacchi informatici – fa notare Mannino – non possiamo consentire che dall’esterno si acceda con facilità ai nostri sistemi».

Su un altro fronte, il Consiglio Nazionale Forense protesta per il mancato inserimento degli avvocati e dei professionisti in genere nelle misure di sostegno economico: «Una scelta ingiustificata, a tratti punitiva nei confronti di un settore determinante per l’economia del Paese al pari delle altre realtà produttive», ha dichiarato la presidente facente funzioni, Maria Masi, intervenendo agli Stati generali delle professioni italiane.

«Ancora una volta gli avvocati, e i professionisti in generale, vengono dimenticati ed esclusi dalla possibilità di fruire degli aiuti economici e fiscali finalizzati al sostegno dell’attività – ha spiegato la presidente del Cnf – discriminati perché iscritti ad enti di previdenza privati ritenuti, inopinatamente, meno danneggiati dalle conseguenze economiche dell’emergenza sanitaria».

Così l’avvocatura «rischia di uscire da questa crisi ancora più indebolita considerando che non può contare su fondi economici di sostegno all’attività che, ad oggi, è ancora sospesa perché sospesa è la giustizia. Una mancata ripartenza dell’attività giudiziaria che arreca agli avvocati ulteriori danni mentre gli oneri economici e fiscali a loro carico non sono né sospesi né ridotti. Anzi – ha ricordato – sono addirittura aggravati dalla non trascurabile circostanza che i crediti maturati nei confronti dello Stato per effetto dell’esercizio della funzione difensiva non sono liquidati per la cronica insufficienza dei fondi destinati al patrocinio dei cittadini non abbienti».



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