Trapianti: inventato il primo cuore bionico

5 Giugno 2020 | Autore:
Trapianti: inventato il primo cuore bionico

Un’invenzione del cardiochirurgo italiano Gino Gerosa. Servono 5 anni per svilupparlo e 50 mln.

Il primo cuore bionico è Made in Italy, creato dal luminare trentino Gino Gerosa, direttore della Cardiochirurgia dell’azienda ospedaliera universitaria di Padova. Anticipando la concorrenza dei ricercatori di mezzo mondo, l’impresa si è concretizzata dopo 8 anni di ricerche. L’esperto è stato coadiuvato da due ingegneri e da due inventori. Una nuova frontiera della cardiochirurgia, infatti, il cuore artificiale è stato realizzato al fine di garantire al trapiantato una buona qualità di vita.

Perché realizzare un cuore bionico? «Perché è fatto di una parte elettronica e di una parte biologica costituita da un rivestimento di pericardio bovino decellularizzato. Misura appena 8,5 centimetri, pesa circa 250 grammi ed è alimentato con una batteria», spiega il cardiologo Gerosa a ‘Libero’.

Il prototipo ha superato brillantemente una prova di banco pompando 10 litri di acqua contro una pressione di 120 millimetri di mercurio. Riguardo al brevetto, abbiamo dovuto autotassarci sborsando 20mila euro.

Il cuore bionico costerà dagli 80 ai 150mila euro, precisa il cardiochirurgo. Sarà prodotto in serie quando si troverà un gruppo che finanzi lo sviluppo definitivo del prototipo e del motore miniaturizzato elettrico. Poi, si passerà alla sperimentazione animale ed umana. Ci vorranno in tutto 5 anni. In più, per mettere in produzione questa invenzione occorrono finanziamenti che nel nostro Paese non si trovano. Occorrono 50 mln. Il cardiologo Gerosa racconta a ‘Libero’ «Sinora sono riuscito a reperire 1 milione da parte della Fondazione Cariparo, poi ho bussato invano alle porte di Fondazioni bancarie, industrie farmaceutiche e imprenditori vari. Tanti complimenti da tutti, ma nessuno sinora si è detto disposto a investire».

«Il governatore del Veneto Luca Zaia ha già sborsato 3 milioni e mezzo di euro per il Laboratorio di Medicina rigenerativa dell’università di Padova e la Regione non dispone di risorse infinite – ricorda Gerosa – Ho avuto un colloquio con il vice ministro della Salute Pierpaolo Sileri che era parso interessato, ma poi non è arrivato nessun segnale».

Ad oggi, il Qatar e il Kuwait sono i due Paesi che hanno mostrato interesse per il prototipo. Ma l’esperto vorrebbe rimanere in Italia, in quanto «in Italia abbiamo aziende di elevatissimo livello tecnologico come ad esempio Finmeccanica-Leonardo e Ferrari perfettamente in grado di effettuare lo sviluppo definitivo del prototipo».



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