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Permessi per testimonianza in tribunale

24 Agosto 2020 | Autore:
Permessi per testimonianza in tribunale

Il dipendente può assentarsi da lavoro per testimoniare? Permessi retribuiti, indennità e rimborsi per le spese di viaggio dei testimoni.

La testimonianza è probabilmente il principale mezzo di prova nei tribunali italiani, o comunque è senz’altro il più diffuso: non a caso, se ti è mai capitato di varcare le soglie di un’aula di giustizia, avrai notato che, oltre agli avvocati, per i corridoi si aggirano molte persone “comuni”, estranee alle vicende giudiziarie ma convocate per narrare al giudice fatti inerenti ad esse. Essere citati come testimoni in una causa può però essere una vera seccatura, in quanto si è costretti a presentarsi in tribunale anche se si ha un impegno urgente da rispettare. Mettiamo il caso che tu sia stato chiamato a testimoniare durante una giornata lavorativa: come giustificare la tua assenza da lavoro? Quali permessi usare per la testimonianza in tribunale?

L’assenza per andare a testimoniare è sempre giustificata: ciò significa che, salvo urgentissimi e improcrastinabili motivi, il tuo datore di lavoro non potrà impedirti di assentarti per recarti in tribunale. La mancata risposta alla convocazione è di norma giustificata solamente per comprovate ragioni di salute. Da tanto si evince che il dovere di testimoniare prevale su tutti gli altri. Con questo articolo vedremo quali sono i permessi per rendere testimonianza in tribunale.

Testimonianza: è un obbligo?

La testimonianza è un vero e proprio obbligo per colui che è stato citato in tribunale. Egli potrà assentarsi solamente per comprovati motivi di salute che, di fatto, gli impediscono di raggiungere l’aula di giustizia.

Dunque, la testimonianza costituisce un vero dovere per il teste regolarmente citato. L’ufficio del testimone è obbligatorio e prevale praticamente su ogni altra ragione (ad eccezione di quelle legate a problemi di salute).

Testimone: quando si può assentare?

Nel caso in cui per il giorno dell’udienza in cui si è citati sopravviene un inconveniente che rende impossibile la presenza, il testimone dovrà comunicarlo tempestivamente, segnalando le ragioni dell’impedimento (ad esempio, ricovero in ospedale, assenza per trasferta di lavoro all’estero, ecc.).

In tal caso, se il giudice riterrà fondato l’impedimento, verrà disposta una nuova citazione per una successiva udienza.

È appena il caso di ricordare che non sempre la malattia del testimone giustifica la mancata comparizione in tribunale: giurisprudenza costante ritiene che il teste assente sia giustificato soltanto se la malattia, debitamente certificata, non gli consenta la deambulazione, ovvero gliela permetta in maniera estremamente difficoltosa.

In pratica, ciò significa che un semplice stato influenzale non giustifica la non comparizione del testimone in udienza.

È tuttavia difficile che un teste che abbia giustificato la propria assenza venga ammendato: ciò che è importante è dimostrare di aver avuto cura di comunicare il proprio impedimento e di essere disponibile a testimoniare per l’udienza successiva.

Testimonianza: cosa succede se l’assenza è ingiustificata?

Se l’assenza del testimone è ingiustificata, il giudice provvederà a comminargli un’ammenda il cui importo va dai cinquantuno ai cinquecentosedici euro nel processo penale (con eventuale maggiorazione pari alle spese alle quali la mancata comparizione ha dato causa); dai cento ai mille euro in quello civile.

Nel caso in cui il teste non si presenti in tribunale nemmeno dopo l’ammenda, allora il giudice disporrà l’accompagnamento coattivo, al quale non ci si può sottrarre, pena il rischio di incorrere nel reato di resistenza a pubblico ufficiale nell’ipotesi in cui si reagisca alle forze dell’ordine.

Permessi per testimoniare in tribunale: cosa sono?

Quando parliamo di permessi per testimoniare in tribunale intendiamo riferirci a quelle norme, generalmente previste dalla contrattazione collettiva nazionale, che consentono al dipendente di assentarsi dal lavoro per recarsi presso le aule di giustizia.

Ad ogni modo, anche in mancanza di espressa previsione nel Ccnl, il lavoratore può richiedere la documentazione utile alla cancelleria del giudice per giustificare la propria assenza.

Come detto nei paragrafi precedenti, il datore di lavoro non può opporsi all’assenza del dipendente: i motivi di giustizia sono infatti superiori a quelli individuali del datore.

Sussiste dunque il diritto per il lavoratore di assentarsi dal lavoro purché informi tempestivamente il proprio datore (al fine di permettergli di organizzare al meglio la propria attività in funzione dell’assenza del prestatore) e fornisca, successivamente, idonea documentazione eventualmente prevista dalla contrattazione collettiva applicabile.

In assenza di esplicita previsione contrattuale, il dipendente ha diritto di assentarsi per il tempo necessario per rendere testimonianza e per le ore di viaggio necessarie, concordando con il datore di lavoro l’istituto da fruire che potrà, a mero titolo esemplificativo, essere:

  • ferie;
  • permesso (retribuito o non retribuito);
  • aspettativa non retributiva.

Permesso retribuito per testimoniare

Il dipendente che debba recarsi in tribunale per testimoniare può accedere al permesso retribuito, in conformità ovviamente del proprio contratto di lavoro.

Il contratto collettivo nazionale del lavoro del settore Cemento, calce e gesso (comparto Industria), prevede che sia mantenuto integro il trattamento economico del lavoratore chiamato quale teste in cause civili o penali, in dipendenza del servizio. In tal caso il lavoratore, qualora debba allontanarsi dal posto di lavoro o località di lavoro, ha diritto, sempreché ne ricorrano i presupposti, al trattamento previsto per le trasferte, dedotto quanto già percepito dall’Autorità Giudiziaria per trasferta e spese di trasporto.

Indennità e rimborsi per testimoniare

Al di là di quanto previsto nel proprio contratto di lavoro e nella contrattazione collettiva nazionale, la legge [1] prevede apposite indennità e rimborsi per colui che si è presentato a testimoniare.

Ai testimoni residenti nel Comune in cui si trova l’ufficio giudiziario presso cui sono stati citati, ovvero residenti in un Comune che dista non oltre due chilometri e mezzo da quello presso il quale ha sede l’ufficio giudiziario, spetta l’indennità di euro 0,36 (!) al giorno.

Ai testimoni non residenti spetta il rimborso delle spese di viaggio, per andata e ritorno, pari al prezzo del biglietto di seconda classe sui servizi di linea o al prezzo del biglietto aereo della classe economica, se autorizzato dall’autorità giudiziaria.

Se tali servizi non esistono, il rimborso delle spese di viaggio è riferito alla località più vicina per cui esiste il servizio di linea. Spetta, inoltre, l’indennità di euro 0,72 per ogni giornata impiegata per il viaggio, e l’indennità di euro 1,29 per ogni giornata di soggiorno nel luogo dell’esame.

Quest’ultima è dovuta solo se i testimoni sono obbligati a rimanere fuori dalla propria residenza almeno un giorno intero, oltre a quello di partenza e di ritorno.

Le indennità e i rimborsi per le spese di viaggio spettanti ai testimoni sono corrisposte a domanda che va presentata all’autorità presso cui sono stati chiamati a testimoniare. La domanda va presentata, a pena di decadenza, non oltre cento giorni dalla data della testimonianza.


note

[1] Artt. 45 – 48, D.P.R. n. 115 del 30 maggio 2002.

Autore immagine: depositphotos.com


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