Smart working: si va verso l’orario flessibile

5 Giugno 2020
Smart working: si va verso l’orario flessibile

Dadone: la rigidità non si concilia con il lavoro agile. Per attestare la presenza del lavoratore da remoto ci saranno modalità diverse dal cartellino.

Inizia a prendere forma il progetto del ministero della Pubblica amministrazione per la riforma dello smart working, che diventerà una modalità di lavoro stabile anche quando sarà terminata la Fase 2.

Oggi, la ministra della PA, Fabiana Dadone, aggiunge un altro tassello quando dichiara che: «La rigidità dell’orario di lavoro non è conciliabile dal mio punto di vista con il tipo di lavoro agile che non è la presenza di 8 ore sul tavolo».

Così Dadone, ospite della trasmissione ‘Circo Massimo’ su Radio Capital, in un intervento riportato dall’agenzia stampa Adnkronos. La ministra aggiunge: «A me non interessa tanto che stiano a passare 8 ore di presenza fisica ma l’ottica deve essere quella di garantire un servizio ottimale. Se vogliamo far ripartire il Paese la struttura ossea è quella dell’amministrazione che deve accompagnare la fase di rilancio».

Quanto al cartellino, spiega Dadone, «non dico che andrebbe superato completamente per chi va in ufficio in presenza fisica. Va bene continuare ad attestare la presenza ma ho delle perplessità che si possa fare con il lavoro da remoto per il quale ci saranno delle altre modalità di valutazione e di controllo che saranno invece legate al risultato che produce il lavoratore». La ministra aveva già di recente espresso la sua opinione sul «feticcio» del cartellino per i dipendenti pubblici.

Perciò, Dadone annuncia: «Cambieremo l’organizzazione del lavoro; l’idea è quella di far lavorare da remoto il 30-40% dei dipendenti, ma bisogna studiare le attività più ‘smartizzabili’». Su questo punto, però, «serve un lavoro collettivo che coinvolge anche i sindacati: spero entro fine anno di mettere tutto insieme a regime sfruttando questa importante fase di slancio che abbiamo preso durante questa emergenza sanitaria». Leggi anche smart working: cosa succederà dopo la fase 2.



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