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Parcheggi condominiali: come si assegnano

7 Giugno 2020
Parcheggi condominiali: come si assegnano

Posti auto in condominio: divisione per millesimi o uno a testa? Si può assegnare un parcheggio a un singolo condomino?

Come si assegnano i parcheggi condominiali? Il problema si pone nei casi in cui il cortile o il garage sono insufficienti a ospitare le macchine di tutti i condomini. Le cose si complicano quando, all’interno di una famiglia, i proprietari di auto sono più di uno o quando alcuni veicoli sono talmente grandi da occupare uno spazio superiore a quello degli altri (si pensi a un suv di grosse dimensioni). 

In alcuni condomini i posti vengono lasciati “al primo che arriva”; in altri si stabilisce una divisione secondo i millesimi di proprietà; in altri ancora viene concordato un uso rotatorio. Laddove c’è sufficiente spazio, si attribuisce un posto a ciascun condomino, con obbligo però di lasciare la seconda auto al di fuori dello spazio comune. In alcuni casi, si è voluto assegnare in via definitiva un box a uno o più specifici condomini, ai danni degli altri. 

Quale tra queste, però, è la regola corretta? Cosa può fare chi viene sistematicamente tagliato fuori dal godimento del cortile? Come si assegnano i parcheggi condominiali? Cerchiamo di elencare le poche regole indicate dalla legge.

Regole generali sui parcheggi in condominio 

Il cortile o il giardino destinato a parcheggio è un’area comune, appartenente cioè a tutti i condomini. Si applica dunque l’articolo 1102 del Codice civile a norma del quale ciascun proprietario può servirsi della cosa comune purché non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri condomini di farne pari uso. 

È quindi escluso che una famiglia, solo perché proprietaria di più auto, possa parcheggiare tutti i propri mezzi nel cortile lasciando fuori le macchine degli altri. L’uso più intenso della cosa comune, fatto da alcuni condomini ai danni degli altri, è pertanto vietato.

Nessuna norma obbliga chiaramente il condominio a darsi una disciplina e, se non ci sono contestazioni, l’uso del cortile può anche avvenire senza regole, lasciando lo spazio al primo che arriva. Ma basterebbe l’opposizione anche di un solo condomino per obbligare l’assemblea a deliberare un criterio rotatorio laddove non vi sia spazio per tutti.

Poiché infatti è diritto di ogni condomino utilizzare gli spazi comuni, ciascuno – anche individualmente – può ricorrere al giudice laddove l’assemblea non voglia approvare dei turni nell’utilizzo del parcheggio. 

L’assemblea può quindi disporne l’assegnazione su rotazione con delibera adottata con il voto favorevole della maggioranza degli intervenuti, in rappresentanza di almeno 500/1.000.

Ma se non viene raggiunta la maggioranza necessaria per l’approvazione della delibera ciascun proprietario può presentare domanda affinché il tribunale si pronunci in merito.

Chi ha l’auto più grande che fa?

Chi ha l’auto che occupa più spazio di quelle degli altri e che pertanto non entra nel posto assegnato non può obbligare l’assemblea a ridefinire gli spazi adibiti a parcheggio poiché l’acquisto di una macchina più grande è un atto volontario [1].

Divisione parcheggi per millesimi o uno a testa?

Premesso che ogni condomino ha diritto ad almeno un posto auto e che, se questo non può essere garantito, bisogna deliberare delle rotazioni, cosa succede invece quando, nell’ipotesi opposta, avanzano degli spazi? Chi potrà avvantaggiarsene? Se il proprietario di un appartamento ha più millesimi degli altri – e perciò paga di più in termini di oneri condominiali – ha diritto a una maggiore area del cortile? La risposta della Cassazione è stata negativa, a meno che non vi sia una delibera all’unanimità. Al massimo, il maggior numero dei millesimi può rilevare nella scelta del posto macchina (ad esempio, quello più vicino al portone) [2].

Assegnazione del posto auto in via esclusiva a determinati condomini

L’assemblea di condominio non può assegnare, in via esclusiva e a tempo indeterminato, uno o più posti auto a determinati condomini: questo perché si tratta di beni comuni, sui quali è vietata ogni limitazione all’uso e al godimento spettante – per legge – anche agli altri condomini sullo stesso spazio. Un’eventuale assegnazione definitiva in favore di un condomino piuttosto che di un altro, di uno spazio destinato a parcheggiare l’auto, finirebbe per compromettere quel pari uso richiesto dalla legge. Solo un’autolimitazione del proprio diritto di proprietà da parte del contitolare potrebbe sanare tale situazione: è, quindi, necessario che tutti i condomini acconsentano a spogliarsi di quel bene comune per consentirne l’uso definitivo ed esclusivo ad uno di essi. In altre parole, solo l’unanimità del voto preso in assemblea potrebbe giustificare un’assegnazione di tale tipo [3].

Parcheggi ai titolari dei negozi

L’assemblea di condominio può decidere di realizzare dei posti auto nel cortile condominiale; l’assemblea, però, non può escludere alcuni condomini da tale assegnazione.

La delibera assembleare che disponga la delimitazione di posti auto nel cortile comune in numero corrispondente alle unità immobiliari ad uso abitativo escludendo i titolari dei locali commerciali e consentendo a chi desideri di realizzare una copertura a proprie spese è nulla in quanto costituisce assegnazione individuale ad uso esclusivo di parti dell’area di uso comune e ne impedisce l’uso e il godimento da parte di altri condomini [4].

Divieto di parcheggio ad estranei

Il divieto di parcheggio nell’area condominiale può essere previsto solo da un regolamento contrattuale o da un accordo al quale abbiano aderito tutti i condomini. L’amministratore deve curare l’osservanza del divieto e se trascura questo compito può essere revocato. L’assemblea può, con il voto favorevole della maggioranza degli intervenuti, in rappresentanza di almeno 500/1.000, derogare al divieto di parcheggio in favore dell’amministratore, trattandosi di eccezione giustificata dalle funzioni svolte dal professionista nell’interesse dei condomini.

Per vietare che gli estranei che accedono all’edificio possano parcheggiare nel cortile condominiale è sufficiente il voto favorevole della maggioranza degli intervenuti all’assemblea, in rappresentanza di almeno 500/1.000, trattandosi non d’introdurre un’innovazione ma di regolamentare l’uso ordinato della cosa comune. L’assemblea non può invece, a maggioranza, consentire il parcheggio nell’area condominiale delle autovetture dei condomini di un altro edificio; è, infatti, necessario che siano d’accordo tutti i condomini, trattandosi di sottrarre l’uso del bene comune agli aventi diritto.

Il proprietario di un esercizio commerciale (per es. bar) ubicato nell’edificio condominiale non può pretendere che i propri clienti parcheggino nel cortile comune, poiché l’art. 1102 Codice civile, pur consentendo a un condomino l’utilizzo della cosa comune anche in modo particolare e più intenso rispetto alla generalità dei comproprietari, vieta di alterarne la destinazione e di impedire agli altri partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro diritto, escludendo che l’utilizzo del singolo possa risolversi in una compressione quantitativa o qualitativa di quello, attuale o potenziale, degli altri condomini. In mancanza di un titolo (per es. regolamento) dal quale risulti il contrario, e in presenza di una prassi in base alla quale una parte dell’area comune è riservata agli ospiti dei condomini, ciascuno di questi può invitare i rispettivi visitatori a parcheggiarvi la propria autovettura.


note

[1] Cass. sent. n. 15203/2011.

[2] Cass. sent. n. 26226/2006: «In tema di condominio negli edifici, la regolamentazione dell’uso della cosa comune, in assenza dell’unanimità, deve seguire il principio della parità di godimento tra tutti i condomini stabilito dall’art. 1102 c.c., il quale impedisce che, sulla base del criterio del valore delle singole quote, possa essere riconosciuto ad alcuni il diritto di fare un uso del bene, dal punto di vista qualitativo, diverso dagli altri. (Nella specie, la S.C. ha confermato la pronuncia di merito che aveva annullato, per violazione dell’art. 1102 c.c., una delibera assembleare che aveva attribuito il diritto di scegliere i posti auto nel garage condominiale – tra loro non equivalenti per comodità di accesso – a partire dal condomino titolare del più alto numero di millesimi).»

[3] Trib. Arezzo sent. n. 412/2018.

[4] Cass. sent. n. 23660/2016.

Autore immagine: it.depositphotos.com

In relazione al parcheggio, quale concreto atteggiarsi dell’uso legittimo della cosa comune, si è osservato che, ai sensi dell’art. 1117, n. 1, c.c., i cortili costituiscono parti comuni dell’edificio, se il contrario non risulti dal titolo, per cui la «modifica» unilaterale degli spazi dell’area cortilizia destinati a posto auto, costituisce un uso della cosa comune in modo non consentito al singolo condomino, poiché l’aumento dei posti auto limita con evidenza il godimento della cosa comune da parte degli altri condomini, ed è, quindi, vietato dall’art. 1102 c.c. (Trib. Roma 10 giugno 2002), così come – con riferimento alla controversia avente ad oggetto l’interpretazione di una clausola regolamentare che si limiti a stabilire il diritto ad ottenere l’assegnazione di un posto per la sosta auto in favore del «proprietario di ogni unità immobiliare che la abiti» – è stato precisato che deve ritenersi che la nozione di «abitazione» di cui alla norma di regolamento condominiale prescinda da qualsiasi riferimento alla natura occasionale o stabile della stessa, ben potendo un condomino «abitare» un’unità immobiliare pur se non in maniera continuativa, sottolineandosi che, d’altra parte, risulta conforme al diritto di comproprietà in questione un uso della cosa comune che non sia vincolato in maniera rigida a una determinata circostanza (abitazione costante) ma tenga conto delle diverse e mutevoli esigenze di un condomino, il quale rimane tale, ossia nel pieno godimento dei suoi diritti, anche se non risieda stabilmente in un determinato luogo (Trib. Napoli 18 dicembre 2000, in Arch. loc. cond., 2001, 576, con nota Sedati, Spettanza di posto auto a condomino non stabilmente residente, la quale richiama il principio romanistico secondo cui «duorum vel plurium in solidum dominium esse non potest»).

In senso conforme, Trib. Foggia 25 marzo 1994 (in questa Rivista, 1995, I, 835, con nota di De Tilla, Sulla definitiva sistemazione a parcheggio del cortile) ha ribadito il principio in base al quale il parcheggio-auto, in quanto consentito a tutti i partecipanti al condominio, senza alterazione della consistenza del bene in comunione o modificazione della sua funzione originaria, non costituisce innovazione ai sensi dell’art. 1120 c.c., in caso di destinazione di una parte del cortile comune al parcheggio, ma soltanto un più intenso e proficuo uso della cosa comune, consentito dall’art. 1102 c.c., mentre è illegittima la deliberazione che, a maggioranza, assegni in via esclusiva ai condomini posti auto delimitati personalmente.

Trib. Monza 3 gennaio 2006 osserva, inoltre, che in assenza di limiti stabiliti dall’acquirente nell’atto di acquisto o dal regolamento condominiale, l’utilizzo del cortile condominiale per la sosta o il parcheggio dei veicoli non contrasta con l’art. 1102 c.c. costituendo detto cortile un’utilità strumentale, inscindibile dal bene principale, di fornire aria e luce in favore di tutte le unità abitative che vi prospettano e potendo presentare una particolare destinazione, ivi compresa quella di parcheggio.

Cass. 1° marzo 2000 n. 2255 (in Corr. giur., 2001, 653, con osservazioni di Mariconda, Cortile comune ed esclusiva di parcheggio) ha, in proposito, statuito esaustivamente che «nel condominio di edifici il cortile comune, oltre all’oggettiva utilità strumentale, inscindibile dal bene principale, di fornire aria e luce in favore di tutte le unità abitative che vi prospettano, può presentare una particolare destinazione (nella specie: funzione di parcheggio per automobili) nel fornire ulteriori soggettive utilità che pertanto possono formare oggetto di autonomi negozi».

In relazione alla legittimità dell’uso della cosa comune da parte di tutti i partecipanti al condominio, Trib. Napoli 6 luglio 2000 (in Giur. napoletana, 2001, 27) ha dichiarato illegittima la delibera condominiale che limiti l’utilizzo degli appositi spazi di parcheggio riservati gratuitamente ai portatori di handicap ai soli soggetti handicappati che abitino effettivamente nel condominio e Trib. Milano 3 novembre 2000 (in Giur. merito, 2002, 46) ha riconosciuto invalida la deliberazione dell’assemblea del «supercondominio» con la quale, nel disciplinare, secondo il sistema turnario, le modalità d’uso della cosa comune (nella specie, come parcheggio, stante l’impossibilità del contemporaneo godimento da parte di tutti i condomini), si impone ai beneficiari del turno di godimento, a titolo di rimborso forfettario di spese, un onere di entità del tutto svincolata dai costi specificamente afferenti l’area comune oggetto di detto uso.

In proposito, Cass. 17 luglio 2006 n. 16228, esaminando l’attribuzione (1989) all’unanimità di un numero di posti auto (sei) inferiore a quello (otto) dei condomini dello stabile, contestata, successivamente, dalla sopravvenuta nuova condomina (1992) per acquisto di uno degli appartamenti di un condomino, ha recentemente statuito che «poiché, in materia di condominio degli edifici, il diritto di ciascun condomino sulle parti di proprietà comune può trovare limitazioni soltanto in forza del titolo di acquisto o di convenzioni, la delibera assembleare che, nel destinare un’area comune a parcheggio di autovetture, ne disciplini l’uso escludendo uno dei condomini, è nulla se il relativo verbale non è sottoscritto da tutti i condomini, atteso che la relativa determinazione, modificando il regolamento condominiale, produce vincoli di natura reale su beni immobili ed è, pertanto, soggetta all’onere della forma scritta ad substantiam». La pronuncia si rivela particolarmente interessante perché attiene a un mutamento sopravvenuto della compagine condominiale, rispetto alla situazione considerata all’epoca della deliberata dislocazione (all’unanimità) dei sei posti auto e riguarda l’incidenza sui diritti condominiali della «nuova» condomina in quanto correlati alla sua proprietà esclusiva, escludendo la rilevanza di una responsabilità del dante causa per la mancata rappresentazione della (presunta) insussistenza del diritto condominiale di parcheggio correlato al bene compravenduto, peraltro non conoscibile attraverso (inesistenti) trascrizioni immobiliari autonome. In senso conforme, Trib. Milano 2 aprile 2003 (in Giur. milanese, 2003, 421) ha osservato che la clausola del regolamento condominiale che vieta l’uso a parcheggio del cortile comune ha natura contrattuale, dal momento che non si limita a disciplinare l’uso o il godimento di una parte comune, ma viene ad incidere sulla sfera dei diritti soggettivi di ciascun condomino, per cui una tale limitazione deve essere valutata e giudicata sotto tale specifico profilo «obbligatorio». Natura contrattuale che deve, ora, confrontarsi con la sopravvenuta tutela di cui all’art. 1469-bis c.c. e con la sanzione di nullità stabilita dal codice del consumo (d. lgs. 6 settembre 2005 n. 206).

Con riferimento all’uso turnario o indiretto, Trib. Milano 12 febbraio 1987 (in questa Rivista, 1987, I, 2674) aveva, già, giudicato illegittima la deliberazione di attribuzione dell’uso del cortile comune per il parcheggio soltanto ad alcuni dei condomini con un contratto di locazione, anche in ipotesi di possibile uso turnario, perché «l’utilità connessa alla partecipazione al ricavo dei canoni locativi non compensa in modo adeguato la privazione delle facoltà di usare in modo diretto del bene» e, in senso conforme, Cass. 18 gennaio 1982 n. 312 e Cass. 16 giugno 2005 n. 12873, la quale ultima ha ritenuto valida la delibera, adottata a maggioranza, che aveva previsto l’uso a rotazione tra i quattro condomini dei tre posti auto disponibili.

Con riferimento al quorum deliberativo della modificazione della destinazione delle aree scoperte comuni in parcheggio, anche se contenuta in un regolamento contrattuale, la giurisprudenza appare consolidata sul principio che non sia necessaria l’unanimità dei consensi, bensì una deliberazione dell’assemblea dei condomini adottata con la maggioranza qualificata di cui al comma 5 dell’art. 1136 c.c. (Cass. 29 dicembre 2004 n. 24146, in Immobili &Diritto, 2005, n. 7, p. 33, con nota di Scarpa, Quando la proprietà del sottotetto è pertinenza dell’appartamento; in Giur. it. 2005, 1597; in Vita not., 2005, 255; in Riv. giur. edil., 2005, 1123; Cass. 8 novembre 2004 n. 21287, in Riv. giur. edil, 2005, 437, con nota di De Tilla, La natura del regolamento convenzionale di condominio. Vita interna e modifiche a maggioranza; in Immobili &Diritto, 2005, n. 1, p. 33, con nota di Spagnuolo, Cortile comune destinato a parcheggio, modalità d’uso e di godimento; Cass. 17 ottobre 1998 n. 10289).

In proposito, la giurisprudenza di merito osserva, però, che «se è vero che l’assemblea condominiale, con deliberazione assunta a maggioranza, ha il potere di predeterminare, nel cortile comune, le aree destinate a parcheggio e di stabilire al loro interno le porzioni di cui ciascun condomino può disporre, è però vero che ciò non vale per la delibera con cui si viene ad attuare la trasformazione di un’area o bene comune (anche in parte soltanto) in un’area edificabile destinata all’installazione, con stabili opere edilizie, di autorimesse a beneficio di alcuni condomini soltanto, trattandosi, in tale seconda ipotesi, di una innovazione vietata dall’ultimo comma dell’art. 1120 c.c., posto che in tal modo viene meno la funzione dell’area o bene comune (o di una sua parte) e vi è una utilizzazione esclusivamente di alcuni condomini con la sottrazione all’uso e al godimento degli altri o anche di un solo condomino» (App. Milano 16 settembre 1999, in Giur. milanese, 2000, 183).

In ordine alla configurazione di un uso «legittimo» anche se più intenso, Cass. 26 settembre 1998 n. 9649 (in Riv. giur. edil., 1999, I, 32, con nota di Ditta, Sull’uso di un’area condominiale di parcheggio per il ricovero delle roulottes) – a proposito del parcheggio di una roulotte, di dimensioni superiori a quelle di una normale autovettura – ha osservato che un’area esterna comune, adibita a parcheggio dei veicoli dei condomini, può essere da costoro utilizzata per parcheggiarvi delle roulotte (se nel regolamento condominiale non sono in proposito previsti particolari divieti o limitazioni), trattandosi di un uso particolare della cosa comune che non altera la destinazione e non limita l’uso paritetico da parte degli altri condomini, per «pari uso» dovendosi intendere non l’uso identico in concreto (atteso che l’identità spaziale e temporale delle utilizzazioni concorrenti comporterebbe il sostanziale divieto per ogni condomino di fare qualsiasi uso particolare della cosa comune), bensì l’astratta valutazione del rapporto di equilibrio che deve essere potenzialmente mantenuto fra tutte le possibili concorrenti utilizzazioni del bene comune da parte dei partecipanti al condominio; ne consegue che deve ritenersi nulla perché lesiva del diritto di ciascun condomino all’uso della cosa comune la delibera con la quale l’assemblea, senza l’unanimità di tutti i partecipanti al condominio, vieti il suddetto uso particolare (parcheggio di roulotte) delle aree comuni. In applicazione dello stesso criterio, Cass. 24 febbraio 2004 n. 3640 – dopo aver osservato che «l’uso della cosa comune da parte di ciascun condomino è soggetto, ai sensi dell’art. 1102 c.c., al duplice divieto di alterarne la destinazione e di impedire agli altri partecipanti di fare parimenti uso della cosa stessa secondo il loro diritto» – precisa che, pertanto, «deve ritenersi che la condotta del condomino, consistente nella stabile occupazione – mediante il parcheggio per lunghi periodi di tempo della propria autovettura – di una porzione del cortile comune, configuri un abuso, poiché impedisce agli altri condomini di partecipare all’utilizzo dello spazio comune, ostacolandone il libero e pacifico godimento ed alterando l’equilibrio tra le concorrenti ed analoghe facoltà».

Delicata e dibattuta risulta, tuttora, la problematica afferente la competenza giudiziale, perché – se appare uniforme e consolidata la giurisprudenza che afferma la competenza del giudice di pace a dirimere le questioni afferenti il parcheggio nel cortile comune in quanto relative alle «modalità d’uso» dei servizi condominiali (Cass. 13 ottobre 1997 n. 9946, relativamente al conciliatore, competente prima della riforma introdotta con la l. n. 374 del 1991 e Cass. 7 giugno 2005 n. 11861 relativa alla sperequazione dell’autorizzazione a un solo condomino di parcheggiarvi due vetture, incidente sui limiti quantitativi e qualitativi dell’esercizio delle facoltà), con la preclusione, in tal modo, del procedimento di volontaria giurisdizione di cui all’art. 1105, comma 4, c.c., per la nomina d’un amministratore ad acta con il compito di assegnare i posti auto ai singoli condomini nelle aree condominiali, in caso di esistenza di una deliberazione condominiale che regolamenti in modo specifico l’uso del parcheggio nelle aree comuni e le modalità d’uso dei servizi comuni perché rientrano, invece, nella competenza del giudice di pace (Trib. Napoli 24 febbraio 2003, in Rass. loc. cond., 2003, 428, con nota a Spagnuolo,La nomina di un amministratore ad acta per l’attribuzione dei posti auto nelle aree condominiali) – la stessa giurisprudenza afferma, tuttavia, l’esclusione della competenza del giudice di pace allorquando sia contestato, in tutto o in parte, il diritto di comproprietà di uno dei condomini oppure sia radicalmente negato un diritto vantato sulla cosa comune, come nell’ipotesi di una controversia insorta a seguito della domanda di un condomino che, deducendo la nullità della delibera che aveva destinato a parcheggio l’area del cortile condominiale, per il mutamento, da essa operato in violazione dell’art. 1102 c.c., della naturale destinazione del cortile, ha confermato la decisione del tribunale, che aveva dichiarato la propria competenza, sul rilievo che, in detta controversia, veniva in contestazione il diritto stesso dei condomini ad utilizzare il cortile come area di parcheggio (Cass. 22 maggio 2000 n. 6642; e, in senso conforme, Pret. Napoli 9 luglio 1998, in Arch. loc. cond., 2001, 576).

L’esatta demarcazione processuale sembra dipendere, soprattutto, dalla configurazione giuridica che venga accolta dal giudice adito in relazione alla percezione (più o meno esatta) del petitum e della causa petendi dell’atto introduttivo del giudizio o della riconvenzionale. In caso di una determinazione assembleare di conservare, ad esempio, la pregressa assegnazione dei posti auto effettuata con riferimento ai condomini esistenti ad una certa data, senza alcuna modificazione a seguito del frazionamento di una unità immobiliare che abbia comportato l’aumento degli «utenti», assumendo – causa dell’insufficienza dell’area comune – un uso turnario soltanto di uno dei predetti posti auto tra i due condomini subentrati nella precedente situazione e non invece tra tutti i condomini relativamente a tutti i posti auto possibili, sorge l’interrogativo se la controversia insorta riguardi la modalità d’uso della cosa comune oppure la negazione del diritto condominiale «al pari uso», di fatto contestato e, conseguentemente, se il giudice naturale di tale lite sia il tribunale ovvero il giudice di pace.

La seconda soluzione è stata accolta (per una fattispecie analoga) da una recente sentenza di merito (Trib. Roma 17 ottobre 2006 n. 21174, che richiama Cass. 7 giugno 2005 n. 11861, cit.) la quale sembrerebbe avallata dalla pronuncia in epigrafe, se, in contrario, non dovesse rilevarsi, piuttosto che un incidente di percorso – come sottolineato dai primi commentatori che pure hanno rilevato che la questione relativa non è affatto piana – soltanto un orientamento interpretativo dello stesso tribunale, divergente da quello di Cass. 22 maggio 2000 n. 6642, cit., configurando, in conformità dal richiamato precedente di legittimità, come restringimento del limite quantitativo del diritto all’uso paritario ciò che potrebbe, invece, configurarsi come un disconoscimento del «diritto al pari uso».

La sentenza in epigrafe non può, infatti, ritenersi significativa al riguardo perché l’esame di tale specifica questione processuale era, nel caso di specie, precluso alla Corte di legittimità in ragione dell’acquiescenza prestata dalle parti e della conseguente incontestabilità della competenza dichiarata dal primo giudice (art. 44 c.p.c.), non avendo gli attori proposto il regolamento di competenza avverso tale statuizione processuale, né essendo stato sollevato nemmeno regolamento di competenza d’ufficio dal giudice di pace (ammissibile giusta Cass. 16 marzo 2006 n. 5843), restando, pertanto, la questione ancora controvertibile in astratto.

In dottrina, cfr. Belmonte, Parità tra i comproprietari e godimento a turno della cosa comune, in Dir. e giur., 1968, 32; Corona, Osservazioni sul limite quantitativo nell’uso delle parti comuni del condominio negli edifici, in Riv. giur. edil., 1960, II, 13, il quale, riportato il dato romanistico, sottolinea l’evoluzione normativa dall’art. 1882, n. 2, del codice civile albertino, art. 675 c.c. 1865 e art. 10 l. n. 56 del 1934; Perlingieri, Sul parcheggio del cortile condominiale, in Dir. giur., 1973, 650; Salis, op. cit., 80 e 92, il quale afferma che ciascun condomino ha «diritto di usare tutta la cosa comune, quale attributo essenziale della sua proprietà solitaria, senza che possa esserne privato contro la sua volontà»; Triola, Il condominio, in Trattato di diritto privato a cura di Bessone, VII. Beni, proprietà e diritti reali, Torino 2002, 87; Triola, Condominio, innovazioni ed esecuzione di opere su parti comuni (nota a Cass. 26 maggio 2006 n. 12654), in Corr. giur., 2007, 2; Zerilli,Cortile condominiale insufficiente e sosta autovetture: locazione ad alcuni condomini o uso turnario?, in Arch. loc. cond., 1988, 161.

 


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